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Come un pesce nel Boccale – Alberto Savinio, la musica e la metafisica

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“COME UN PESCE NEL BOCCALE”

Alberto Savinio, la musica e la metafisica

(prima parte)

 

La sua famiglia, di cognome, fa De Chirico. Il padre, Evaristo, è un ingegnere ed è impegnato nella costruzione della rete ferroviaria greca; la madre, Gemma Cervetto, discende da un’antica famiglia ligure di architetti; il fratello maggiore si chiama Giorgio e sarà uno dei massimi esponenti del mondo delle avanguardie artistiche del ’900.Come un pesce nel boccale - Giorgio De Chirico Lui, Andrea De Chirico, però, dal 1913, per le proprie performance artistiche preferisce usare lo pseudonimo di Alberto Savinio con il quale firmerà racconti, romanzi, dipinti, cronache teatrali e musicali, partiture. Andrea nasce nel 1891 ad Atene ed è considerato il “bello della famiglia e nostra madre ne era molto fiera; lo vestiva con grandi baveri di trina che spiccavano sulla casacca di un blu oltremare”[1]. Nel 1903 si diploma in pianoforte e composizione al Conservatorio di Atene e tre anni dopo, alla morte del padre, abbandona la Grecia con tutta la famiglia: “Lasciavo la terra nella quale ero nato e avevo consumato la parte mitica della mia vita, partivo per un’altra terra di cui non avevo ancora se non una conoscenza ideale, ma alla quale mi sentivo legato da vincoli di sangue e di pensiero”[2]. Ma il soggiorno italiano dura poco. Per l’educazione artistica dei figli, Gemma Cervetto sceglie Monaco, dove Andrea studia armonia e contrappunto con Max Reger, compositore considerato, da alcuni, «ponte» fra il linguaggio tardoromantico e l’atonalità.Come un pesce nel boccale - Max Reger Massimo Mila, musicologo, liquida, però, in poche battute, il musicista bavarese, ritenendo errato “vedere in lui un precursore delle moderne tendenze della musica oggettiva, «pura», come si suol dire: l’aridità, l’impoverimento morale e contenutistico denunziati nella sua arte avvengono per carenza di personalità, non per partito preso”[3]. Eppure Reger, ai suoi tempi, è considerato il Bach moderno ed è anche grazie ai suoi insegnamenti che il giovane Andrea De Chirico persevera nella composizione. È proprio negli anni bavaresi che scrive musiche e libretto di Carmela, un’opera che riceve anche l’apprezzamento di Pietro Mascagni e l’interessamento dell’editore musicale Ricordi, ma che, ciononostante, resterà inedita e andrà perduta.

Il giovane De Chirico non dimentica l’Italia. Ci torna ogni tanto, per esempio per ascoltare Arturo Toscanini alla Scala che dirige il Crepuscolo degli Dei in cui la “straordinaria dolcezza dei violini che a Sigfrido rammentano il murmure del bosco, mi tirava fuori del palchetto, mi faceva girare come un pesce nel boccale, sotto il grande lampadario della sala”[4].Come un pesce nel boccale - Arturo Toscanini Nel 1909, poi, torna a stabilirvisi con la famiglia, prima a Milano, poi a Firenze, salvo un breve viaggio a Monaco per eseguire alcune sue composizioni.

Nel 1910, Andrea ha solamente 18 anni ma decide di trasferirsi a Parigi, già capitale delle più interessanti espressioni artistiche internazionali. È lì che un anno dopo assiste alla prima di Petrouschka di Igor Strawinsky, con la coreografia di Sergej Djagilev, ed è lì che è raggiunto dalla madre e dal fratello.Come un pesce nel boccale - Igor Stravinsky Nel 1912 conosce Guillaume Apollinaire, la cui rivista “Le Soirées de Paris” è un cenacolo di artisti. Ecco come il poeta francese ricorda l’artista italiano: “Sono stato invitato da un giovane musicista ad ascoltare la sua musica. È un uomo […] pieno di talento […] e penso che sentiremo di nuovo parlare di lui”[5]. Tramite Apollinaire, Andrea De Chirico incontra Jean Cocteau, Pablo Picasso, Francis Picabia, Max Jacob tra gli altri. Si entusiasma per i lavori di Djagilev e inizia a comporre musiche per balletto firmandosi, per la prima volta, “Albert Savinio artiste dionysiaque”. L’anno successivo, mentre l’Europa e il mondo intero stanno per essere sconvolti dalla Grande Guerra, pubblica sulla rivista di Apollinaire Le drame et la musique in cui definisce la propria concezione della musica, definita “sincérisme”, e Les Chants de la mi-mort. Il progetto musicale di Savinio prevede un rapporto paritario tra l’azione drammatica e quella musicale garantendo a ciascuna di esse la piena autonomia, poiché la “musica è un’arte eccezionale che non tollera di essere “confezionata”, e che esige di essere impiegata tale e quale essa è…”[6]. Nell’insieme di un’opera, l’elemento musicale e quello drammatico dovranno essere visti in un’associazione completamente disinteressata. L’elemento musicale, indipendente, deve partecipare all’azione drammatica con lo stesso valore e la stessa libertà che questo elemento possiede quando appare accidentalmente all’interno del dramma continuo della vita. Savinio propone degli esempi: considerando il movimento di una strada come un’azione drammatica, l’elemento musicale potrebbe essere dato non solo dalle grida e dalle voci della strada stessa, ma dal suono di un pianoforte proveniente dalla casa più vicina; oppure, all’azione che si svolge all’interno di una camera potrebbe essere associato il suono di una canzone con la quale un gruppo di operai accompagna il proprio lavoro e che dall’esterno penetra nella stanza attraverso una finestra aperta. Invece, sostiene Savinio, gli autori musicali della propria epoca, a qualsiasi scuola appartengano, cercano ancora di tradurre in musica delle impressioni. La musica di Savinio “è costruita in maniera regolare” scrive Apollinaire.Come un pesce nel boccale - Apollinaire “Essa si basa unicamente sulla linea melodica e rifiuta tutta la ricerca di armonia che potrebbe farla sospettare di impressionismo. Ed è assai curioso osservare che, per via di un procedimento così semplice, Savinio sia arrivato a comporre delle opere musicali che hanno una forza di costruzione e una potenza severa del tutto in accordo con l’austerità che caratterizza la nostra epoca. La musica di Savinio […] gioca un ruolo tra i più indipendenti; essa non si associa affatto al dramma, né traduce in suoni impressioni e situazioni, ma si limita a tenere, nell’insieme, il proprio ruolo poetico […]. I conoscitori di musica saranno soddisfatti nell’apprendere che il giovane musicista, nelle sue ultime opere, ha soppresso le divisioni per misure. La sonorità della sua orchestra sarà molto differente da tutte quelle degli altri compositori contemporanei che siamo abituati ad ascoltare. Egli non tiene in alcun conto l’effetto sensoriale risultante dalla fusione di tutti gli strumenti, né degli altri effetti orchestrali dello stesso genere. Savinio tiene a fare della musica moderna un’arte elevata, pura, poetica e e severa”[7].

Il corrispettivo drammatico delle teorie esposte da Savinio sono Les Chants de la mi-mort. In essi “il protagonista è l’uomo nuovo calato in una dimensione inquietante e angosciosa come quella della morte che, però, si ricopre di altre valenze e apre la strada alla rivisitazione della stessa in una direzione completamente diversa. […] Savinio enuclea due punti chiave attorno ai quali ruotano tutti gli altri: il male e la morte. Il surrealismo, la psicoanalisi reintroducono in arte, in maniera completamente diversa, questi due elementi: il male, visto in un’accezione non più dispregiativa, e la morte che è uno dei più feroci tabù dell’uomo, l’innominabile, riciclata anch’essa in un continuo movimento di metamorfosi.”[8]. Per Savinio tutta la realtà è permeata dall’«enigma», che deve essere chiarito anche nella musica e attraverso di essa. L’«enigma» può essere scoperto “lasciandosi andare a tutti i sensi, liberandosi della ragione pura, dell’estremismo razionalistico come del positivismo o dell’impressionismo musicale, […] lasciandosi prendere invece dal magma che ognuno ha dentro e che rispecchia il magma del reale. La stessa cosa vale per la musica che non abbisogna di lumi o interpretazioni”[9].

Il nuovo in musica è anche “dissonanza vertiginosa, detonazione spirituale, ironico e severo scardinamento dell’attesa armonica[10]”. Presso la sede della rivista di Apollinaire, il 24 maggio del 1914, Savinio si esibisce in un concerto che resterà famoso per la veemenza dell’esecuzione: “in piedi davanti al pianoforte, in maniche di camicia, lo si vide dimenarsi, urlare, fracassare la pedaliera, descrivere mulinelli, pestare la tastiera coi pugni”[11].Come un pesce nel boccale - Alberto Savinio Scrive ancora, a questo proposito, Apollinaire: “[…] credo che di qui a due anni egli farà a pezzi tutti pianoforti esistenti a Parigi, dopodiché potrà partire per il mondo e fare a pezzi tutti i pianoforti esistenti nell’universo. Il che potrebbe essere un buon sollievo”[12]. La musica di Savinio è assolutamente indipendente da quella allora predominante a Parigi. Solamente labili riferimenti a Stravinsky, Ravel, Debussy, mentre prevalgono elementi di sfrontata ironia e di visioni oniriche che precorrono il dadaismo (1916) e il surrealismo (1924)[13]. Nelle note introduttive al programma della serata, Savinio stesso scrive che la propria musica non è “affatto armoniosa, né armonizzata, ma è, per così dire, una musica disarmonizzata. La struttura si basa essenzialmente sul disegno. Ciascuno di questi disegni […] si ripete due, tre e perfino quattro volte, secondo il bisogno naturale dell’orecchio; e, dopo una pausa di un solo tempo, un disegno differente interviene subito”. Si tratta di dichiarazioni nelle quali è facile ravvisare un’anticipazione di “quelle tendenze riduttive del linguaggio musicale che, attraverso l’atonalità […], sfoceranno nelle nuove proposte strutturali delle neoavanguardie. Leggendo oggi questa suite per Les Chants de la mi-mort […] ci si trova sorprendentemente in presenza di un modus operandi e di una tecnica pianistica, sia pure ancora allo stato sperimentale […], che precorrono analogicamente i procedimenti dei Klavierstücke di uno Stockhausen o di un Boulez”[14].

È il 1915. Anche l’Italia entra in guerra e i fratelli De Chirico sono chiamati alle armi. Entrambi partono prima per Firenze, poi per Ferrara dove conoscono Carlo Govoni, Filippo De Pisis e Carlo Carrà, che sarà protagonista, insieme a loro, dell’esperienza della pittura metafisica.Come un pesce nel boccale - Carlo Carrà La poetica metafisica prospetta il trapasso dell’umanesimo italiano “in una dimensione metafisica aspaziale e atemporale, il suo distacco dalla vita, il suo situarsi per sempre nel dominio della morte. E […] la morte è l’irrazionale, l’assurdo, il sonno ed il sogno paragonati alla veglia e alla razionalità dell’esistenza”[15]. In quegli stessi anni, Andrea (ormai Alberto Savinio, ed è così che lo chiameremo d’ora in poi) decide di privilegiare l’impegno letterario rispetto a quello musicale. Non è la passione per la musica che lo abbandona, bensì il timore di esserne soggiogato. E le parole con le quali spiega questo passaggio nella propria vita sono profondamente esplicative della sua concezione della musica: “Musicista, io mi sono allontanato nel 1915 all’età di ventiquattro anni dalla musica, per “paura”. […] Per non cedere totalmente alla volontà della musica. Perché avevo sperimentato su me stesso gli effetti deprimenti della musica. Perché da ogni crisi musicale io sorgevo come da un sogno senza sogni. Perché la musica stupisce e instupidisce”[16].

 

NOTE

[1] Giorgio De Chirico, Memorie della mia vita, Milano, Rizzoli, 1962, p. 28.
[2] Alberto Savinio, Narrate, uomini, la vostra storia, Milano, Adelphi, 1984, p. 133.
[3] Massimo Mila, Breve storia della musica, Torino, Einaudi, 1977, p. 325.
[4] Alberto Savinio, Opere. Scritti dispersi. Tra guerra e dopoguerra (1943-1952), Milano, Bompiani, 1989, p. 1379.
[5] Guillaume Apollinaire, Albert Savinio, in “Mercure de France”, 1 giugno 1944 (ns. trad.).
[6] Alberto Savinio, Le drame et la musique, in Scatola sonora, Torino, Einaudi, 1977, p. 426 (ns. trad.).
[7] Guillaume Apollinaire, Musique Nouvelle, in “Paris Journal”, 21 maggio 1914 (ns. trad.).
[8] Silvana Cirillo, Alberto Savinio. Le molte facce di un artista di genio, Milano, Bruno Mondadori, 1997, p. 89-90.
[9] Ibidem, p. 90.
[10] Alfredo Giuliani, “Savinio dei fantasmi”, in Hermaphrodito e altri romanzi, Milano, Adelphi, 1995, p. XXV.
[11] Ibidem.
[12] Guillaume Apollinaire, op. cit.
[13] Luigi Rognoni, “Itinerario musicale di Savinio” in A. Savinio, Scatola sonora, Torino, Einaudi, 1977, p. VI.
[14] Ibidem, p. VII.
[15] Giulio Carlo Argan, L’arte moderna. 1770-1870, Firenze, Sansoni, 1981, p. 425.
[16] Alberto Savinio, Scatola sonora, op. cit., pp. 8-9.

 

PER APPROFONDIRE

BIBLIOGRAFIA

CAVADINI L., PEGORARO, S. (a cura di), Giorgio de Chirico e Alberto Savinio. Colloquio, Cinisello Balsamo (MI), Silvana Editoriale, 2007.

CIRILLO, Silvana, Alberto Savinio. Le molte facce di un artista di genio, Milano, Bruno Mondadori, 1997.

SABBATINI, Marco, L’argonauta, l’anatomico, il funambolo. Alberto Savinio dai «Chants de la mi-mort» a «Hermaphrodito», Roma. Salerno Editore, 1997.

PEGORARO, Silvia (a cura di), La famiglia de Chirico. I geni della pittura. Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Ruggero Savinio, Milano, Skira 2006.

PORZIO, Michele, Savinio musicista. Il suono metafisico, Venezia, Marsilio 1988.

SAVINIO, Alberto, Ascolto il tuo cuore, città, Milano, Adelphi, 1984.

SAVINIO, Alberto, Casa «la Vita», Milano, Adelphi, 1988.

SAVINIO, Alberto, Sorte dell’Europa, Milano, Adelphi, 1977.

SAVINIO, Alberto, Tutta la vita, Milano, Adelphi, 2011.

SAVINIO, Maria, Con Savinio, a cura di Angelica Savinio, con una nota di Leonardo Sciascia, Palermo, Sellerio, 1987.

 

LINK AUDIOVISIVI

https://www.youtube.com/watch?v=-c7eqKayxc&index=77&list=PLGQv0Wzp7C09IveomxP2UuqH59tKRtMjc

 

Autore: Sergio Macedone

Sergio Macedone ha scritto 62 articoli.



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