
| 07/03/2010 | di Davide Fabrizi
Bisogna essere sinceri e ammetterlo senza alcun indugio...in un'epoca così priva di limiti, di conoscenza
di limpidezza e, spesso, di dignità proseguire in questo cammino, continuare a portare testardamente avanti un progetto editoriale come Strumenti&Musica è, almeno fino ad ora, la cosa più controcorrente che ci sia capitato di fare. Non vogliamo certo ergerci a paladini di alcunché, ne essere considerati l'alternativa alla beata incoscienza che, mista all'ignoranza, permette di sopravvivere senza troppi patemi. Ma perché non dirlo con chiarezza? L'amore e la cura per le notizie, così come la cura e l'amore per la musica e le sue infinite varianti, non va certo per la maggiore. Nani, ballerine e canzoni, (ai quali la realtà oggi impone di aggiungere la nuova tipologia di principi del “...vissero felici e cantanti”) da stereotipo del vivere senza indugi, senza conoscenza e, possibilmente, senza eccessivi pensieri stanno arrivando ad essere la personificazione stessa del “progetto Italia”, un qualcosa di indefinito ma, ahimé, già definibile (e qui mi astengo). “Fra 30 anni l’Italia non sarà come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”. Questa illuminante intuizione di Ennio Flaiano, che in tempi non sospetti aveva già compreso quello che in troppi oggi fingono di non capire, rappresenta in maniera inequivocabile lo stato del nostro Paese. Sia chiaro che non mi accingo a discuisire di politica, anche perché siamo ormai pieni di sempre meno liberi pensatori che si dilettano costantemente nell'arte del cazzeggio a oltranza.
Però è singolare trovarsi periodicamente intenti nella preparazione di una rivista che, per natura sua e di chi ci scrive, tenta insistentemente di trattare argomenti di un certo spessore, di una qualche valenza artistica, che prefigurano una possibilità ulteriore di conoscenza e, in alcuni casi, anche di crescita professionale e umana, mentre tutto attorno si muove in direzione molto ostinata e molto contraria. A volte vi assicuro viene voglia di mettere mano al giornale assecondando questo andazzo, di dare una veste contenutistica diametralmente opposta a quella finora portata avanti da Strumenti&Musica.
Ma sì dai, parliamoci chiaro! A che serve continuare a raccontare le esperienze di musicisti ed artisti, di istituzioni ed aziende, di uomini e di donne, della loro passione, della loro professionalità, dei loro progetti e delle loro intuizioni se ogni giorno constatiamo che il mondo della musica e dell'arte viene fatto oggetto di una mercificazione ad oltranza. A chi volete che interessi tutto questo nostro scrivere se poi basta un reality, una comparsata in televisione, due note messe in fila a mò di propaganda elettorale per ottenere il plauso di questa intellighenzia nostrana e zoppicante.
Ad argomenti come la “Variazione e improvvisazione nel Rinascimento”, che Alessandra Mazza affronta nella nuova rubrica del FEDAM, sarebbe preferibile una trattazione più moderna e avvincente, più al passo con i tempi. Sospinti dalle felici intuizioni di Valerio Scanu, esponente di spicco di una nuova avanguardia musicale che fa del riferimento geografico (nella fattispecie parliamo di laghi) l'elemento maggiormente distintivo e significante delle proprie composizioni, potremmo parlare della infinita varietà di luoghi dove poter fare l'amore, abbracciando così una nuova corrente di pensiero formatasi nei meandri teletrasmessi di “De Filippica” memoria. Perché tediare i giovani musicisti con i consigli del Maestro Gandolfi quando potremmo portare alla loro attenzione l'intramontabilità del “Pupo pensiero” al cui cospetto si inginocchiano annuendo milioni di telespettatori. Vorremmo per caso correre il rischio di disconoscere un diritto ormai acquisito come quello del televoto? Potremmo mai noi, miserabili scribacchini di provincia, ergerci a giudici di cotanta beltà, negare il fascino innato di questo modo, raffinato e nobile, di esprimere i propri pensieri? Non scherziamo via...ormai è fin troppo chiaro che si è di fronte ad un fenomeno linguistico-musicale di tale portata che al confronto il dolce stil novo ci appare oggi un tentativo privo di qualsivoglia levatura intellettuale e poetica. D'altronde riportare in auge giovani rampolli di antiche dinastie reali, facendoli salire su un palcoscenico e farli cantare senza che dentro le case di milioni di italiani scoppi il parapiglia, volino piatti e stoviglie o si manifestino scatti rabbiosi di ira contro tutto e tutti non è mica impresa facile. In altri paesi non succede...il ché vuol dire che questi sono proprio bravi. Dal punto di vista musicale tutto ciò sarà anche opinabile, ma sotto l'aspetto squisitamente giornalistico, cari miei, questa è una notizia.
Mica pizza e fichi!