Victoria Vita Poleva. Comporre in mezzo alle guerre

Un’antica, ancestrale memoria collettiva

La musica, tra le diverse forme di espressione artistica, gode della possibilità di poter sopravvivere alla distruzione che portano le guerre. Come spesso è accaduto in guerra e nelle manifestazioni civili, canti e musiche uniscono le persone, rinforzano ideologie, istanze sociali e identità, in un’antica, ancestrale memoria collettiva.

Il ritmo musicale, scriveva Maurice Halbwachs, non è altro che un prodotto della vita sociale. Un individuo solitario non lo potrebbe mai inventare: dai canti di lavoro, alle bande, ritmo e parole sono il risultato di un accordo collettivo imprescindibile, che accompagna i movimenti e l’esperienza della condivisione con gli altri, la costruzione di una memoria identitaria comune. Grazie a quella memoria ognuno “ritroverà il ricordo degli istanti in cui, nel più profondo di sé, ha preso contatto con un mondo che la musica gli rendeva accessibile. (…) La musica è, a dire il vero, l’unica arte a cui si imponga questa condizione. Poiché essa si sviluppa interamente nel tempo, non si lega a nulla che resti e, per ritrovarla, bisogna cercarla incessantemente”[1].

Quando, nel 2022, la musicologa Natalya Kholmatova si rifiutò di eliminare la storia musicale dell’Ucraina dal programma d’esame della sua disciplina, per essere sostituita integralmente con la tradizione russa, di lei si persero completamente le tracce, come di altri insegnanti ucraini spariti o arrestati per essersi opposti. Natalya era direttrice dell’“Istituto musicale n. 3” di Kherson, e fu costretta a fuggire[2]. Per reazione alla violenza della cancel culture, nei giorni seguenti all’invasione russa in Ucraina, è divenuta materia di discussione del governo la questione di cambiare il nome del Conservatorio di Kiev, intitolato a Čajkovskij.

L’Ucraina ha anche il primato per il maggior numero di canzoni popolari al mondo, se ne contano 200.000. L’Unesco custodisce 15.550 canti popolari ucraini, e preme ricordare che fu un etnomusicologo ebreo ucraino Moyshe Beregovsky a salvare l’immenso patrimonio della musica klezmer. Al secondo posto degli archivi Unesco troviamo l’Italia con 6.000 canzoni popolari.

Nella storia recente dell’Ucraina non sono mancate le compositrici, che poterono godere di diritti politici e civili già riconosciuti alle donne durante l’Impero Russo, nel 1918 con Nicola II.

Di fatto, nel Novecento, le donne ucraine, come le russe, hanno potuto esercitare una maggiore autodeterminazione nello studio e nelle scelte lavorative, rispetto alle donne di altri paesi europei, ma furono spazi di libertà più legati a bisogni e strategie economiche per attuare politiche competitive con l’occidente, anzi che il risultato di un riconoscimento di diritti individuali, tanto che furono indirizzate a formarsi soprattutto in materie scientifiche, le più richieste dal mercato.

Attualmente le maggiori associazioni[3] che custodiscono e promuovono le opere delle compositrici, registrano 26 compositrici ucraine, dalla fine dell’Ottocento a oggi.

In ambito internazionale oggi è più nota Victoria Vita Poleva, le sue musiche sono spesso protagoniste nei repertori di Gidon Kremer. Nata a Kiev nel 1962, dove insegnava composizione al Conservatorio da più di vent’anni e che ha dovuto abbandonare in seguito all’invasione della Russia nel 2022.

Ha composto musica sinfonica, corale, da camera, attraversando diversi generi musicali, dall’avanguardia al minimalismo sacro e metafisico. Ha una vastissima e poliedrica produzione musicale, e le sue opere sono state eseguite in molti Paesi europei: in Russia, Canada, USA, Cina, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, America Latina.

I primi lavori di Victoria Vita Poleva erano legati all’estetica dell’avanguardia e della polistilistica, un esempio sono il balletto Gagaku, Transform per orchestra sinfonica, Anthem per orchestra da camera, Еpiphany per ensemble da camera, cantate Ode di Orazio, Luce delicata.

Dalla fine degli anni Novanta, la sua musica si identifica con il “minimalismo sacro” (ispirata da Arvo Pärt, Pēteris Vasks, John Tavener, Henryk Gorecki) unito agli studi dei testi antichi. In quel decennio, decise di interrompere una carriera di successo come compositrice d’avanguardia di musica polifonica per dedicarsi alla necessità di una ricerca spirituale, nella purezza dell’esperimento. In questo nuovo percorso iniziò a intrecciare testi sacri e secolari a tradizioni musicali di un’ampia varietà di epoche.

Ha ricevuto premi nazionali e internazionali, tra cui il premio municipale “Kiev” (2013), per il concorso internazionale «Spherical Music» (USA, 2008), il premio del Ministero della Cultura e del Turismo dell’Ucraina, (1995 e 2005), la vincita del concorso “Salmi del terzo millennio” (2001). Dal 2006 l’editore Sordino Ediziuns Musicalas pubblica le sue opere. L’International Society for Contemporary Music ha scelto di pubblicare nel portale web il brano No Man is an Island (2006). Si tratta di un canto per soprano e musica da camera (pianoforte e archi) basato su un testo del poeta inglese John Donne. In particolare, le composizioni più recenti come: Musical Moments (2010), Salmo (2022) e Bucha Lacrimosa (2022), The Bringer of Hope (2023) – un brano commissionato dalla New Orchestra of Washington, I’m Nobody! Who are you? (2024) – per solo coro femminile, Et resurrexit (2025) – per soli e coro misto a cappella rappresentano gli effetti di una guerra lacerante e apparentemente infinita. Nelle versioni video presenti nel web, il brano Musical Moments sembra rappresentare l’anelito alla libertà, con il volo leggero di centinaia di farfalle, evocando lo stato di sospensione e di struggimento. Si resta nell’attesa e nell’incanto della dimensione trascendentale che suscita il suo ascolto; nel video Salmo scorrono le immagini della città di Kiev splendente, le opere artistiche, i monumenti, le chiese, la natura che circonda piazze e strade; nel video Bucha Lacrimosa la musica accompagna una mostra fotografica, dove si documenta la strage avvenuta nella cittadina. Si intravvedono le immagini delle uccisioni esposte in una stanza, dalla quale le finestre aperte si affacciano su una città dilaniata dai bombardamenti.

Scrive, nei giorni terribili della strage di Bucha, nella sua pagina social: “Ho appena finito di lavorare su un Salmo per due cori misti. L’ho iniziato il primo giorno di guerra. Un lavoro molto pesante e doloroso. Per sopravvivere. Quanto sangue è uscito da questo. È spaventoso”.

Già nel 2014[4], si era descritta “completamente disarmata, impoverita, ridotta a zero”, erano gli anni della guerra civile nel Donbass. Raccontava della sua evoluzione come compositrice, della ricerca silenziosa, nel dialogo con testi sacri, religiosi, poetici, filosofici. Dell’indispensabilità del dolore e dell’amore come uniche strade di un autentico atto creativo.

Nel 2023, le musiche di Victoria Poleva sono state commissionate per un Festival dedicato a Enescu, per il quale Vladimir Jurowski e l’Orchestra di Stato della Baviera hanno eseguito i sui brani White Interment, e Classical Movements; ed è stata invitata a partecipare all’Eric Daniel Helms New Music Program, per la New Orchestra of Washington.

Nel 2023, ho contattato Victoria Poleva per ricevere la sua testimonianza riguardo al cambiamento avvenuto nel suo stile compositivo prima e durante le guerre. Mi ha risposto inviandomi un suo testo preparato per un discorso all’estero, dove descrive puntualmente l’ispirazione e il contesto di alcune sue composizioni, intitolandolo: My music of war[5].

“A causa della guerra, vivo attualmente in Svizzera. Non è stata una decisione facile e spero di tornare presto a casa. Scrivere musica è il mio modo di creare la realtà, affrontarla, negarla. Negli ultimi anni ho scritto musica direttamente correlata alla terribile guerra in Ucraina:

Nova (2022) per orchestra sinfonica. È una musica militare, di resistenza, con richiami eroici e il tambureggiare delle mitragliatrici. Le prime esecuzioni hanno avuto luogo in Polonia e a Londra sotto la direzione del direttore d’orchestra polacco Andrei Boreyko.

Salmo di Davide 90 (2022) per solisti e due cori misti  a cappella. Questo testo di preghiera è ispirato alla tradizione popolare usato per sconfiggere i nemici.

Bucha. Lacrimosa (2022) per violino e orchestra sinfonica. È stato scritto dopo aver visto le fotografie delle terribili atrocità avvenute a Bucha. Le anime degli ucraini torturati e violentati si innalzano a fiumi. Questo rimarrà per sempre come una ferita terribile, come prova della morte dell’umanità. “Le ceneri di Bucha colpiscono il mio cuore.”

Soul (Anima) per violino e pianoforte (2022). L’idea dell’opera è un viaggio dell’anima; continuità, non-stop, un continuo movimento. Nonostante l’intonazione del “sospiro”, questi non sono lamenti, non sono gemiti, ma passi, i passi di una persona stanca che non si arrende. Si tratta di un percorso che devi percorrere con dignità, senza lamentarti. Solo alla fine, dove compaiono le semicrome, puoi spiccare il volo.

Messa per 5 (2022) Messa latina per cinque voci. Per l’ensemble vocale londinese Apollo5. Quest’opera è una pagina speciale della mia vita, è stato l’aiuto concreto per cui ho iniziato a ricevere da diversi gruppi. Un invito a scrivere musica per loro. Uno dei primi è stato il meraviglioso ensemble vocale Apollo5. Mi hanno suggerito di scrivere parti della messa che potessero essere cantate all’interno della messa di William Byrd. Questa musica è un po’ strana, provocatoria, sebbene sia scritta secondo la struttura tonale. Per la prima volta dopo diversi mesi, ho voluto non addolorarmi, ma gioire.

Blessed Sadness (Tristezza Benedetta) (2022) per due violini e orchestra da camera. È stato scritto per il violinista Pavel Vernikov. Certo, è anche questa una “Lacrimosa”, ma in qualche modo diversa. Più leggera. L’opera è stata eseguita al Festival di Sion, e in Corea.

Music is coming (La musica sta arrivando) (2023) per violino e orchestra da camera. È stata una commissione del direttore d’orchestra Vladimir Jurowski. Eseguita dalla Filarmonica di Berlino, dall’Orchestra Radiofonica di Berlino. Ho unito musica classica e moderna. In questo caso, l’opera di Haydn Le sette ultime parole di Cristo sulla croce e la musica di diversi compositori contemporanei provenienti da diversi Paesi dove è in corso la guerra.

Mi è stato spesso chiesto di scrivere qualcosa sul mio stato e sul mio sentire del mondo. Cito: “Per me, il mondo intero è ora pieno di dolore e disperazione. Ma più di questo, ho bisogno di speranza. Anche il ladrone sulla croce ha ricevuto la promessa di giungere nel Giardino dell’Eden. Questa promessa è ascoltata nelle Sette Parole sulla Croce di Haydn – è la speranza di restaurazione della vita in mezzo all’inferno. Nessuno può sopravvivere nell’oscurità completa, ha bisogno di almeno un po’, anche una goccia, di pace per respirare, per fermare le raffiche di mitragliatrice nei battiti cardiaci e i gemiti delle sirene. Il nostro poeta ucraino Shevchenko una volta cantò: ‘Mondo tranquillo, terra cara, mia Ucraina’.

The Music Is Coming è una sorta di isola di luce quieta, all’interno della disperazione. La verità del mondo moderno è la guerra e la morte. Ma un mondo pacifico e il paradiso sono anche una realtà, forse maggiore dell’amore in mezzo all’odio estremo. Potrebbe essere inopportuno, ma ci sono cose che sono senza tempo”.

The Bell (La Campana) (2023) sinfonia n.4 per violoncello e orchestra sinfonica. Anche questa è una storia di aiuto da parte di diverse persone meravigliose che mi hanno veramente sostenuta. Lena Dubinets, Inbal Segev. Questa è un’enorme legame con le persone che si preoccupano, che hanno il desiderio e l’opportunità di sostenere la nuova musica ucraina. Sono molto grata a loro per questo. L’idea per la campana mi è venuta dal latino Bellum, che significa “guerra”. È un’opera scritta durante la guerra e per la guerra. Una campana che annuncia la guerra, un rintocco funebre, un rintocco vittorioso. Allo stesso tempo, questo è collegato al nome della violoncellista che sarà la prima esecutrice di quest’opera (il nome Inbal significa “lingua della campana”). Ma la cosa più importante che volevo compiere era riflettere ciò che accadeva nello spazio dopo i suoni della campana. Far emergere l’eco più sottile, un coro angelico, che suona nell’aria o nel subconscio quando il suono reale finisce. Questo è un nuovo spazio che ho voluto riprodurre – la zona d’azione, dall’ebraico letteralmente significa “figlia della voce”. “Alcuni sostengono che sia un’eco, altri che sia il rumore che risuona nell’aria dal movimento dell’universo. Questa musica unisce la voce umana e tutti i suoni del mondo, anche quelli che non sono udibili. Ciò significa che anche la voce più debole ha peso…” Questo suono leggerissimo ha un significato, necessario nei momenti più difficili. E l’unica cosa che una persona può fare è fidarsi. La sinfonia è dedicata a Elena Dubinets, grazie alla quale ho sperimentato un vero supporto creativo in tempi così difficili.

The Ogre (L’Orco) (2023)per un coro sussurrante, un percussionista che suona ossa e un ululato di lupo. L’opera è stata scritta per la poetessa inglese Zsuzsanna Ardó. Si tratta di un’opera tragicomica, in cui un terribile gigante – un orco – viene ridicolizzato.

Mononoaware. Tears of Things (Lacrime delle Cose) (2023) per ensemble da camera. Commissione di Konstantin Napolov (Olanda). Predomina una sensazione di tenera tristezza per la transitorietà di tutte le cose, “il suono del vento o dei grilli, il colore dei fiori o della neve”. Il poeta Seamus Heaney scrisse: “Ci sono lacrime nel cuore di tutte le cose.” “Le cose vanno via, il loro fascino rimane”.

Turn the river (Inverti il fiume) (2023) per orchestra da camera. Per la New Washington Orchestra. Quest’opera si basa su una canzone popolare ucraina diventata famosa dopo il Maidan di Kiev nel 2014. Il contenuto di questa canzone è molto profondo: parla del dolore di una madre che ha perso suo figlio, del dolore di un figlio che ha perso la sua terra natale, del flusso del fiume della vita. Vorrei cambiare il corso di questo fiume e dirigerlo indietro, dalla tristezza alla gioia. Questo è possibile nella musica, e spero che questo accadrà.

Golosinnya (2023) per voce femminile senza accompagnamento. Sul testo della poetessa ucraina Victoria Amelina. Sono rimasta sbalordita quando questa meravigliosa scrittrice è morta durante un bombardamento a Kramatorsk. Per età, avrebbe potuto essere mia figlia, ma è rimasta una sorella perduta. Quest’opera è un tributo a lei e a tutte le donne che sono volate via durante la guerra. Ringrazio Victoria Vitrenko, che mi ha incoraggiata a scrivere questa musica. L’esecuzione dovrebbe essere molto libera, ma in uno stile popolare espressivo. La cosa più importante è cantare come se si parlasse di sé stessi, in modo molto personale. Ci sono oscillazioni emotive dal dolore tranquillo alla disperazione intensa, ma lo stato principale rimane comunque la meditazione interiore. Il respiro forte, quasi come un singhiozzo, dovrebbe essere l’elemento più importante della costruzione. L’esecuzione dovrebbe essere molto libera, ma in uno stile popolare espressivo, vicino al genere del lamento.

Christmas Carols (Canti di Natale) (2023) per voce femminile e orchestra da camera. Scritto su richiesta di Simon Camartin, un direttore d’orchestra svizzero che mi ha aiutato dopo la fuga dall’Ucraina. Si tratta di una semplice musica natalizia, ma c’è l’attesa di un miracolo…

Ho scritto molto nell’ultimo anno e mezzo. In realtà, c’è molto di più di quanto ho elencato, perché ci sono ancora molte edizioni di vecchie opere, bozze di nuove… Sì, in questo modo sto combattendo la guerra con la guerra, perché per me non c’è nulla di più vile, patetico e odioso della guerra. Ho deciso che sarei stata più utile come compositrice che come infermiera o cuoca. Forse mi sbaglio, forse non dovrei fare nulla, e la cosa migliore è semplicemente morire nella mia patria. Ma continuerò a vivere, amare, scrivere musica, lavorare il più possibile, scacciare i pensieri di morte e vivere. La mia anima è ancora viva”.

 

Una delle sue ultime composizioni eseguite in Germania a maggio 2025 porta il titolo Metta, parola tibetana che sta a indicare compassione e gentilezza amorevole. “Metta” è il terzo e ultimo movimento dell’opera Messages for Onesimpleman per musica da camera; si tratta di una triade di dediche unite dalla corrispondenza dell’autrice con il poeta inglese Max Hillman.

La speranza è che possa tornare a eseguire le sue musiche in Ucraina.

Articolo tratto in parte e rielaborato dal saggio di M. Gammaitoni “Le compositrici ucraine tra tradizione e innovazione” Musiciste e compositrici, vol.2, a cura di B.M. Antolini, L. Aversano, O. Caianiello, M. Gammaitoni, SEdM ed. 2023.

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[1] Maurice Halbwachs, La memoria collettiva, Unicopli, Milano, 1968, pp.85-87.
[2] E’ tornata all’insegnamento nel settembre del 2023.
[3] Kapralova Society, Frau und Musik, MIRG Hamburg, Presence Compositrices,  Donne Foundation (UK).
[4] Music and Litterature (online), 23 marzo 2014.
[5] Victoria Vita Poleva invia a Milena Gammaitoni questo testo inedito il 16 novembre 2023.

Andrei BoreykoApollo5Arvo PärtFranz Joseph HaydnGidon KremerHenryk GoreckiInbal SegevJohn TavenerLena DubinetsMaurice HalbwachsMoyshe BeregovskyNatalya KholmatovaNew Orchestra of WashingtonPēteris VasksVictoria Vita PolevaVladimir Jurowski