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Emanuele Rastelli: anima e corpo al servizio della musica

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Emanuele RastelliEmanuele Rastelli è un fisarmonicista e compositore che si contraddistingue per limpida cantabilità e spiccato senso melodico, nonché per una notevole padronanza tecnica dello strumento. Attraverso questa intervista traccia un percorso della sua vita artistica.

Ti sei innamorato della musica a 4 anni, da autodidatta. A 9 hai intrapreso un percorso di studi legato principalmente alla musica classica. Come la nasce la tua passione per la musica e soprattutto per la fisarmonica?

La mia passione per la musica e per la fisarmonica è praticamente nata con me. Credo di essere nato con la musica nel DNA, dato che già all’età di 2 anni, ogni qualvolta che mi capitava di sentire suonare un gruppo live, mi piazzavo davanti al fisarmonicista di turno, rimanendo lì per tutta la serata. I miei genitori dovevano portarmi via di peso.

Hai vinto svariati premi di assoluto prestigio, dal “44° Trophée Mondial de l’Accordéon” ad Alassio nel 1994, al “Premio Internazionale Città di Castelfidardo” nel 1996, occasione in cui hai conseguito due premi speciali come “Miglior talento” e “Miglior esecutore ai bassi” su 950 musicisti provenienti da tutto il mondo. Nel 1998, invece, sei stato insignito dalla C.M.A. (Confédération Mondial de l’Accordéon) con la “Croce d’Oro al Merito” in qualità di miglior talento sulla scena fisarmonicistica mondiale. Quale di queste tre eccezionali gratificazioni ricordi con maggiore affetto e soddisfazione?

Tutte queste esperienze sono state importanti per me, soprattutto in termini di fiducia e autostima, visto e considerato che a causa di un grave problema al braccio destro sono rimasto per anni senza poter suonare. La mia carriera, per la medicina ufficiale, era già forzatamente terminata a 16 anni. Partecipare e vincere certi concorsi è stata certamente una bella iniezione di fiducia. Se da un lato l’esperienza dei concorsi è stata utile (i concorsi non mi piacciono, ma sono stato convinto da alcuni amici a partecipare) ho scoperto, con grande rammarico, sia da partecipante prima, che da commissario negli anni successivi, che l’ambiente è veramente troppo distorto da interessi personali nelle varie sfaccettature. Purtroppo questa situazione esiste ancora, anzi, è sempre peggiorata a tal punto che concorsi in cui anni fa vi erano tanti iscritti, oggi, praticamente, sono saltati. La correttezza e la serietà professionale pagano sempre, questo è un dato di fatto. Io, da sempre, sono un sostenitore del fatto che si dovrebbe cambiare completamente il sistema di valutazione. Il concorso, per il candidato, deve necessariamente essere un modo per poter apprendere da chi ne sa più di lui. Quindi, non ci si può fermare a dare semplicemente un punteggio di valutazione. Io devo spiegare  le motivazioni per cui ho dato quel punteggio e precisare le ragioni tecniche e interpretative. Questo è un modo che servirebbe tanto anche agli insegnanti dei ragazzi che concorrono (non dimentichiamo che l’allievo impara dal maestro, dunque se lo studente ha dei difetti è presumibile che abbia assunto certi atteggiamenti proprio a causa dell’insegnante).

Quali sono le difficoltà specificamente tecniche legate all’esecuzioni ai bassi con la fisarmonica?

Le difficoltà con l’esecuzione ai bassi e, più in generale con l’utilizzo dello strumento, sono quasi sempre legate a un discorso di impostazione più o meno giusta. Non dimentichiamo che una corretta impostazione ci preserva da possibili problemi di salute conseguenti a posture e atteggiamenti errati. Sicuramente ci permette di rimanere rilassati e di poter raggiungere il miglior risultato tecnico-interpretativo a noi possibile. Devo dire che negli ultimi anni sono state introdotte idee e impostazioni, anche da scuole molto famose, che non condivido assolutamente, bensì le ritengo addirittura limitanti e rischiose dal punto di vista della salute.

Nel corso della tua intensa carriera ti sei interessato a numerosi generi musicali. Da dove deriva questa tua poliedricità?

Dall’idea che la mente del musicista debba essere aperta. Anche se al tempo sono stato più volte ripreso dai miei insegnanti, io non li ho mai ascoltati in questo senso. Sono sempre stato molto curioso di ascoltare e scoprire generi e stili. Sono romagnolo, quindi ho iniziato dalla musica classica, ma a 13 anni suonavo già con un’orchestra da ballo. Ho ascoltato tantissimo il genere musette, entrandoci dentro anima e corpo, così come ho fatto con il tango argentino, con lo swing e con il jazz.

Se dovessi scegliere uno stilema musicale che più ti appartiene sotto tutti gli aspetti quale sceglieresti?

Non è una risposta facile per me, visto che asserisco da sempre che  tutta la musica composta e suonata bene è bella musica. Istintivamente direi latin jazz, poiché spesso e volentieri, improvvisando, mi ritrovo a immergermi in sonorità latine. Spesso mi ritrovo a pensare che forse in una vita precedente ero un musicista brasiliano.

Emanuele RastelliTi sei esibito in giro per il mondo specialmente nei teatri. Pensi che il teatro sia il luogo ideale per esprimere la tua musica?

Certamente sì. Sulla base della mia esperienza lo è senza ombra di dubbio, anche se ovviamente dipende molto dall’educazione del pubblico. Si può avere la massima attenzione dello spettatore anche in luoghi apparentemente meno consoni rispetto al teatro, come potrebbero essere club o sale conferenza.

Dal tuo punto di vista, quali sono le differenze sostanziali che intercorrono tra un concerto in teatro e un live in un club?

In teatro si presume che la gente venga per ascoltare in assoluto silenzio e, grazie a Dio, è sempre così. In un club dipende molto dall’educazione degli avventori, ma purtroppo l’Italia, relativamente a questo aspetto, non brilla di luce luminosa.

Sei un compositore assai prolifico. In che modo ti poni nei confronti dell’affascinante mondo della composizione?

Oltre alla conoscenza musicale, l’istinto e le emozioni accendono sempre la mia creatività. Da sempre, scrivo la mia musica senza lo strumento. Gran parte delle mie composizioni sono nate passeggiando in un bosco oppure viaggiando in treno, pensando a periodi più o meno belli della mia vita.

Anche la didattica è un’attività che porti avanti da diversi anni. Come ti interfacci con i tuoi allievi?

Qui la risposta potrebbe essere lunghissima, poiché il programma varia in base all’allievo che mi trovo di fronte. Bisogna tener presente che si spazia dal bambino alle primissime armi agli insegnanti che vogliono perfezionarsi tecnicamente o imparare uno stile musicale, ad esempio il jazz. La prima cosa che faccio è capire le passioni, le idee e i talenti. Di certo tengo sempre tanto alla tecnica (mai fine a sé stessa), perché una tecnica solida ti permette di suonare meglio qualsiasi genere musicale.

Ti stai dedicando a nuovi progetti discografici?

A brevissimo uscirà una nuova incisione da un progetto scritto da me intitolato Klezmer Emotions. Il genere musicale è klezmer ed è proposto in duo fisarmonica e flauto traverso. Gli arrangiamenti sono molto particolari e alternano momenti molto virtuosistici ad altri struggenti, da improvvisazioni jazzistiche ad attimi di immersione latineggiante. I brani sono cover e d’autore. A breve sarà disponibile sul mio sito: www.emanuelerastelli.com

Autore: Stefano Dentice

Stefano Dentice ha scritto 154 articoli.



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