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The new basement tapes: un supergruppo musica i testi di Dylan

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Lost in the river“Lost on the river” è il titolo dell’album del supergruppo The new basement tapes, pubblicato recentemente dalla Universal. Il progetto ha destato molto interesse tra i critici, per varie ragioni. Innanzitutto perché – come si può intuire dal nome che si è voluta dare la band – i musicisti coinvolti hanno lavorato su alcuni testi scritti da Bob Dylan nel 1967, quando cioè il cantautore di Duluth, convalescente dopo l’incidente in moto, produsse e registrò insieme a The Band di Robbie Robertson molto materiale finora ufficialmente inedito (“The basement tapes complete – The bootleg series vol. 11”, composto di 139 tracce, è stato definitivamente pubblicato dalla Columbia solo poche settimane fa). In secondo luogo “Lost on the river” è interessante perché è un disco denso e articolato, assemblato da musicisti straordinari, tutti giovani (se escludiamo un certo Elvis Costello) e, soprattutto, coordinati da T Bone Burnett. È inutile soffermarci su quest’ultimo e sui suoi lavori, sia come compositore che produttore. Basta probabilmente dire – anche per portare in queste righe una notizia meno diffusa – che è stato lo stesso produttore di Dylan a mettere nelle sue mani alcuni testi che Dylan scrisse in quel momento di grazia e che non musicò. Burnet ha fatto il resto e lo ha fatto nel migliore dei modi. Innanzitutto riunendo alcuni dei musicisti del panorama indie e new folk più ispirati del momento (insieme al già citato Costello): Jim James (My Morning Jacket), Rhiannon Giddens (Carolina Chocolate Drops), Taylor Goldsmith (Dawes) e Marcus Mumford (Mumford & Sons). E poi occupandosi lui del suono. Il disco è stato registrato in sole due settimane, è fantastico e molto vario, nonostante l’impronta di Burnett incolli tutte e venti le tracce.

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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