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Letteratura per fisa – Luigi Oreste Anzaghi (1903 – 1963)

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BREVE BIOGRAFIA

Luigi Oreste AnzaghiIniziamo questo percorso sulla letteratura fisarmonicistica italiana con il primo autorevole musicista/didatta che ha lasciato una duratura impronta soprattutto nella didattica dello strumento: il milanese Luigi Oreste Anzaghi. Iniziò molto giovane lo studio del violino, poi continuò una solida preparazione al Conservatorio di Milano dove dal 1920 fu allievo, per la composizione, di Adolfo Bossi (1876-1954) sommo organista e buon compositore di musica sacra, fratello dell’ancor più noto Marco Enrico (1861-1925). Parallelamente si dedicò allo studio di vari altri strumenti come il clarinetto, il pianoforte, l’organo, la chitarra, per la quale scrisse poi varie opere, specialmente didattiche. Successivamente si rivolse alla fisarmonica e all’armonica a bocca e, per oltre un trentennio – dal 1930 fino alla sua scomparsa – diresse una importante scuola, con molte sezioni sparse un po’ in tutta Italia.
Ma come avvenne l’incontro di Anzaghi con il popolare strumento ad ance? Lo racconta, con una certa enfasi, lo stesso Luigi Oreste in uno scritto di Renzo Gariboldi apparso nel periodico “Rassegna della Fisarmonica. Mensile di cultura e di informazione per fisarmonicisti” dell’aprile del 1951, da cui riportiamo alcuni stralci:

«Avevamo formato un’orchestrina qui a Milano, composta da ottimi elementi. Io vi suonavo un po’ di tutto: violino, pianoforte, chitarra, sax e batteria, sperando di esibirci nelle principali sale da ballo […]». Ma nonostante le buone prospettive… contratti veri e propri non arrivavano. Quando ormai le speranze stavano svanendo arrivò la grande occasione: il presidente del Circolo Svizzero aveva invitato il gruppo presso la sede per una audizione. Presente il Consiglio al completo l’orchestrina eseguì il proprio programma ma, pur essendo piaciuti sia il repertorio che l’interpretazione, qualcosa non andava: nell’organico mancava la fisarmonica, che all’epoca in Svizzera rappresentava una sorta di strumento nazionale. Continua lo stesso Anzaghi:

«Una fisarmonica? […] Era sorprendente. Cercai di ribellarmi, giustificandomi, che da noi di fisarmonicisti non se ne trovano, salvo fra gli accattoni e ambulanti, e che inoltre in nessuna orchestra moderna, tale strumento non era né richiesto né desiderato ecc. Nulla da fare. Il presidente del Circolo Svizzero, stendendomi la mano e la copia del contratto da firmare aggiunse: “Le dò tempo un mese: spero che a quella data qualcuno di voi avrà imparato a suonare la fisarmonica […]”. Capitolai e firmai.». Dopo un “sorteggio” fra i componenti, per designare il fisarmonicista del gruppo, la sorte (pre)scelse proprio Luigi Oreste.

E quella che allora apparve quasi una “sciagura” – infatti lo strumento non era ben visto da nessun membro dell’orchestra – si rivelò poi una vera fortuna, non solo e non tanto per il gruppo musicale ma per l’intera carriera di Anzaghi. Infatti, col tempo egli si appassionò sempre più: «Mentre all’inizio il solo pensiero di avvicinarmi allo strumento mi rendeva idrofobo, in seguito lo ricercavo. Insomma, stavo iniziando quella che si suol dire una passione. […] Che era diventata morbosa e trascinante, al punto che anche gl’increduli colleghi volevano mettersi alla prova studiando la fisarmonica. Da allora ebbe inizio un susseguirsi di richieste di lezioni di fisarmonica e questo mi stimolava, se ve n’era bisogno, a sempre migliorare mediante un intensissimo studio».

In breve, nel giro di 10/15 anni, la “conversione” musicale di Luigi Oreste lo portò a diventare uno dei didatti più apprezzati e conosciuti nel mondo intero del nostro strumento ad ance, oltre che autore di opere pedagogiche per “teoria musicale” e “solfeggi”, chitarra, pianoforte, armonica a bocca.

In effetti la scelta professionale di Anzaghi fu quella di dedicarsi soprattutto agli strumenti musicali maggiormente popolari e, all’epoca, ancora esclusi dall’insegnamento ufficiale e accademico. A questo proposito riporto alcune frasi, dello stesso musicista, tratte dalla “Introduzione” ad una sua opera didattica del 1955 (v. bibliografia) nella quale spiega piuttosto dettagliatamente la propria attività ed il suo programma didattico:

«Fisarmonica e armonica a bocca: voci antiche e nuove, che scendono direttamente nel cuore del popolo aprendo nell’ampio panorama della sensibilità musicale orizzonti impensati e occasioni di intimo godimento e di comune svago. […] Negli ultimi dieci anni sono diventati strumenti verso i quali si manifesta la simpatia calorosa degli ascoltatori in misura crescente; la condizione di inferiorità nella quale erano stati tenuti, a paragone di altri strumenti, si va attenuando, riserve e prevenzioni cedono il passo a valutazioni più equilibrate. Naturalmente a tutto questo non si sarebbe arrivati se […] non fosse intervenuto l’apporto di un insegnamento sistematico, suggerito dalle caratteristiche di ciascuno di essi e condotto in base alle norme fondamentali della didattica musicale».

Quella di Anzaghi però non fu solamente una attività pedagogica in senso stretto, ma una azione didattico/divulgativa a 360° in favore principalmente dello strumento a mantice. Infatti, oltre al normale insegnamento ed oltre alla pubblicazione nel corso di una esperienza più che trentennale di circa 200 titoli, tra opere didattiche, composizioni originali e soprattutto trascrizioni e riduzioni, diresse vari complessi ed orchestre di fisarmoniche che, dopo aver vinto i primi concorsi dedicati allo strumento, si esibirono in concerti e anche alla radio, attivando una efficace opera di proselitismo. Fondò e diresse una rete di scuole affiliate, dislocate nei centri più importanti della penisola: nel 1955 la sua Scuola contava 45 sezioni. Inoltre fondò e diresse, per circa 13 anni, anche un periodico – la Rassegna della Fisarmonica – “mensile di cultura e di informazione per fisarmonicisti” (poi anche per armonicisti e chitarristi) edito dalla propria Scuola. Insomma un personaggio il cui impegno maggiore fu profuso proprio verso lo strumento a mantice.

Si può affermare che Anzaghi ebbe dalla sua anche una certa fortuna: quella di operare a Milano, che – anche grazie a lui e almeno fino agli anni Cinquanta – divenne il primo centro italiano per la fisarmonica. Inoltre nel capoluogo lombardo egli pubblicò la quasi totalità della sua opera per due importanti case editrici: Carisch e soprattutto Ricordi, che le garantirono una diffusione e quindi una notorietà pressoché planetaria. Sempre a Milano si sarebbero poi aperte altre Scuole di fisarmonica di altrettanto rilievo: ricordiamo quelle di Friel (Frisia), Melocchi, Cambieri, Ceccato, ecc. e avrebbero operato fisarmonicisti come Gorni Kramer, Giaco Ricci e poi Wolmer Beltrami, Peppino Principe, ecc.

Tra le gratificazioni ottenute da Anzaghi, a coronamento della sua meritoria attività, la nomina – ricevuta nel 1951 – a Consulente/tecnico musicale della “Staedtische Musikschule” (conservatorio statale) di Trossingen in Germania.

 

CARATTERISTICHE DELLA SUA OPERA

Ma quali sono le peculiarità salienti della sua opera?

Intanto il programma didattico per fisarmonica della “Scuola Anzaghi” nel 1955 – anno in cui la sua Scuola “festeggiava” il 25° – si articolava in cinque corsi, che si concludevano con il “Diploma di Concertista”  per il quale erano richiesti, oltre a vari studi (di derivazione pianistica): il Concerto nello stile Italiano di J.S. Bach; una “composizione varia” scelta da autori quali Liszt, Martucci, Paganini; una Sinfonia, Ouverture (Schubert, Rossini, Verdi, Mascagni) opp. una Sonata (Beethoven). Unico “brano originale” per fisarmonica il Tema e variazioni di Pozzoli, edito da solamente da qualche anno!

Alcune sue opere didattiche, a distanza di circa 75 anni, sono ancora utilizzate da varie scuole, dopo varie ristampe e riedizioni. Il suo lavoro più rappresentativo rimane il Metodo completo per fisarmonica, un’opera – tradotta in francese, inglese, spagnolo e tedesco – a cui mi legano i ricordi di adolescente: iniziai lo studio dello strumento proprio con questo testo! Si tratta di un tomo di 216 pagine, a cui segue una Appendice al Metodo intitolata “Il Virtuoso della Fisarmonica”, dall’impianto alquanto tradizionale, con vari esercizi, trascrizioni pianistiche e melodie, soprattutto da motivi popolari. Uno degli aspetti più positivi del libro rimane l’impostazione grafica, aspetto rilevante in un’opera didattica del genere; infatti oltre a diversi schemi vi sono numerose foto (ovviamente in bianco e nero) che arricchiscono e rendono meno pesante il testo. Inoltre in molti punti, a piè di pagina, sono inseriti consigli e “massime” del tipo: «Non dimenticate: lo studio di oggi, sarà la gioia del domani», che oggi possono far sorridere ma che indubbiamente potevano, e possono ancora, essere di stimolo per qualche allievo…

Quanto alla tecnica strumentale, uno degli aspetti più rilevanti della sua opera didattica, in generale, consiste nell’essere stato il primo didatta, o uno dei primi in assoluto, ad elaborare una efficace tecnica, per la fisarmonica a bottoni, impiegando tutte le cinque dita della mano destra. Già perché, fino ad allora, per suonare la “cromatica” si usavano generalmente solo quattro dita, lasciando il pollice come appoggio e “guida”, pregiudicando così la possibilità di un buon legato. Occorre dire che Luigi Oreste, come ebbe a scrivere lui stesso (v. il citato articolo di Gariboldi), preferiva il sistema “a bottoni” rispetto a quello “a pianoforte”; e in ciò era abbastanza controcorrente all’epoca, quando – durante il “boom” delle esportazioni – si vendevano soprattutto strumenti “a piano”. Oggi, frequentando specialmente i concorsi internazionali, come sovente faceva, si sarebbe tolto invece qualche soddisfazione…

Anzaghi è stato anche il primo didatta, o uno dei primi in assoluto a pubblicare alcune opere e trascrizioni per la fisarmonica con bassetti, ovvero con strumenti a “bassi sciolti”.

Di contro la sua azione didattica per la fisarmonica, sicuramente da considerare per certi aspetti all’avanguardia per l’epoca, fu troppo ispirata al “modello pianistico” e poco concentrata sull’organo. Egli stesso nella “Premessa” al suo Metodo scrive che l’obiettivo che deve raggiungere il fisarmonicista è quello “di poter eseguire qualsiasi musica scritta per Pianoforte”.

La sua opera come compositore, per altro soprattutto improntata alla didattica, fu di stile alquanto tradizionale e basata essenzialmente su forme di danza o di brani brillanti e virtuosistici; indirizzo che collocò la sua azione principalmente verso la partecipazione dei propri allievi ai vari concorsi, che proprio nella sua epoca stavano crescendo di numero e importanza. Ma ciò è comprensibile: non essendo lo strumento ancora entrato nei corsi accademici dei conservatori, l’unico “diploma” ottenibile era la vittoria nei concorsi che garantiva anche una certa notorietà.

 

ELENCO DELLE OPERE – Alcune Composizioni originali

Accarezzando, valzer, Milano, Carisch, 1938

Pippo, polca, Milano, Carisch, 1939

18 Impressioni, in 3 voll., Milano, Carisch, 1940-46

Pastorale, su motivi popolari, Milano, Ricordi, 1941

Valentina, mazurca, Milano, Accordo, 1941

6 Bozzetti facili e progressivi, Milano, Ricordi, 1942

Mazurka variata, Milano, Ricordi, 1942

Moto perpetuo, Milano, Ricordi, 1942

Variazioni da concerto sulla canzone popolare russa “Occhi neri”, Milano, Ricordi, 1942

Siviglianita, passo doppio, Milano, 1946

Sei tu, tango canzone, Milano, Carisch, 1947

* Claudine, valzer musette, Ancona, Farfisa (ora Bèrben), 1951 – con Louis Lunazzi

Ricordi, Milano, Ricordi, 1957

Introduzione al complesso, marcia per 2 fis., Milano, Ricordi, 1942

Variazioni sulla canzone popolare russa “Occhi neri”, per fis. solista e 4 fis., Milano, Ricordi, 1942

 * Nel catalogo Bèrben è riportato il nome di Luigi Oreste A., mentre nella partitura (1a pag.) è riportata l'iniziale D. A. (Si tratta forse del figlio di L.O. Davide? - già enfant prodige e nel 1950 quattordicenne vincitore della “Coppa Mondiale”).

OPERE DIDATTICHE (proprie e trascritte)

Le scale per fisarmonica sistema pianoforte, cromatica e con bassetti, Milano, Carisch, 1939

Metodo completo per fis. Sistema “pianoforte” e “cromatico”, Milano, Ricordi, 1942

Il virtuoso della fis. Appendice al Metodo… Milano, Ricordi,1942

24 esercizi di tecnica giornaliera, Milano, Ricordi, 1952?

50 esercizi di tecnica, Milano, Ricordi, 1955

Esercizi scelti dal “pianista virtuoso” di Hanon, Milano, Ricordi, 1941

26 Capricci e 12 Divertimenti di vari autori, Milano, Ricordi, 1942

La scuola della velocità di Czerny, in 3 voll., Milano, Carisch, 1940-194?

50 Studi di Cramer, dai “100 studi per pf”, Milano, Ricordi, 1949

18 Pezzi facili di J. S. Bach, Milano, Ricordi,1946

Invenzioni a due voci di J. S. Bach, Milano, Carisch, 1946

Suites francesi, Suites inglesi, Partite di J. S. Bach, Milano, Ricordi, 1949

Fisarmonica e Armonica a bocca nell’insegnamento della “Scuola Anzaghi”, Milano, Ricordi, 1955.

 

ALCUNE TRASCRIZIONI – per fisarmonica sola

AAVV, Melodie classiche, Milano, Casa Editrice Nazionale, 1942

J.S. Bach, Concerto nello stile Italiano, Milano, Ricordi, 1949

J.S. Bach, Toccata e fuga in re min., Milano, Ricordi, 1949

L.V. Beethoven, Adagio cantabile dall’op. 13, Milano, Ricordi, 1941

L.V. Beethoven, Sonata (Patetica) op. 13, Milano, Ricordi, 1951

V. Bellini, Norma. Brani scelti, Milano, Ricordi, 1942

V. Bellini, Norma. Sinfonia, Milano, Carisch, 1942

F. Chopin, Polacca militare, op. 40 n. 1, Milano, Ricordi, 1942

G. Gershwin, Rapsodia in blu, Milano, Ricordi, 1959 – trascriz. per fis. con bassetti

C. Gounod, Ave Maria, Milano, Ricordi, 1941

C. Gounod, Faust, valzer, Milano, Ricordi, 1942

G.F. Haendel, Celebre Largo, Milano, Carisch, 1941

F. Liszt, 2a Rapsodia ungherese, Milano, Ricordi, 1951

F. Liszt, Notturno n.3, Milano, Ricordi, 1942

G. Martucci, Notturno, op. 70, n. 1, Milano, Ricordi, 1941

N. Paganini, Moto perpetuo, Milano, Ricordi, 1947

G. Rossini, La Gazza ladra. Sinfonia, Milano, Ricordi, 1941

G. Rossini, Guglielmo Tell. Sinfonia, Milano, Ricordi, 1950

F. Schubert, Sinfonia VIII (Incompiuta), I tempo, Milano, Carisch, 1942

G. Verdi, Aida. Brani scelti, Milano, Ricordi, 1942

G. Verdi, Giovanna d’Arco. Sinfonia, Milano, Ricordi, 1941

G. Verdi, Il Trovatore. Brani scelti, Milano, Ricordi, 1942

G. Verdi, I Vespri siciliani, Milano, Ricordi, 1945

G. Verdi, La Forza del destino, Milano, Ricordi, 1945

G. Verdi, La Traviata, Atto I: Preludio, Milano, Ricordi, 1941

G. Verdi, La Traviata, Atto III: Preludio, Milano, Ricordi, 1941

G. Verdi, La Traviata, Brani scelti, Milano, Ricordi, 1942

G. Verdi, Nabucco. Sinfonia, Milano, Ricordi, 1941

G. Verdi, Rigoletto, Brani scelti, Milano, Ricordi, 1947

 

TRASCRIZIONI – per ensemble di fisarmoniche

J.S. Bach, Fuga in sol minore, Milano, Carisch, 1950 – per quartetto di fisarmoniche

J.S. Bach, Toccata e Fuga in re minore, Milano, Ricordi, 195? – per quintetto di fisarmoniche

G. Bizet, Carmen. Preludio, Atto I, Milano, Carisch, 1949 – per quartetto

J.S. Matos Rodriguez, La Cumparsita, Milano, Ricordi, 1945 – per 2-3 fisarmoniche

J.S. Moszkovski, Danza spagnola op. 12, n. 1, Milano, Ricordi, 1942 – per 4 fisarmoniche

R. Schumann, Sogno, Milano, Carisch, 1942 – per quartetto

G. Verdi, La Traviata, Atto I / Atto III, Preludio, Milano, Ricordi, 1941-42 – per 4-5 fis.

G. Verdi, Nabucco. Sinfonia, Milano, Ricordi, 1942 – per 4-5 fis.

G. Verdi, La forza del destino. Sinfonia, Milano, Ricordi, 195? – per quintetto o orchestra di fis.

 

Fra le innumerevoli trascrizioni e riduzioni, l’autore più trascritto è Giuseppe Verdi; in questo Anzaghi, da vero italiano e… milanese, proseguì una tradizione che nel corso dell’ottocento, anche per gli strumenti ad ancia libera precursori della fisarmonica, vedeva in primo piano gli operisti e fra questi, Verdi in primis (assieme a Rossini). Accanto aVerdi troviamo J.S. Bach,vero “perno” di qualsiasi programma didattico serio; Anzaghi fu il primo ad inserirlo sistematicamente nella propria attività pedagogica, ma ricordiamo che il primo fisarmonicista italiano (e non solo!) ad eseguire Bach fu Giovanni Gagliardi, già dal 1909 a Parigi e altri centri europei.

Anzaghi ovviamente ebbe numerosi allievi, che poi si fecero strada come professionisti, nell’insegnamento o nel concertismo; tra essi ricordiamo Franco Ghislandi, Ermanno Melato e soprattutto il figlio Davide, precoce talento (concertista), che poi si rivolse al pianoforte e successivamente alla composizione. Di lui ci occuperemo in uno dei prossimi articoli.

In conclusione mi piace riportare alcune righe, tratte da un articolo commemorativo firmato da Bio Boccosi – suo competitor, come si usa dire oggi – apparso nel 1963, anno della scomparsa di Anzaghi (vedi periodico “Fisarmonica”, Anno 1963, n. 12): «[…] Era molto conosciuto ed apprezzato non soltanto in Italia ma anche all’estero, soprattutto per il “metodo” che realizzò con spirito pionieristico e di intuizione profonda degli indirizzi didattici che lo strumento avrebbe preso di lì a qualche anno sulla via della sua ascesa nella scala dei valori musicali. […] La sua azione ebbe largo e meritato successo e si ripercosse, automaticamente, in vari Paesi europei ed extra-europei, costituendo la piattaforma ideale per gli ulteriori passi dello strumento sulla via del progresso. Questo sentiamo di poter lealmente dire di L.O. Anzaghi, senza infingimenti retorici e senza falsi pudori […]. Il fatto di esserci trovati talvolta su posizioni diverse non inficia la sincerità del nostro ricordo, ma anzi, ci pare debba dare ad esso una luce più calda ed umana. […] Con L.O. Anzaghi il movimento fisarmonicistico italiano e la fisarmonica in generale perdono un paladino di eccezionale valore, e tale perdita lascia fra noi un vuoto che potrà essere colmato solo se, nel ricordo di Lui e della sua opera, sapremo serrare le file e lavorare con rinnovato fervore e feconda unità di intenti».

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Anzaghi, L.O., Fisarmonica e Armonica a bocca nell’insegnamento della “Scuola Anzaghi”, Milano, Ricordi, 1955.

AAVV, Enciclopedia della Musica Rizzoli-Ricordi, vol. I, pag. 87, Milano, Rizzoli, 195?.

AAVV, Gran Enciclopedia de la Música Clásica, vol. I, pag. 50, Madrid, Sarpe, 1980.

AAVV, Rassegna della Fisarmonica. Mensile di cultura e di informazione per fisarmonicisti, Milano, Scuola Anzaghi, Aprile 1951, Anno I – n. 2.

Boccosi B. – Pancioni A., La fisarmonica italiana, Ancona, Farfisa, 1963-64.

Boccosi B., Ricordo di L.O. Anzaghi, in “Fisarmonica”, Anno 1963, n.12, pag.7.

Jercog A., La fisarmonica. Organologia e Letteratura, Caselle di Altivole (Treviso), Physa, 1997.

Autore: Alessandro Mugnoz

Alessandro Mugnoz ha scritto 24 articoli.



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