
| 24/02/2010 | di Chiara Fabrizi
Intramontabile, elegante e immenso. Questi per sommi capi gli aggettivi che la critica ha riservato al nuovo tour di Paolo Conte.
L'avvocato astigiano, esibitosi lunedì a Padova e ieri a Brescia, ha raccolto ovazioni e applausi infiniti per il suo raffinato repertorio che sembra sempre più avvicinarsi a quei classisi della letteratura che anno dopo anno non solo non perdono il fascino, ma sembrano addirittura consolidarlo, raffozzarlo. I concerti entrambi andati full booked, addirittura a Firenze è stato necessario aggiungere in extremis una seconda data, dimostrano il forte legame che lega il pubblico italiano, ma anche d'oltralpe, al "grande vecchio" della canzone italiana. Un'artista che all'età di 73 anni non sembra essere affatto cambiato: la stessa timidezza, la stessa cura delle sonorità e la stessa vocazione poetica. Paolo Conte e la sua band - Daniele di Gregorio (pianoforte, batteria e marimba), Jino Touche (contrabbasso e chitarra), Daniele dall’Omo (chitarra), Massimo Pitzianti (pianoforte, tastiera, fisarmonica, bandoneon, clarinetto e sax baritono), Claudio Chiara (basso, tastiera, fisarmonica, sassofoni e flauto), Luca Velotti (sassofoni e clarinetto), Lucio Caliendo (oboe, fagotto, percussioni e tastiera) e Piergiorgio Rosso (violino) - non si smentiscono e una volta saliti sul palco li vi rimangono per oltre due ore, il tempo utile per poco più di una ventina di brani che ripercorrono tutta la carriera artistica del maestro, dal suo ultimo album fino all'indimenticabile "Via con me" per chiudere un concerto dall'"infinita bellezza", come lo definisce Francesco Verni del Corsera.