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La fisarmonica è fisarmonica. Intervista ad Antonio Spaccarotella

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Antonio SpaccarotellaAntonio Spaccarotella è docente di fisarmonica classica e moderna e di fisarmonica diatonica all’Istituto di studi musicali Nuove Armonie di Paola (CS). Tiene master-class di perfezionamento in Italia e all’estero collaborando con fisarmonicisti di fama internazionale. Tra i più importanti ricordiamo la collaborazione con la Gnesin Academy di Mosca con il prof. Alexander Selivanov e con il prof. Frederic Deschamps nei V.I.P. Seminar. Ha vinto premi prestigiosi e partecipato a festival e concorsi sia in Italia che all’estero. Nel 2001 ha pubblicato, con il sassofonista Alberto La Neve, il disco “Non c’è tempo”, edito dalla NSJ Production.

Quando hai iniziato a suonare e cosa è cambiato da allora nel mondo della fisarmonica.

Era un caldo pomeriggio di agosto, un matrimonio di un parente o amico, non ricordo quasi nulla di questa storia, solo vagamente. La racconta sempre mia madre, quando si tocca l’argomento ed è bello sentirle raccontare una così bella storia, dalla quale rimango sempre affascinato e sorpreso nel momento in cui mi rendo conto di esserne il protagonista. Racconta di questo matrimonio dove ci sono tutti i bambini che giocano rincorrendosi e di un bambino che si pianta davanti ai musicisti per un’intera giornata; ero io e fu così che mi innamorai. Quel giorno rimasi a guardare il fisarmonicista come ipnotizzato racconta, da lì il desiderio di iniziare gli studi in una scuola di paese per poi continuare a crescere insieme a questo strumento, unico amore che mi accompagna da sempre. Da allora tante cose sono cambiate, gli stili, i modi, le generazioni di musicisti e anche le chiavi di lettura, come le tecnologie applicate ad esso. Solo le emozioni sono rimaste inalterate.

Tu hai modo di confrontarti con musicisti e ambienti internazionali. Come cambia all’estero l’immagine della fisarmonica rispetto a quella che si ha in Italia?

Be’ diciamo che la fisarmonica è fisarmonica, non mi soffermo sui nomi, sui modelli o sulle diverse linee di pensiero che ho avuto modo di conoscere nel corso dei miei tour, ma più che altro vorrei sottolineare le diversità legate alle tradizioni e i costumi che influenzano questo strumento e lo proiettano in un continuo processo evolutivo. Poi, come tutte le cose, anche la fisarmonica ha un suo percorso, ne ha fatta di strada anche lei, oggi la troviamo in contesti di diversa estrazione artistica, nella musica colta come nella musica POP, jazz, ecc.

La fisarmonica è uno strumento di nicchia oppure è uno strumento popolare?

La fisarmonica è uno strumento, punto. Non credo che le si possa dare una definizione ben precisa, in quanto è uno strumento molto giovane e versatile, usato nelle più svariate sfaccettature stilistiche. Ovviamente, in larga scala, è valido esponete delle culture popolari all’interno di determinati contesti nei quali è strumento principe.

Ho una discreta attività didattica di fisarmonica diatonica, ispirata dalla mia naturale attrazione verso i costumi e lo stile etno-popolare. Collaboro da diverso tempo con Riccardo Tesi, con il quale sviluppo i programmi di musica etnica e grazie al quale posso avvalermi di un forte sostegno nel contesto della mia classe di fisarmonica diatonica, in un progetto di innovazione nella tradizione.

Puoi parlarci del tuo ultimo tour in Brasile?

Il Brasile è una terra bellissima, che mi sta regalando grandissime emozioni e soddisfazioni. Ricordo la prima volta che andai in Brasile, ero entusiasta, non mi sembrava vero e devo ringraziare la Scandalli di Castelfidardo, che mi ha promosso in quel tour; esperienza che ha aperto e avviato la strada per una redditizia collaborazione con l’estero, che oggi ha all’attivo una moltitudine di progetti e rappresenta una buona parte delle mie attività didattiche ed artistiche. Il mio ultimo tour è stato a dir poco fantastico, ho lavorato forsennatamente attraverso cinque Stati del Brasile, ho tenuto seminari di fisarmonica all’università federale di Paraìba, in cui ho anche tenuto un concerto in solo, e suonato in tantissimi eventi; tutto abilmente concertato e organizzato grazie all’eccellente lavoro del mio nuovo manager Sara Albuquerque, direttore della Quitanda Musical e curatrice della mia attività artistica e didattica in Brasile.

Cosa puoi dirci della tua collaborazione con Oswaldinho do Accordeom e di questo artista così famoso in Brasile?

Lo conobbi per la prima volta a Spoleto durante la Coppa Mondiale CIA 2012. Ci presentarono e già capii la grandezza della sua persona e la caratura del suo animo umano e artistico. Dal momento che dovevo tenere, in tale occasione, il concerto di chiusura, gli proposi un incontro musicale alla fine della mia esibizione. È stato fantastico, emozionante e lo ringrazio infinitamente dell’immenso piacere, che ha dato vita ad una piacevole ed efficace collaborazione confluita in un progetto in duo con importanti concerti tenuti nel corso della mia ultima tournée in Brasile, lo scorso luglio.

Parlaci della tua esperienza di musicista concertista e di didatta. Le due attività procedono parallelamente o si influenzano a vicenda?

Per me è una continua lotta tra la mia attività concertistica e quella didattica, le quali contrastano senza soluzione di continuità per accaparrarsi più tempo possibile nella mia giornata che, purtroppo, è costituita di sole 24 ore! Ma è fondamentalmente inevitabile che le due attività si influenzino a vicenda e traggano reciproca ispirazione e stimolazione l’una dall’altra.

Quest’anno lavoro sia in accademia che in conservatorio e nel frattempo sto organizzando la tournèe mondiale 2014 e sto lavorando al mio prossimo disco con scadenza a luglio. Si tratta di un’attività molto frenetica e il tempo a disposizione sembra non bastare mai. Facile immaginare che, in questo eclettico contesto, tutte le cose si incastrino vicendevolmente e che spesso abbiano bisogno le une delle altre.

Ma, dopotutto, il fatto di vivere sempre di corsa e nel caos totale esercita un certo fascino sulla mia persona ed è bello vedere che tutte le attività che svolgo, anche se possono sembrare separate, hanno diversi punti di incontro e lo stesso nesso artistico.

Qual’è il progetto sul quale stai lavorando in questo momento?

In parte ho risposto nella domanda precedente, nella quale accenno alla progettazione della mia tournèe 2014 e del mio nuovo disco.

Sto lavorando anche ad un progetto con orchestra d’archi moderna (con sez. ritmica) con l’orchestra d’archi del Cilento e Vallo di Diano per un nuovo progetto e per arrangiamenti di tango moderno.

Sto poi definendo in questi giorni un tour di masterclass e concerti a Mumbai, in India e sto riorganizzando il mio team internazionale di studenti che dovranno affrontare le competizioni internazionali che avranno luogo quest’anno; mi riferisco alle lezioni skype con gli studenti esteri e all’imponente lavoro che ci aspetta per ideare e organizzare i nuovi programmi e arrangiamenti dei brani che presenteranno alle competizioni future.

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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