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Trasimeno Blues. Nuove interpretazioni delle musiche popolari

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BluesDal 18 al 28 luglio si svolgerà Trasimeno Blues, una rassegna tra le più interessanti in Umbria.

Interessante non solo perché negli anni – la prima edizione è datata 1996 e siamo quindi vicini ai vent’anni – ha saputo rinnovarsi senza scadere nell’autocelebrazione. Ma soprattutto perché sta dimostrando di intendere la musica come una produzione complessa e non come una semplice rappresentazione, né tantomeno come mero spettacolo di intrattenimento (per quanto possa essere piacevole). Questa prospettiva organica – che dota gli organizzatori di uno sguardo più ampio, che ci permette ogni anno di incontrare musicisti da ogni dove, i quali dal canto loro interpretano la matrice blues attraverso un profondo caleidoscopio di combinazioni – prende forma principalmente in due direzioni. Da un lato in una serie di iniziative che sono nate come corollario della rassegna e che hanno avuto, negli ultimi anni, uno sviluppo che è andato oltre il blues e il canovaccio del festival. Dall’altro lato, in momenti di approfondimento attraverso i quali alla musica viene indirettamente restituito un valore culturale, nel quale sono inclusi i “comportamenti musicali” e sono impressi i processi attraverso i quali sono prodotte le espressioni musicali, determinate da fattori che vanno ben al di là delle combinazioni armoniche e dei moduli melodici, come la sfera del sociale e della politica.

Riguardo il primo punto, gli organizzatori di Trasimeno Blues hanno dato vita a eventi che si sono ricavati uno spazio caratterizzato da qualità e accessibilità della proposta. Fra questi ricordiamo soprattutto “Bianco, Rosso & Blues” e “Umbria gospel”. Come Trasimeno Blues, sono itineranti e si confrontano con un territorio più ampio, a differenza degli altri festival della nostra regione che invece si legano in modo esclusivo a una città.

Riguardo al secondo punto, cioè alla costruzione di una rete di eventi da cui emerge un approccio più inclusivo nei confronti delle produzioni musicali di matrice blues, vorrei soprattutto ricordare l’evento che contraddistingue l’edizione di quest’anno. Si tratta di un incontro sul tema della crisi politica del Mali. Il Mali è la culla del blues, come ci ricordano molti studiosi, musicisti e, non da ultimo, il regista Martin Scorsese, che, con il bluesman ed antropologo Corey Harris nei panni di una sorta di guida intercontinentale, nel 2002 ha girato il documentario “Dal Mali al Mississippi”. La conferenza è organizzata in relazione ad altri eventi (esclusivamente) musicali che vedranno la presenza di formazioni e artisti maliani, come i Terakaft – progetto tuareg ibrido, in cui figurano alcuni membri dei più famosi Tinariwen – e il chitarrista Vieux Farka Touré. Quest’ultimo è il figlio ed erede musicale di Alì Farka Touré, tra i più influenti chitarristi africani, divenuto famoso in tutto il mondo grazie alla World Circuit – la casa discografica che ha prodotto la maggior parte dei suoi dischi – e, soprattutto, dischi indimenticabili come “Talking Timbuctu” del 1994, scritto insieme a Ry Cooder.

Il titolo della conferenza è “Conflitto in Mali. La musica quale forza di pace” ed è introdotta così: “Le dinamiche complesse alla base della situazione di crisi in Mali, nella terra considerata la ‘culla del blues’, dove la musica, ricchezza inestimabile della cultura dei popoli maliani, è il mezzo più efficace per favorire la comunicazione, l’aggregazione e l’integrazione fra le persone”. Vi parteciperanno Rosalba Calabretta, Presidente associazione “Solidarité nard-sud”, Marta Amico, etnomusicologa, dell’organizzazione “Festival au desert” di Timbuktu e di “Presenze d’Africa” di Firenze. È in programma domenica 28 luglio, Castiglione del Lago, Palazzo della Corgna, ore 17.00.

 

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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