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Il campo eterno per le idee

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Federico García Lorca, la linguamusica e l’urlo della siguiriya

(prima parte)

 

A Granada “ogni ora del giorno ha un suono diverso. Sono sinfonie di suoni dolci quelle che si sentono… E al contrario degli altri paesaggi sonori che ho sentito, questo paesaggio della città romantica modula senza sosta. […] Si potrebbe dire che suoni ogni cosa… la luce, il colore, le forme. […] Il rumore del Dauro è l’armonia del paesaggio. È un flauto di immensi accordi che gli ambienti circostanti fanno suonare. […] Nelle mattine di sole ci sono allegrie di musica romantica […]. Se c’è la luna, una nausea vaga di profonda sensualità invade gli accordi. Se non c’è la luna…, il fiume canta una melodia fantastica e unica…”[1].

Il campo eterno per le idee - la famiglia LorcaÈ qui, in Andalusia, in un’atmosfera dal sapore musicale al tempo stesso così impalpabile e così carnale, che nel 1898 nasce Federico García Lorca. Ed è qui che, appena 38 anni dopo, morirà sotto i colpi della falange franchista, insorta contro il legittimo governo repubblicano. Il campo eterno per le idee - Lorca al pianoIl villaggio d’origine è Fuente Vaqueros, a poca distanza da Granada, dove il padre, Federico García Rodriguez, possidente terriero, ha sposato in seconde nozze Vicenta Lorca Romero, maestra elementare, donna colta, sensibile e con una grande passione per la musica, che trasmette al figlio fin dall’infanzia. È lei che insegna a suonare la chitarra al piccolo Federico ed è lei che persuade il marito a trasferire l’intera famiglia nel capoluogo per favorire gli studi dei ragazzi. A Granada, però, all’istruzione scolastica e universitaria (si laureerà, comunque, in Giurisprudenza) il futuro poeta preferisce la lettura, il disegno e, soprattutto, la musica. Nel 1914, inizia lo studio del pianoforte con il maestro Antonio Rodríguez Segura, allievo di Giuseppe Verdi, al quale, quattro anni dopo, dedicherà il suo primo libro, l’unico in prosa, Impressioni e paesaggi. Schubert, Schumann, Mendelsshon, Chopin, Beethoven, Albéniz, Ravel, Debussy sono i musicisti preferiti da Federico. A quest’ultimo intitolerà anche una poesia, pubblicata nel 1927:

“La mia ombra va silenziosa

sull’acqua del canale.

Nella mia ombra le rane stanno

private delle stelle.

L’ombra scaglia sul mio corpo

riflessi di cose immote.

La mia ombra va come immensa

zanzara color di viola.

Cento grilli vogliono dorare

la luce del canneto.

Una luce nel mio petto nasce

dal canale riflessa”[2].

L’interesse per Debussy si manifesta nel contesto della sua ammirazione per la cultura francese, tanto diffusa in tutta Europa dalla fine del secolo precedente. Al compositore riconosce il merito di aver introdotto nella musica sonorità nuove: un “progressista” non compreso dal pubblico e dalla critica tradizionalista, abituati alla magniloquenza e alla norma consacrata.Il campo eterno per le idee - Debussy In un articolo pubblicato la prima volta sul Diario de Burgos del 17 agosto 1917, dal titolo “Divagazione. Le regole della musica”, così come in altre prose giovanili[3], García Lorca dimostra di aver già ben assimilato la terminologia tecnica musicale: “Gli «scolastici», stupidi come sono, mettono i bastoni tra le ruote e ancora si scandalizzano delle «quinte contigue»; usandole si possono invece ottenere risultati eccezionali. Com’è meraviglioso infatti ascoltare certe straordinarie modulazioni di Debussy! […] Per molto strani che siano gli intervalli disgiunti di seconda che tanto impiega Debussy, nessuno può affermare o negare che ciò sia un assurdo; soltanto potrà dire «Mi piace», «Non mi piace»; ma mai «Questo è male» o «bene»”[4]. Lorca apprezza, in Debussy, l’uso libero della dissonanza, la maggiore libertà nell’espressione della tonalità e la rottura della regolarità temporale[5] e, in seguito, influenzato dalle idee del compositore Manuel de Falla, gli apparirà come una sorta di deus ex machina di un mutamento di rotta della musica spagnola, che tanto auspica. Debussy è, infatti, per de Falla, colui che per primo si è accostato alle potenzialità armoniche della chitarra, strumento per eccellenza della musica spagnola, accrescendone le trame sonore con nuovi effetti, che i musicisti iberici avevano sempre disdegnato. Composizioni di Debussy che nulla avevano a che vedere con la Spagna (Fantoches, Mandoline, Masques, Danse sacrée et danse profane, il secondo movimento del Quartetto), sostiene de Falla, possono essere considerati, per le loro sonorità, come alcune delle danze andaluse più belle che siano mai state scritte[6]. “Le regole della musica” di Lorca rivela una visione estetica ancora debitrice del romanticismo, in cui la musica è l’arte per eccellenza, l’espressione di una profonda interiorità, la forma più alta di manifestazione di uno stato d’animo, alla quale la parola è subordinata: “La musica è passione e indeterminatezza. Con le parole si dicono cose umane; con la musica si esprime ciò che nessuno conosce né può definire, ma che esiste in tutti con maggiore o minore forza. La musica è l’arte per natura. Si potrebbe dire che è il campo eterno per le idee… […] Gli spiriti forti o deboli, ma grandi, non fanno mai attenzione alle regole, perché le regole dell’arte sono valide soltanto per certe persone. E quando arrivano gli appassionati, gli epopeici, i dolcemente isterici o folli, non le tengono presenti, e vanno avanti basandosi sul loro cuore; ed ecco Wagner, così disprezzato e amato; e Ravel, così tecnico e strano che fa suonare strumenti che non esistono, e Debussy, con la sua profonda e stravagante malinconia…”[7].Il campo eterno per le idee - Ravel Alle considerazioni tecniche si alternano ancora le note passionali, come quelle, brucianti, con le quali il giovane Lorca conclude l’articolo: “A molti le cose incomprensibili di quest’arte impediscono di poter gustare sensazioni che nessun’altra arte dà a vantaggio della stessa anima. Conosco persone che smisero di ascoltare la musica, oppresse dalle idee che questa faceva venir loro. Un’arte così non può seguire regole. La notte non ha regole, e neppure il giorno. Dunque, pochi sono e saranno quelli che parleranno tragicamente con essa… È un vampiro che divora lentamente il cervello e il cuore… Esempi? Tutti i musicisti”[8].

Accanto ai grandi compositori classici, negli interessi e nella formazione musicale di García Lorca c’è il folclore andaluso. La sera, al “Caffè Alameda” e al “Riconcillo”, i due locali più bohémien di Granada, intorno al pianoforte di Federico, che suona canzoni tradizionali, si radunano gli amici, incantati dal suo fascino.Il campo eterno per le idee - foto 5 bis Alla musica si alternano conversazioni appassionate sulla letteratura: Antonio Machado e Juan Ramón Jiménez, poeti modernisti, ma con profonde radici nella cultura popolare, sono gli autori più amati da questo cenacolo di giovani intellettuali del quale García Lorca è l’indiscusso animatore.Il campo eterno per le idee - Antonio Machado Nel 1919, Federico scopre un ambiente ancor più stimolante a Madrid. Qui è ospite della Residencia de Estudiantes, il più importante centro culturale di Spagna, che impartisce un insegnamento liberale ai figli della borghesia illuminata. Qualsiasi interferenza della Chiesa e dello Stato è interdetta dalla Residencia, che si propone di integrare l’insegnamento universitario con le riflessioni della scienza più avanzata e con quelle delle avanguardie artistiche internazionali[9].Il campo eterno per le idee - la Residencia Federico vi è giunto grazie all’interessamento del suo professore di diritto pubblico, Fernando de los Rìos, che sarà ministro della Pubblica Istruzione della Repubblica, il quale intuisce subito la sua vivace intelligenza e la sua creatività. In quel periodo, tra gli ospiti della Residencia c’è anche il futuro regista Luis Buñuel a cui si aggiungerà, di lì a poco, Salvador Dalí,Il campo eterno per le idee - Lorca e Bunuel che in un testo autobiografico del 1942 ricorderà: “[…] la personalità di Federico García Lorca mi impressionava immensamente. Il fenomeno poetico nella sua integrità e nella sua crudità mi stava dinanzi, in carne e ossa, confuso, sanguinante, vischioso e sublime, lucente di mille fuochi oscuri, di biologia sotterranea, velato dall’originalità della sua forma”[10].

Federico ha cominciato a scrivere poesie nel 1916 e i suoi primi versi, insieme a quelli degli anni immediatamente successivi, rimarranno a lungo inediti. Per la critica odierna costituiscono già una “perfetta, compiuta espressione poetica, di livello alto e di multiforme ispirazione, tanto più se si considera la giovane età dell’autore”[11]. In un manoscritto datato “Notte del 15 ottobre 1917” l’adolescente García Lorca annota: “Un anno che sono partito per il bene della letteratura”[12]. Probabilmente si deve al padre se Federico diventa poeta e non musicista. Proprio nel 1916, infatti, muore il maestro di piano e l’ambizione del giovane di proseguire gli studi musicali a Parigi si scontra con il rifiuto paterno.Il campo eterno per le idee - Lorca giovane È allora che la poesia diventa il suo rifugio esistenziale, la sua unica ragione di vita: “Io non mangio, non bevo, non capisco nient’altro che la Poesia”[13], dirà qualche anno dopo. Il 1921 è l’anno della prima pubblicazione ufficiale di una sua raccolta di versi. Nel Libro de Poemas i richiami alla corrente modernista sono evidenti ed i temi ruotano attorno alle tante sfaccettature delle malinconie giovanili: il dolore interiore, i dilemmi esistenziali, gli interrogativi sulla vita, l’amore, la speranza, la morte. Dov’è, in queste poesie, il giovane allegro e vitale che tutti gli amici ammirano? Dov’è la sua simpatia “simile a una porta da cui entri il mare che tutto travolge”[14]? Dov’è la persona magica, che “irradia felicità”[15], capace di esercitare un “magnetismo cui non resisteva nessuno”[16]? Risponde lo stesso Federico: “Sono un povero ragazzo appassionato e silenzioso che quasi come il meraviglioso Verlaine porta dentro di sé un giglio impossibile da innaffiare, mostrando agli occhi ottusi di chi mi guarda una rosa molto rossa del colore sensuale della peonia primaverile, che non corrisponde alla verità del mio cuore. […] Tristezza dell’enigma di me stesso”[17]. È la giovanissima sorella di Salvador Dalí,Il campo eterno per le idee - Ana Maria e Salvador Dali Ana María, a cogliere per prima, durante un soggiorno del poeta nella villa della loro famiglia a Cadaqués, i lampi di malinconia che si sprigionano dagli occhi di Federico e il suo straziante terrore per la morte, che gli sembra perennemente in agguato: “Il pensiero della morte lo tormenta. In mare crede che le piccole onde che s’infrangono contro la barca vogliano inghiottirlo. […] dobbiamo occuparci di lui, accarezzarlo, prenderlo per mano; […] e il fatto d’essere mano nella mano lo fa sentire legato alla vita”[18]. Ma solo a pochi, intimi amici Federico concede di conoscere il proprio dramma interiore. Così come nasconde la graduale scoperta della propria omosessualità, che lo turba profondamente e che lui stesso fatica ad accettare. A tutti gli altri continua a proporre l’immagine del giovane vivace ed estroverso. Solamente nel 1934, a Montevideo, in un’intervista rilasciata al poeta Alfredo María Ferrero, dichiarerà di sentirsi “circondato dalla morte”[19].

La frequentazione di tanti artisti ed intellettuali legati al mondo delle avanguardie influenzerà certamente alcune opere di García Lorca (in Poeta en Nueva York, del 1929, sarà molto forte l’ascendenza del surrealismo, conosciuto attraverso Dalí e Buñuel), ma, proprio nei primi anni della Residencia, Federico rafforza il proprio interesse per la cultura tradizionale andalusa, soprattutto per quella musicale.

 

NOTE

[1] Federico García Lorca, Impressioni e paesaggi, Roma, Newton Compton Editori, 1976, pp. 99-100.
[2] F. García Lorca, “Canciones” (“Debussy”), in Poesie, Parma, Guanda, 1966, vol. I, p. 457.
[3] F. García Lorca, Prosa inédita de juventud, (ed. Christopher Maurer), Madrid, Cátedra, 1994.
[4] F. García Lorca, “Divagazione. Le regole della musica”, in Impressioni e paesaggi, p. 142-143.
[5] Victoria Cavia, El joven García Lorca: un paisaje musical de sus textos a través del mundo sonoro de Verlaine y Debussy, in http://cuadernosmusicayartes.javeriana.edu.co/.
[6] Anna Addessi, Claude Debussy e Manuel de Falla, Un caso di influenza stilistica, Bologna, Clueb, 2000.
[7] F. García Lorca, “Divagazione. Le regole della musica”, op. cit., p. 143.
[8] Ibidem, p. 144.
[9] Tra le personalità che frequentarono la Residencia, in qualità di conferenzieri o di residenti, figurano: Albert Einstein, Paul Valéry, Alfonso Reyes, Marie Curie, Igor Stravinsky, John M. Keynes, Blas Cabrera, Alexander Calder, Walter Gropius, Eugenio d’Ors, Gilbert Keith Chesterton, Louis Aragon, Henri Bergson, Pedro Salinas, Le Corbusier, Miguel de Unamuno, Juan Ramón Jiménez, Paul Claudel, José Ortega y Gasset, Rafael Alberti, Manuel de Falla.
[10] Salvador Dalí, La mia vita segreta, Milano, Abscondita, 2006, p. 142.
[11] Glauco Felici, “Nota all’edizione italiana”, in F. García Lorca, Il mio segreto. Poesie inedite 1917 – 1919, Milano, Mondadori, 2012, p. XXVI.
[12] Miguel García-Posada, “Introduzione”, in F. García Lorca, Il mio segreto. Poesie inedite 1917 – 1919, op. cit., p. XII.
[13] Idem.
[14] Rafael Alberti, “Federico García Lorca”, in I Protagonisti, n. 15, Milano, C.E.I., 1965, pp. 395-396.
[15] Pablo Neruda, Confesso che ho vissuto, Milano, Sugar Edizioni, 1974, p. 151.
[16] Luis Buñuel, Dei miei sospiri estremi, Milano, SE, 2005, p. 72.
[17] Robert. Marrast, “Cartas inéditas de G. Lorca”, in Insula, nn. 228-229, Madrid, dicembre 1965.
[18] Ana María Dalí, Salvador Dalí visto por su hermana, Barcellona, Juventud, 1953, p.102.
[19] Intervista ad Alfredo María Ferrero, citata in Enrico Di Pastena, “Postfazione” a F. García Lorca, Gioco e teoria del duende, Milano, Adelphi, 2007, p. 44.

 

PER APPROFONDIRE

 

BIBLIOGRAFIA

ALBA, Federico, Wagner, Strauss, Debussy, Ravel, Stravinskij, Ribera (AG), Edizioni Momenti, 2011.

BUÑUEL, Luis, Sette film, Torino, Einaudi, 1974.

DALÍ, Salvador, 50 segreti magici per dipingere, Milano, Abscondita, 2004.

DALÍ, Salvador (a cura di R. Santos Torroella), Lettere a Federico García Lorca. 1925-1936, Milano, Archinto, 2009.

DOLFI, Laura (a cura di), L’imposible/posible di Federico García Lorca (Atti del Convegno di studi, Salerno, 9-10 maggio 1988), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1989, pp. 231-233.

JIMÉNEZ, Juan Ramón, La stagione totale, Milano, Mondadori, 1973.

LESURE, François, Debussy. Gli anni del simbolismo, Torino, EDT, 1994.

MACHADO, Antonio, Poesie, Roma, Newton Compton, 1971.

MIGLIACCIO Carlo, Invito all’ascolto di Debussy, Milano, Ugo Mursia Editore, 2011.

MINGUET BATLORI, Joan M., Salvador Dalí, cine y surrealismo(s), Barcelona, Parsifal Ediciones, 2003.

 

LINK AUDIOVISIVI

 

https://www.youtube.com/watch?v=i4hW7LZ-ldU ?

Autore: Sergio Macedone

Sergio Macedone ha scritto 63 articoli.



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