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Adamo Volpi (1911 – 1980) – seconda parte

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Preludio op. 31 (1949, Ancona, Edizioni Farfisa)

 

INTRODUZIONE

Nel precedente articolo abbiamo visto che il primo pezzo per fisarmonica pubblicato da Adamo Volpi fu il Moto perpetuo, brano ovviamente di stampo brillante e virtuosistico nel solco di una tradizione – già piuttosto presente nel repertorio dello strumento ad ance libere – che accanto a numerose trascrizioni del celebre Moto perpetuo di Paganini e brani affini, vedeva vari pezzi originali nella medesima forma di autori come Luigi Oreste Anzaghi (v. il 2° articolo), Pietro Deiro, Charles Magnante (l’interessante Perpetual Motion, 1934).

Ma il brano che diede subito un immediato e duraturo successo all’organista/compositore fu certamente il Preludio op. 31 che originariamente, in base al manoscritto della composizione (e a comunicazioni personali di Gervasio Marcosignori), doveva essere intitolato “Preludio dorico”, forse non tanto per il tipo di scala utilizzata – giacché in realtà l’autore impiegò una comune scala tonale minore – ma in riferimento alla città di Ancona, denominata per l’appunto la “dorica”, sede delle edizioni Farfisa, le quali pubblicarono il brano nel 1949, ovvero l’anno dopo il succitato Moto perpetuo. Il pezzo fu poi edito anche in Inghilterra, dalla M.A.P. di Londra, grazie all’interessamento del musicista/editore Adrian Dante, che potremmo definire il “Boccosi inglese”.Adamo Volpi - manoscritto Preludio Op. 31

La forma “Preludio” in realtà non presenta una struttura codificata, ma spesso esprimeva un breve brano strumentale suonato in maniera estemporanea prima del pezzo vero e proprio (ad es. Preludio e fuga) ed ha sostanzialmente attraversato buona parte della storia della musica occidentale: dai preludi organistici di Buxtehude e poi di Johann Sebastian Bach, fino a quelli pianistici di Rachmaninov, Šostakovičo, Scrjabin e oltre, passando per quelli celebri di Chopin o Debussy.
Nell’ambito della letteratura originale per fisarmonica la “forma” Preludio era stata già utilizzata, ad esempio, da Hugo Herrmann (1896-1967) e da Felice Fugazza, il quale appena nel 1948 aveva pubblicato il suo Preludio e Fuga (di cui parleremo prossimamente).

Dopo Volpi scrissero invece dei Preludi per fisarmonica: Pasquale Stajano (1950), Hans Lang (1951), Emilio Cambieri (1955, v. Trittico Polifonico), M. Seiber (Präludium [und Fuge] im Stile Buxtehudes in a-moll, 1955), Louis Lunazzi (Preludio n.1e n.2, 1953/1957), ecc. fino a Mario Balestra (Preludio in sol minore). Ma nessuno di questi raggiunse il successo del volpiano Preludio op. 31 che, come scrisse Vittorio Melocchi, nel suo articolo “Le composizioni di Adamo Volpi” (v. “Fisarmonica”, n.5 – 1963): «crediamo sia il pezzo più popolare ed il più eseguito (e molte volte… maltrattato). Perfettamente aderente alle caratteristiche foniche della fisarmonica, da effetti bellissimi».
Di fatto, un “tuffo tecnologico” nella rete rivela ancor oggi che il pezzo è piuttosto diffuso e suonato a livello internazionale (e a volte purtroppo ancora maltrattato!); basti ricercare ad esempio su YouTube, per scoprire che vi sono attualmente almeno 25-26 video attinenti.

Adamo Volpi - Preludio (copertina)Con il Preludio op. 31 la letteratura per fisarmonica “scopre” un certo tipo di testura polifonica e specificatamente “barocca”, anche se, a onor del vero, già dal 1909 Giuseppe Gagliardi aveva suonato Bach con il suo prototipo di fisarmonica a “bassi sciolti”. Ad ogni modo non è certo un caso che un musicista come Adamo Volpi – che come abbiamo visto oltre che grande organista fu uno degli ultimi “Maestri di cappella” italiani – vide nelle ance libere non solo un legittimo erede delle antiche tastiere, ma anche uno strumento “analogico” per la riproposizione di tradizionali scritture e procedimenti contrappuntistici, avendo come principale modello il titano Johann Sebastian Bach.
Allargando poi lo sguardo al panorama musicale nazionale ed internazionale dell’epoca, ovvero all’indomani del secondo conflitto mondiale, occorre tener presente che diversi artisti (non solo musicisti) anziché rivolgere la loro arte ai dolori e alle problematiche esistenziali dell’uomo contemporaneo, sperimentando e cercando nuove vie, come molti esponenti delle cosiddette avanguardie (in genere sostenuti dalla critica “ufficiale”), intesero invece recuperare e idealizzare determinati concetti di bellezza, anche presi dal passato più o meno recente, sentiti come necessari… tanto più in momenti difficili, ma anche pieni di speranza, come quelli del dopoguerra. Adamo Volpi era sicuramente uno di questi artisti che traeva ispirazione dal passato, soprattutto per traghettare uno strumento “nuovo” come la fisarmonica verso il futuro.

 

BREVE ANALISI

L’incipit della composizione è costituito da una scala ascendente, in sedicesimi, di re minore melodica che conduce subito a una reiterata cadenza perfetta. Tale attacco del pezzo ricorda l’incipit del preludio bachiano BWV 554, il secondo degli “Otto piccoli preludi e fughe”, alcuni dei quali sono però di attribuzione incerta, perché secondo alcuni musicologi potrebbero essere opera di Johann Tobias Krebs (1690-1762), organista e compositore tedesco, padre di quel Johann Ludwig Krebs, uno degli allievi più abili di Johann Sebastian Bach.Adamo Volpi - Preludio Op. 31 (estratto 1)
Tutto il pezzo è costituito da idee archètipe che indubbiamente si riferiscono ad una testura polifonica di stampo barocco ma che, a ben vedere, potremmo anche definire “senza tempo”, esattamente come la musica del sommo Bach.

Attraverso varie modulazioni e progressioni viene quindi sapientemente presentato tutto un vocabolario di moduli ritmico-melodici e armonico-contrappuntistici che, lungi dall’essere riproposti come semplici e banali stereotipi, sono assunti come veri e propri archetipi di una antica e gloriosa tradizione musicale sinceramente ri-espressa, anche perché vissuta quotidianamente in prima persona dall’autore come studioso, concertista e didatta.

Il climax si raggiunge a batt. 44, dove inizia una poderosa progressione modulante (per quinte discendenti) con accordi alla m. d., arricchiti da trilli, e contrappuntati da un movimento scalare discendente alla m. s. costituito da sedicesimi.Adamo Volpi - Preludio Op. 31 (estratto 2) Dopo altri efficaci, ma più brevi, episodi in progressione modulante si giunge ad una cadenza grazie alla quale lo strumentista può dimostrare un certo qual misurato virtuosismo.Adamo Volpi - Preludio Op. 31 (estratto 3)
Dopo la suddetta cadenza, la cui parte finale – con quegli arpeggi sostanzialmente a parte late – sembra ricalcare un po’ la scrittura violinistica, il brano si conclude con una coda che, riproponendo l’incipit iniziale, termina attraverso perentori e sonori accordi in allargando.

Riguardo alla interpretazione del brano, Vittorio Melocchi, nel già citato articolo “Le composizioni di Adamo Volpi”, oltre a vari consigli tecnici, scrisse:
«Si dia a tutto il pezzo un’impronta di stile organistico mantenendo un ritmo uguale e costante, con espressione misurata e severa senza sdolcinature».
E qui occorre sottolineare che, all’epoca – fine anni Quaranta / inizio anni Cinquanta – non era assolutamente facile, né scontato, trovare fisarmonicisti che potessero facilmente ottenere il “suono” auspicato da Melocchi, oltre che dall’autore, pur essendoci in circolazione ottimi strumenti con ottime “voci”!
Ragion per cui sarebbe da riconsiderare anche il ruolo ed il valore “educativo” che tale brano – e altri consimili – ha avuto per intere generazioni di fisarmonicisti in Italia e all’estero.
D’altronde pressoché tutte le composizioni fisarmonicistiche di Volpi conservano un particolare e potenziale valore didattico, sia puramente tecnico, come già accennato per il Preludio e sia per la formazione di un gusto musicale valido allora come oggi.

Perciò un brano del genere, a mio parere, non dovrebbe mancare nella formazione tecnico-musicale del fisarmonicista, anche perché risulta essere un efficace compendio di tecnica manuale/tastieristica, contenendo scale, arpeggi, note doppie (terze, quarte, seste), accordi, trilli, e ovviamente vari procedimenti polifonici. Si rivela quindi un ottimo studio per il controllo del mantice e del suono “tenuto”. Ma è anche utilissimo per la mano sinistra, e in particolare per il relativo manuale a “bassi standard”, il quale è veramente ben sfruttato, con molti passaggi a sedicesimi che richiedono una buona scioltezza. E come disse il concertista Marcosignori: «è di una certa difficoltà in quanto i bassi della fisarmonica svolgono la funzione della pedaliera [oltre che di “secondo manuale organistico di rinforzo”], mentre la mano destra si comporta come se fosse sulle tastiere di un organo» (Sandro Strologo, Adamo Volpi. Organista, concertista e compositore. V. Bibliografia).
La musica di Adamo Volpi (libretto CD)A tal proposito occorre sottolineare come Volpi, accettando i “limiti” imposti dal suddetto manuale “standard”, lo abbia poi valorizzato sfruttandone e massimizzandone le sue caratteristiche fondamentali, ad iniziare dalla sua struttura per quinte e quarte che, personalmente, da tempo considero una vera e propria “concretizzazione organologica” del cosiddetto circolo delle quinte, venutasi a creare nel nostro strumento dopo alcuni secoli di evoluzione della storia della musica e degli strumenti musicali.

In considerazione di tutto ciò non ha quindi molto senso eseguire il Preludio op. 31 su una “moderna” fisarmonica a “bassi sciolti”, come a volte capita di ascoltare, non solo e non tanto per un discorso puramente “filologico”, ma proprio per non tradire il suono particolare che l’autore aveva in mente e desiderava. È poi altrettanto vero che sarebbe raccomandabile e auspicabile, utilizzare determinati strumenti con meccanica “standard”, ovvero aventi una struttura fonica consona alla tipologia del brano.

 

CONCLUSIONI

Preludio op. 31 fu naturalmente subito impiegato come “pezzo d’obbligo” in vari concorsi d’esecuzione, a partire dal III Concorso Nazionale per Fisarmonicisti di Ancona del 1949, dove fu proposto nella categoria “Extra – concertisti”. Ecco la sbalorditiva classifica dei vincitori, un “podio” che oggi possiamo affermare essere stato davvero prestigioso: 1. Davide Anzaghi, 2. Luciano Fancelli, 3. Aldo Ceccato. Questi invece i nomi di alcuni componenti la commissione giudicatrice: Franco Alfano (Presidente), Lino Liviabella (Vice presidente), Pietro Argento e lo stesso Adamo Volpi! Ma il brano ha fatto veramente il giro del mondo, grazie anche a fisarmonicisti come Gervasio Marcosignori, che lo incluse stabilmente in repertorio e dopo circa settantanni lo si può letteralmente considerare un vero e proprio “classico” della fisarmonica.

Esso è stato poi trascritto per vari ensemble – di fisarmoniche, sole o con altri strumenti – e anche per organo, sia dall’autore che da altri musicisti. Come per tutti i “classici” è stato eseguito negli ambienti più disparati, dal più umile saggio scolastico nei paesini sperduti di montagna alla nobile sala da concerto delle grandi metropoli.
Su questo brano vi sono un paio di aneddoti interessanti, raccontati più volte dal M° Marcosignori e poi riportati anche dal testo di Strologo. Raccontava il celebre concertista fidardense che, nei primi anni Cinquanta, in occasione di un suo concerto al Liceo musicale di Pavia, dopo aver suonato il Preludio op.31, fu elogiato dal M° Gleich, il quale gli disse “Caro maestro, con questo pezzo puoi girare tutto il mondo!”. Poi, a testimonianza di come fosse sicuramente nuovo e marcato per la fisarmonica dell’epoca lo stile contrappuntistico del Volpi, ascoltando lo stesso Preludio, un noto e famoso musicista, seduto in prima fila tra il pubblico, esclamo: “Ma questo è Bach!”, al che Marcosignori fece poi presente che la composizione era stata scritta appositamente per fisarmonica.
Naturalmente il pezzo è stato registrato, nel corso dei decenni, da molti fisarmonicisti, tra i quali citiamo lo stesso Gervasio Marcosignori, Valentino Lorenzetti, il finlandese Veikko Ahvenainen, lo statunitense Robert Davine, lo spagnolo Enrique Ugarte, ecc. (v. l’incompleta ma esaustiva discografia sottostante).  L’ultima incisione del brano dovrebbe essere quella, in prima mondiale assoluta, della fisarmonicista Eleonora Tomassetti che con Samuele Telari – altro ottimo giovane fisarmonicista, qui nelle vesti di pianista – interpretano il brano nella versione per fisarmonica e pianoforte (nel CD La musica di Adamo Volpi), registrato in occasione del concerto finale della Rassegna musicale nazionale Adamo Volpi, svoltasi nel novembre 2011 presso il Centro Congressi di Loreto per il centenario della nascita del musicista cremonese, loretano d’adozione. Tale versione, la stessa che l’autore eseguì varie volte in duo con Marcosignori, per certi aspetti esalta ancor di più il carattere barocco della composizione.

 

BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA ESSENZIALE

Assandri Giordano – Ruggeri Marco, Adamo Volpi. Musiche per il Santuario di Loreto, N.E.C. (Nuova Editrice Cremonese), 2010;

Boccosi Bio – Pancioni Attilio, La fisarmonica italiana, Ancona, Farfisa, 1963-64;

Brannelli Gina, Adamo Volpi, AWW news report, su www.accordionsunlimited.co.uk, 2006;

Melocchi Vittorio, Le composizioni per fisarmonica di Adamo Volpi, in periodico “Fisarmonica”, Ancona, Farfisa, 1963;

Mugnoz Alessandro, La musica di Adamo Volpi. Serata finale della Rassegna Nazionale “Adamo Volpi 2011”, booklet del relativo CD, Ellera Umbra (PG), Prendinota, 2012;

Strologo Sandro, Adamo Volpi. Organista, concertista e compositore, Fondazione Cassa di Risparmio, Loreto, 2011;

Jercog Aleksi, La fisarmonica. Organologia e Letteratura, Caselle di Altivole (Treviso), Physa, 1997.

Jercog Aleksi, Super VI Scandalli. Una fisarmonica nella storia, Caselle di Altivole (Treviso), Physa, 2004.

 

DISCOGRAFIA ESSENZIALE

– Disco 45 g. Preludio op. 31 – Fileuse, Volpi, Gervasio Marcosignori, fis., Ancona, Farfisa, 1950;

– Disco 33 g./audiocassetta Accordion Portrait, Gervasio Marcosignori, fis., Londra, Decca, 195?;

– CD Veikko Ahvenainen. Historic Recordings, 1966-68,Veikko Ahvenainen, fis., Finlandia, Accordia, 2005;

– Disco 33 g. Valentino Lorenzetti, Valentino Lorenzetti, fis., Milano, P. A., 197?;

– Disco LP 33g. / CD Robert Davine, The Concert Accordion Artistry di Robert Davine,Accordion – with The Lamont Chamber Players, Robert Davine, fis., Denver – USA, Crystal Records, 1979/1995;

– CD E. Ugarte, Classics on the Accordion, Enrique Ugarte, Munich – Germany, Arc Music, 2001;

– CD La musica di Adamo Volpi. Concerto finale della Rassegna Nazionale “Adamo Volpi 2011”,
Eleonora Tomassetti, fis.- Samuele Telari, pf., Ellera Umbra (PG), Prendinota, 2012.

Autore: Alessandro Mugnoz

Alessandro Mugnoz ha scritto 26 articoli.



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