Pensare con la fisarmonica

Ivano Biscardi, “Il suono che interroga. Fisarmonica, composizione e tensione spirituale”

Un libro raro per profondità di analisi, per intuizioni originali che collegano, in modo originale, la musica – e la fisarmonica – a un universo culturale e spirituale composito e articolato. Uno strumento utilissimo, anche grazie alle biografie di importanti compositori, a chiunque voglia approfondire le proprie conoscenze nell’ambito della scrittura per il mantice. Di questo saggio, pubblicato dalla nostra ArsSpoletium Publishing & Recording, ho parlato con il suo autore, Ivano Biscardi, concertista, compositore e didatta.

Il suono che interroga… chi? Solamente il musicista o anche chi lo ascolta? E quali domande pone?

Il suono che interroga non si rivolge a un solo interlocutore. Interroga certamente il musicista, chiamandolo a una responsabilità profonda nei confronti del gesto, del tempo e del silenzio, ma interroga con altrettanta forza l’ascoltatore. La mia idea di “interrogazione” non è mai tecnica o retorica ma piuttosto un atto conoscitivo. Il suono pone domande che precedono il linguaggio verbale: chi siamo nel momento dell’ascolto? Qual è il nostro rapporto con il tempo che scorre e con il respiro che sostiene il suono? In questo senso la fisarmonica, strumento che vive letteralmente di inspirazione ed espirazione, rende evidente una dimensione esistenziale del fare musica. Il suono non offre risposte, ma apre spazi di consapevolezza, genera tensione, costringe a sostare nell’attesa.

Perché ritieni che sia proprio la fisarmonica, col proprio universo sonoro, lo strumento più efficace a creare quella che, fin dal sottotitolo, definisci “tensione spirituale”?

La fisarmonica possiede una qualità unica. Il suono non è mai completamente separato dal gesto vitale che lo produce. Il mantice non è un semplice mezzo meccanico, ma un’estensione del respiro umano. Questa continuità tra corpo, aria e suono crea una tensione permanente tra materia e trascendenza. Inoltre, la fisarmonica è uno strumento liminale, sta tra Oriente e Occidente, tra musica colta e popolare, tra suono continuo e articolazione percussiva. Questa condizione di “soglia” la rende particolarmente adatta a veicolare una dimensione spirituale non dogmatica, ma interrogativa, inquieta, mai pacificata. Nei grandi autori che analizzo (da Gubaidulina a Hosokawa) la fisarmonica diventa luogo di conflitto tra peso e leggerezza, tra densità e silenzio, tra presenza e dissoluzione.

Come hai appena accennato, nella tua approfondita analisi hai deciso di dedicare un ampio spazio alle biografie di alcuni autori di partiture per fisarmonica. Qual è il valore aggiunto di questa scelta?

La biografia, se intesa correttamente, non è un ornamento narrativo, ma uno strumento ermeneutico. Comprendere il vissuto, la formazione, le fratture interiori e il contesto culturale di un compositore significa comprendere le ragioni profonde delle sue scelte sonore. Nel mio lavoro ho evitato qualsiasi approccio agiografico. Le biografie servono a mostrare come la scrittura per fisarmonica nasca spesso da tensioni irrisolte, da marginalità culturali, da percorsi non lineari. Questo permette all’interprete di leggere la partitura non come un oggetto astratto, ma come il risultato di una necessità espressiva. È lì che la musica smette di essere “esecuzione” e diventa atto interpretativo consapevole.

Nel libro ricordi come, nonostante alcuni autorevoli compositori dei due secoli scorsi abbiano scritto per la fisarmonica, non hanno dedicato, però, “parti organiche o estese sequenze alla sua lingua idiomatica più avanzata”. Chi ritieni che siano i veri iniziatori di questa nuova considerazione per il nostro strumento nella musica colta?

I veri iniziatori di una nuova considerazione della fisarmonica nella musica colta sono coloro che hanno saputo pensare con lo strumento, e non semplicemente scrivere per esso. Mi riferisco, in primo luogo, alla scuola russa ed europea, che ha fornito alla fisarmonica una grammatica autonoma, rigorosa e profondamente concertante, emancipandola definitivamente da un uso meramente coloristico. Autori come Sofia Gubaidulina, Anatoly Kusyakov, Jukka Tiensuu o Ole Schmidt hanno collocato la fisarmonica al centro del discorso musicale, facendone un organismo strutturale capace di sostenere architetture formali complesse e una tensione espressiva di alto profilo. Accanto a questo filone, spesso meno indagato ma altrettanto significativo, va riconosciuto il ruolo svolto da alcuni compositori europei legati all’area tedesca, che nei primi del Novecento, gravitavano attorno all’ambiente costruttivo e culturale della Hohner di Trossingen. In questo contesto nasce una prima consapevolezza idiomatica della fisarmonica, non più strumento adattabile a modelli preesistenti, ma realtà sonora con proprie leggi, proprie possibilità tecniche e una specifica logica del respiro. In questi autori si coglie un passaggio cruciale, la fisarmonica non viene più trattata come surrogato di altri strumenti, bensì come generatore autonomo di forma. È un processo ancora embrionale rispetto alla piena maturità raggiunta nel secondo Novecento, ma decisivo perché introduce l’idea di una scrittura che nasce dall’interno dello strumento. A questo percorso si affianca il contributo decisivo di compositori come Luciano Berio, che, pur provenendo da una tradizione radicalmente diversa, ha saputo riconoscere nella fisarmonica una voce capace di sostenere un pensiero musicale complesso, stratificato e gestuale.

A quale tipo di pubblico è rivolto il tuo libro?

Il libro nasce innanzitutto per gli studenti e i docenti dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, ma non si esaurisce in un pubblico specialistico. È pensato per interpreti, compositori, musicologi e per tutti coloro che percepiscono la musica come un’esperienza conoscitiva e non solo performativa. Ho cercato di costruire un testo che potesse essere letto a diversi livelli: come strumento didattico, come saggio musicologico, ma anche come percorso di riflessione estetica. Non è un manuale, ma un laboratorio aperto, che invita il lettore a porsi domande, a mettere in discussione certezze, a riconsiderare il rapporto con il suono.

Leggeremo presto un “sequel”?

Sì, e non lo considero un semplice seguito, ma una naturale espansione del progetto. Il suono che interroga è pensato fin dall’origine come il primo tomo di un percorso modulare. Il secondo volume approfondirà altri autori, altre opere e nuove prospettive, includendo ulteriori sviluppi del linguaggio fisarmonicistico contemporaneo. Più che completare un discorso, l’obiettivo è continuare ad aprirlo. Se questo primo libro riesce a generare nuove domande, allora il “sequel” non è solo auspicabile, ma necessario.

Ivano Biscardi è un fisarmonicista cosentino, compositore e docente di ruolo presso il Conservatorio Statale di Musica “Arcangelo Corelli” di Messina (presso il quale ha studiato), dove dal 2015 è titolare della cattedra di Fisarmonica (settore AFAM022). All’interno dell’Istituzione è membro del Consiglio Accademico e referente per le attività didattiche e per i rapporti accademici con la Cina, contribuendo ai processi di internazionalizzazione e cooperazione internazionale.

La sua formazione e la sua attività di ricerca si concentrano sugli strumenti ad ancia libera, con particolare attenzione alle prassi esecutive storiche e contemporanee, al repertorio moderno e alla produzione musicale del Novecento e del XXI secolo. Le sue competenze comprendono l’ambito esecutivo solistico, cameristico e orchestrale, nonché la composizione, l’analisi musicale e la riflessione teorico-didattica.

Svolge un’intensa attività artistica in Italia e all’estero, esibendosi come solista, in formazioni da camera e con orchestra. Ha tenuto concerti in numerosi contesti internazionali e ha inciso quattro produzioni discografiche dedicate prevalentemente al repertorio moderno e contemporaneo. È autore di un catalogo compositivo che include opere per fisarmonica sola, musica da camera e lavori concertanti con orchestra.

Accanto a quella artistica e compositiva, svolge una costante attività nel campo della didattica e della produzione scientifico-pedagogica. È autore di numerosi testi didattici dedicati alla fisarmonica moderna, adottati in ambito formativo, tra cui il Metodo Completo di Fisarmonica Moderna (MAP Edition) e i tre volumi del Metodo per Fisarmonica (ALOE Editore). È regolarmente invitato come docente di masterclass e seminari di alto perfezionamento presso istituzioni accademiche internazionali. In tale contesto, ha contribuito alla realizzazione di accordi e protocolli di cooperazione accademica internazionale con il Conservatorio Corelli. La sua attività artistica e scientifica è stata oggetto di attenzione da parte di riviste specializzate, quotidiani e trasmissioni radiofoniche nazionali e internazionali.

 

Ivano Biscardi, Il suono che interroga. Fisarmonica, composizione e tensione spirituale

Editore: ArsSpoletium Publishing & Recording, Castel Ritaldi (PG)

Anno di edizione: 2025

Pagine: 204, brossura, € 27,00

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