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Giorgio Dellarole: musica antica per uno strumento moderno – 2

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LE FONTI

Ho parlato, nel mio intervento introduttivo, della fondamentale importanza della conoscenza per l’interpretazione del repertorio antico e vorrei avviare adesso il lungo percorso, che caratterizzerà un buon numero di articoli, dedicato all’analisi degli elementi teorici da prendere in considerazione.

Un elenco sommario delle fonti di informazione potrebbe comprendere, a mio parere, i seguenti punti:

  • I documenti antichi
  • I documenti moderni
  • Il contesto storico e sociale europeo del Sei-Settecento
  • La tecnica e le caratteristiche degli strumenti originali

 

L'interpretazione della musica dei secoli XVII e XVIIIParto dall’ultimo punto dell’elenco per chiarire che non ritengo necessario saper suonare il clavicembalo per eseguire una Sonata di Scarlatti sulla fisarmonica e non penso neanche che si debbano conoscere gli strumenti antichi solo per tentare di imitarne pedissequamente le articolazioni e le sonorità, quasi a voler espiare la colpa di utilizzare una tastiera moderna castrandone le possibilità dinamiche ed espressive. Credo semplicemente che sia d’aiuto capire cosa si possa fare o non fare sullo strumento storico per poter adattare in maniera più consapevole i brani al proprio strumento.

Ho già parlato, nel primo articolo, della legittimità di una riproposizione del repertorio barocco sul pianoforte o sulla fisarmonica e del favore che questo tipo di operazione incontra sempre più spesso tra gli specialisti e voglio aggiungere che l’idea di eseguire uno stesso brano su differenti strumenti ha radici molto profonde e fa parte del concetto stesso di musica barocca. Per i musicisti dell’epoca la riproposizione di un brano non ne impoveriva il significato, ma, al contrario, ne riconfermava la validità.

È documentato l’utilizzo alternativo del violino e del mandolino, che condividono anche l’accordatura, in ambito romano all’inizio del Settecento e del violino e del cornetto o del violino e del flauto traversiere durante tutto il Barocco, così come testimoniato dalle molte raccolte che nell’intestazione offrono la scelta (1) e conosciamo un gran numero di opere con una destinazione strumentale piuttosto ampia (2).

Non voglio negare che, al contrario, molti brani avessero un riferimento strumentale preciso, ma le molteplici testimonianze della “promiscuità” diffusa ci fanno pensare che spesso le esigenze pratiche prevalessero su quelle filologiche.

 

A proposito del terzo punto dell’elenco (il contesto storico e sociale) devo confessare di essere un amante dell’interdisciplinarietà e di essere convinto che la conoscenza, pure molto dettagliata, di una composizione spesso non sia sufficiente ad una comprensione profonda della stessa se manca la consapevolezza di ciò che le sta intorno. Come capire l’opera di Bach se non si conosce la Riforma protestante o la musica di Lully senza considerare il suo rapporto privilegiato con Luigi XIV e la vocazione celebrativa della sua opera verso il potere del Re Sole? Quanto più profonda può essere la comprensione della musica barocca se si conosce il Barocco in architettura e nelle arti figurative? Più in generale penso che la formazione del musicista moderno e ancora di più del fisarmonicista (3), non possa ridursi agli aspetti tecnici e strumentali, ma debba comprendere un bagaglio culturale adeguato.

 

L'accentuazione in musicaCon la definizione “documenti moderni” mi riferisco a tutti i testi recenti che trattano dei diversi aspetti legati all’analisi del repertorio antico. Per il neofita queste risorse possono essere più importanti dei documenti originali che, a causa del linguaggio utilizzato e della particolare impostazione, possono risultare incomprensibili se mancano i riferimenti culturali necessari.

Se si vuole ricostruire la storia moderna della filologia musicale si può partire dai testi dei “pionieri” e in particolare da “L’interpretazione della musica dei secoli XVII e XVIII” (4) di Arnold Dolmetsch del 1915 che avviò il movimento dell’early music nel XX secolo. Importanti sono anche i testi di Manfred Bukofzer (5), Thurston Dart (6), Robert Donington (7), Antoine Geoffroy-Dechaume (8) e gli interventi critici di Richard Taruskin contro la “dottrina autenticista” raccolti nel volume “Text and Act: Essays on Music and Performance” (1995).

Bisogna dire che, alla luce dell’enorme sviluppo della ricerca filologica a partire dalla seconda parte del XX secolo, i testi citati possono risultare piuttosto datati e contengono una serie di inesattezze poi rettificate dalla critica moderna, anche se restano dei capisaldi della filologia e possiedono una grande valenza culturale.

Esistono fortunatamente anche dei lavori più recenti che in parte si basano sui documenti originali e in parte utilizzano e approfondiscono le ricerche precedenti. Ho citato nel primo articolo “Il clavicembalo” di Bellasich-Fadini-Granziera-Leschiutta e vado ora ad elencare una serie di testi che possono aiutare nell’approccio alle problematiche interpretative poste dal repertorio antico. Naturalmente l’elenco non intende e non potrebbe in ogni caso, esaurire l’argomento.

 

  • Emilia Fadini – Maria Antonietta Cancellaro: L’accentuazione in musica. Metrica classica e norme sette-ottocentesche (2009)

Testo di grandissima attualità, dedicato all’accentuazione nella prassi esecutiva settecentesca alla luce delle norme redatte nel XVIII secolo e nei primi decenni del XIX. Molto interessante il parallelo tra modalità di organizzazione della frase musicale e metrica poetica

  • John Rink: L’esecuzione musicale. Guida, analisi e prospettive (2002)

Raccolta di sedici saggi sui molteplici aspetti dell’esecuzione musicale. Tratta l’argomento analizzando l’atto del “fare musica” e tutte le problematiche connesse: l’esecuzione musicale attraverso le epoche, la storia dell’insegnamento, l’apprendimento e la memorizzazione, il problema dell’interpretazione e della fedeltà alla partitura nei secoli, l’ascolto

  • Paul Brunold: Traité des signes et agréments (1964)

Testo molto importante che tratta degli abbellimenti nel repertorio clavicembalistico francese del XVII e XVIII secolo (9). Brunold, musicologo e organista francese, riunisce le informazioni presenti nelle tavole che spesso accompagnavano le composizioni francesi, ripropone le tavole stesse, le integra e le chiarisce se necessario

  • Nunziata Bonaccorsi: L’ornamentazione ovvero l’arte di abbellire in musica (2002)

Libro preziosissimo che rende accessibili a tutti le informazioni sull’ornamentazione contenute in trattati molto complessi o poco conosciuti o non tradotti in italiano. Analizza l’argomento con riferimento ai grandi filoni storico-stilistici: la scuola italiana, francese, tedesca, spagnola e inglese e termina con due appendici dedicate ai singoli abbellimenti e alle testimonianze di vari autori sull’argomento

  • Ernst Ferand: Die Improvisation in der Musik (1938)

Lo studio dell’improvvisazione nella musica colta occidentale inizia con l’opera di Ferand che, per primo, intuì l’importanza dell’improvvisazione e la necessità di dare piena dignità all’analisi storica e metodologica dei processi esecutivi estemporanei

  • Orchidea Salvati: Processo al doppio punto – Raccolta di scritti sul problema del punto di valore (1989)

Raccoglie una serie di saggi, scritti tra il 1965 e il 1981, su una delle questioni cruciali relative alla prassi esecutiva barocca: il prolungamento del punto. Attualmente l’argomento non è più così controverso, ma il libro merita comunque una lettura per la ricchezza di citazioni e di accurati riferimenti storici

  • Stuart Isacoof: Temperamento – Storia di un enigma musicale (2001)

Affronta un altro degli argomenti cardine del dibattito sul repertorio antico: il temperamento. La teoria di base dell’autore che vede nel temperamento equabile il vertice del progresso e della ricerca è alquanto opinabile, ma, come e più del precedente, il libro è ricchissimo di aneddoti curiosi e di informazioni interessanti

  • Early Music

Per restare aggiornati sulle scoperte e sugli studi più recenti riguardanti il repertorio antico, consiglio di sottoscrivere un abbonamento a “EarlyMusic” (10). In questo modo si possono ricevere i quattro numeri annuali della pubblicazione e si acquisisce il diritto di consultare l’archivio storico della rivista, alla quale hanno collaborato tutte le più grandi personalità del XX secolo

 

Concludo qui il mio secondo articolo che, spero, sia gradito e utile agli amici di strumentiemusica.com. L’analisi dei documenti antichi inizierà col prossimo intervento.

 

(1) Ad esempio gli Affetti Musicali di Biagio Marini del 1617 dove si legge “… da potersi suonar con Violini, Cornetti e con ogni sorte de Strumenti Musicali” e le “Sonate a violino, o flauto solo, e basso” di Veracini del 1716
(2) Tra le tante citiamo le “Sonate, Symphonie… per ogni sorte d’Istrumenti” o la “Sonata nona per doi Fagotti, o Tromboni Grossi” (1626) di Biagio Marini e “Il primo libro delle canzoni… per sonar con ogni sorte de stormenti" (1628) di Girolamo Frescobaldi
(3) Il riferimento particolare ai fisarmonicisti, categoria della quale faccio parte anche io, non ha un intento polemico, ma è fondato sulla radicata vocazione popolare del nostro strumento che, spesso, limita la formazione dei giovani strumentisti nei primi anni di studio
(4) Se sono a conoscenza dell’esistenza di una versione italiana, indico il titolo del testo in italiano. L’anno di pubblicazione è invece sempre riferito al testo originale
(5) “Music in the Baroque Era” (1947)
(6) “The Interpretation of Music” (1954)
(7) “The interpretation of Early Music” (1963) e “A Performer’s Guide to Baroque Music” (1973)
(8) “I “segreti” della musica antica” (1964)
(9)La conoscenza dell’ornamentazione, in particolare per quanto riguarda la musica francese, è uno dei pilastri dell’interpretazione del repertorio antico. Noi siamo abituati ad attribuire agli abbellimenti una valenza sovrastrutturale, ma dobbiamo considerare che per tutto il periodo Barocco e oltre l’abbellimento era talmente importante da divenire esso stesso struttura
(10) http://em.oxfordjournals.org

Autore: Giorgio Dellarole

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Questo post è disponibile anche in: Inglese



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