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Il tour d’addio dell’orchestra cubana Buena Vista Social Club

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Buena Vosta Social ClubQuando Ry Cooder, per tramite della World Cicuit Records – etichetta illuminata specializzata in musica cubana e dell’Africa occidentale – produsse il disco “Buena Vista Social Club”, qualcosa cambiò radicalmente nello scenario musicale internazionale. Era il 1997 e, sebbene la parabola della world music fosse nota a tutti e tanti generi fino a pochi anni prima sconosciuti fossero entrati a far parte delle “possibilità” di ascolto del pubblico occidentale, un gruppo di musicisti cubani – per giunta molto avanti con gli anni – ha raggiunto un successo planetario. Niente di paragonabile all’entusiasmo (soprattutto degli specialisti del settore) che qualche anno prima (nel 1994) aveva suscitato il disco “Talking Timbouktu” (prodotto dalla Hannibal Records), che lo stesso Ry Cooder aveva pubblicato con il chitarrista maliano Ali Farka Toure, o il disco “A meeting by the river”, in collaborazione con il figlio del chitarrista americano e il musicista indiano Vishwa Mohan Bhatt (nel 1992). “Buena Vista Social Club” (che è anche il nome dell’orchestra che di lì in poi ha iniziato una carriera internazionale inimmaginabile soprattutto per gli stessi attempati componenti) è stato il vero fenomeno musicale degli anni a cavallo del nuovo secolo. Un fenomeno che ha aperto gli occhi degli ascoltatori e dei discografici. Rinfrancati dalla possibilità che dai luoghi “remoti” del mondo musicale potessero emergere non solo buone canzoni, ma sopratutto musicisti in grado di comunicare un nuovo “modello” musicale: esotico (come indicavano i principi della world music) ma non retorico. Semplice, efficace, diretto e quindi comprensibile, in una forma che – filtrata dalle personalità degli artisti – si collocava in bilico tra la tradizione e la necessità di un rinnovamento dell’immaginario musicale internazionale. Dopo l’uscita del disco, il regista tedesco Wim Venders (con il quale Cooder aveva collaborato più volte in passato) girò un documentario sulla formazione cubana, ripercorrendo la storia e la carriera di tutti i componenti del Club e, di riflesso, di Cuba e della politica culturale del regime castrista. Ne è uscito un racconto avvincente e un film indimenticabile, che ha decretato il successo già avuto dal disco incassando in tutto il mondo oltre venti milioni di dollari. Ora, a distanza di quasi venti anni da quella rinascita, alcuni componenti del Buena Vista sono purtroppo scomparsi (Ibrahim Ferrer, Compay Segundo, Ruben Gonzales) e gli altri, ormai anziani sebbene in forma, hanno deciso di chiudere quell’esperienza con un tour d’addio che sta attraversando l’Europa e arriverà fino a Dubai. Alcuni giorni fa si sono esibiti alla cavea dell’Auditorium di Roma, riscuotendo un ottimo successo di critica e di pubblico. Per chi fosse interessato, l’orchestra sarà in tour fino al gennaio del 2015 e qui si può consultare il calendario delle esibizioni.

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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