Pur partendo da una formazione classica, successivamente hai approfondito la conoscenza del jazz, pop e folk. Attraverso quale processo creativo ed evolutivo hai raggiunto questa sintesi stilistica?
Fin da piccolissimo ho suonato il liscio in feste e sagre, mentre con il mondo del folk sono venuto a contatto in particolare grazie ad Adriano Taborro, che mi ha coinvolto in un progetto chiamato Oneiric Folk, con cui abbiamo inciso il disco Pop and Popular Things dove temi di musica folk – non solo italiani – si mescolano con rock, jazz e fusion. Proprio Il jazz e la musica brasiliana sono stati da sempre una mia passione, infatti ho suonato in diverse formazioni e, pur non avendo fatto studi accademici, ho studiato con maestri di altissimo livello come Ramberto Ciammarughi. Da fisarmonicista ho sempre cercato di suonare generi musicali lontani dal background classico e popolare della fisarmonica e, costantemente, ho voluto applicare il più possibile il manuale III (bassi sciolti) anche e soprattutto dove non è prassi. Non sono certo di aver raggiunto una sintesi stilistica, non credo. Ma sinceramente questo lavoro sulla mano sinistra, di sicuro, è una direzione.
A proposito di pop, hai avuto modo di collaborare con cantanti e cantautori di livello come Eugenio Finardi, Simona Molinari e Sergio Caputo. Sul piano artistico e umano, quanto queste esperienze hanno segnato la tua crescita musicale?
Le collaborazioni con questi cantanti sono state sporadiche, non continuative, quasi tutte in eventi all’interno del PIF. Loro hanno sempre apprezzato queste esperienze, perchè era praticamente la prima volta. Vedono nella fisarmonica un mondo inesplorato e interessante, invece per me sono state di grande stimolo perché mi sono servite a capire cosa è possibile fare, cosa funziona. Purtroppo, però, non ho avuto l’opportunità di registrare con loro.
Grazie alla tua poliedricità, lavori spesso in contesti teatrali soprattutto in qualità di compositore. Specialmente dal punto di vista melodico, armonico e ritmico, quali sono le caratteristiche predominanti del tuo stile compositivo applicato all’ambito teatrale?
Io non sono un vero e proprio compositore, nel senso che non ho studiato composizione. Nei miei lavori, come in “Cola Pesce”, tutte le musiche di carattere popolare – come da richiesta dell’autore del melologo – confluiscono in uno stile più contemporaneo. Il resto della mia produzione è di carattere jazz o nuevo tango. Inoltre ci sono diversi lavori didattici.
Questo incontro è nato per caso, in quanto ci hanno contattato per un programma televisivo su Rai 1: Camper in Viaggio. Così, mi sono ritrovato con lui a suonare fra ballerini di tango a Sirolo davanti alle telecamere. Grazie a questa collaborazione casuale abbiamo notato un’ottima intesa nell’interplay, per cui ci siamo promessi di fare qualcosa insieme. Quindi, appena ho avuto l’occasione, l’ho invitato a suonare in un concerto con una mia formazione a cui tengo molto: il Cadena Trio. In questo primo concerto, chiamato Tango y Jazz, ci siamo amalgamati in un vero dialogo fra i due strumenti ad ancia libera. Ed essendo andato molto bene, sarà il primo di una serie di concerti con un artista così importante come lui.
Oltre a essere un prolifico concertista, ti dedichi all’attività didattica come docente di fisarmonica presso la Scuola Civica di Musica Paolo Soprani di Castelfidardo. Sotto l’aspetto umano e dell’insegnamento, che tipo di rapporto instauri con i tuoi allievi?
La didattica è ormai predominante nella mia vita musicale. Essendo docente di fisarmonica a Castelfidardo ho un’opportunità enorme, perché oltre ad essere la città della fisarmonica abbiamo anche la fortuna di avere una scuola di musica molto attiva e con un numero di iscritti altissimo. Nell’anno accademico 2025-2026 abbiamo avuto più di quattrocento studenti. Parlare in poche parole del rapporto con i miei allievi è difficile. Loro in generale dicono che sono simpatico e, spesso, lo dicono anche i genitori. Io cerco di creare sempre un ambiente positivo e divertente nell’ora di lezione, oltre a entrare in empatia, perchè questo serve per conoscerli e per capire il più possibile le loro difficoltà e i loro punti di forza. Anche se tutto ciò potrebbe limitare un po’ il distacco professionale a volte necessario nel rapporto maestro/allievo, ti dà la possibilità di fare un programma di studio amatoriale o professionale a seconda dei casi, che sia sempre su misura per lo studente. Inoltre ti aiuta a capire come relazionarsi con ognuno di loro, perché gli alunni sono tutti molto diversi e, a volte, per la buona riuscita di un percorso di studio, contano di più il contesto familiare, le loro esperienze al di fuori della musica, le loro paure e le loro sicurezze piuttosto che gli spartiti da leggere sul loro leggio. Sarò simpatico e scherzoso, però i miei allievi in pochi mesi capiscono anche che devono lavorare sodo, che non mi piace perdere tempo e che pongo degli obiettivi sempre molto ambiziosi. Insomma, tutta la mia apertura umana ha come scopo quello di raggiungere livelli molto alti. Per i bambini l’esperienza della musica è molto più importante di quanto noi adulti possiamo immaginare. Chi ha studiato da piccolo lo sa, per cui più è alto il livello che si raggiunge, più questa esperienza sarà importante nella vita.
Soffermandosi sul tuo strumento, quale modello di fisarmonica utilizzi dal vivo e in studio di registrazione?
Io uso da molti anni sempre lo stesso strumento, un classico piano-converter a 41 tasti. A breve ne comprerò uno nuovo a 47 tasti.
Inizialmente, quando mi è stato proposto di creare questo ensemble, avevo qualche dubbio. Nel mondo delle fisorchestre non ho mai trovato qualcosa di molto interessante, spesso sono ambienti musicali non professionali, o meglio, non adatti ad ambiti musicali di alto livello, perché mettere insieme più fisarmoniche, magari con altri strumenti come basso e batteria o tastiere come spesso accade, crea un ensemble di natura amatoriale, dove anche se ben strutturato e organizzato non c’è una vera e propria cura del suono come nelle orchestre d’archi. Non è facile, perché la fisarmonica è uno strumento solista polifonico, per fare una battuta potremmo dire che a nessuno verrebbe in mente di fare un’orchestra di pianoforti. Ma lavorando su arrangiamenti dove le possibilità timbriche di entrambi i manuali, e non solo della mano destra come spesso capita in fisorchestra, vengono sfruttate in modo intelligente, quindi con precisi obiettivi di sound si possono ottenere ottimi risultati. Claudio Jacomucci, scherzando, ha detto che siamo una super fisorchestra. Il mio scopo è quello di creare un suono cameristico adatto a qualsiasi teatro e lavorare soprattutto su musica sinfonica, riportando sulla partitura tutte le note e molti dei colori orchestrali pensati dal compositore, non una semplice riduzione. Questi arrangiamenti sono molto difficili da scrivere, e per la gioia degli esecutori anche da suonare, ma quando si riesce a ricreare un suono orchestrale simile a quello della partitura originale di compositori come Béla Bartòk, John Williams o Manuele de Falla, spesso dopo prove estenuanti, allora capisci che ne vale la pena. L’intento è di rendere la fisorchestra presentabile, se non molto interessante, in ambiti di musica colta. Finora potremmo dire che ha funzionato, perché con grande soddisfazione siamo già riusciti a suonare in due festival marchigiani molto importanti e soprattutto non incentrati sulla fisarmonica: stiamo parlando del “Mugellini Festival” e del “Macerata Opera Festival”.
Da qui al termine del 2026, quali sono i tuoi progetti artistici particolarmente degni di nota?
Il mio primo impegno è proprio con la Fisorchestra di Castelfidardo, perché come da tradizione, nel secondo concerto del consiglio che si svolge nell’ultima domenica di novembre proprio a Castelfidardo, sono chiamato a presentare i nuovi arrangiamenti. In questo momento, appunto, sono immerso nella preparazione di musiche di Bach e Verdi. Quest’anno ci aspetta un lavoro molto complesso, dunque speriamo di riuscire in quello che ogni volta è praticamente un esperimento mai fatto prima. Inoltre non so ancora se entro il 2026 o all’inizio del 2027 devo registrare un disco con Cadena Trio e alcuni ospiti, tra cui Daniele Di Bonaventura che gentilmente ha dato disponibilità.