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In mostra lo scenario musicale e i suoni della Prima Guerra Mondiale

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ManifestoDal 2014 si sono succeduti vari eventi – e continueranno fino al 2018 – che commemorano l’anniversario della Prima Guerra Mondiale. Scorrendo i giornali ci si può anche rendere conto che le manifestazioni coprono varie forme di rappresentazione, che vanno dalla mostra di cimeli, uniformi o fotografie, alla presentazione di progetti orientati alla multimedialità, fino a spettacoli nei teatri sulle varie forme di espressione che si sono sviluppate in relazione al conflitto mondiale. Uno degli eventi più significativi è senza dubbio quello che è stato organizzato al Museo del Risorgimento di Roma l’anno scorso. Si è trattato di una mostra tutto sommato tradizionale, all’interno della quale però si è sviluppato un percorso attraverso numerosissimi documenti di varia natura (foto, video, oggetti, libri, lettere, cartoline, giornali, opere d’arte, musica). Il Museo del Risorgimento è il soggetto di riferimento per questo periodo storico e per questo detiene l’archivio più completo di documenti risalenti agli ultimi decenni del XIX secolo e ai primi del XX. In quella mostra era stata dedicata un’attenzione particolare allo scenario musicale, in riferimento al quale era stata allestita una sezione curata dall’ICBSA (quello che una volta si chiamava Discoteca di Stato) con una serie di documenti sonori che davano conto del fermento che, a vari livelli, aveva interessato le musiche negli anni della Prima Guerra Mondiale. A Perugia, a Palazzo Baldeschi al Corso, è stata allestita una mostra simile a quella di Roma, che fa però riferimento, oltre che a quello nazionale, anche allo scenario regionale. Seguendo il percorso ci si accorge che anche qui (la mostra è stata inaugurata il 25 febbraio e resterà aperta fino al 2 giugno) è stata dedicata una sezione ai suoni della grande guerra. Da un lato attraverso le voci, prima fra tutte quella di Diaz che declama il famoso bollettino della vittoria (in mostra è esposto, su un grammofono, il vinile dove è stata registrato originariamente il testo). Poi attraverso la produzione sonora, sia colta che popolare. Già nell’atrio del palazzo (che affaccia su corso Vannucci) è possibile ascoltare una selezione di brani prodotti negli anni del conflitto: dalla famosa “O Gorizia” (nella versione cantata da Sandra Mantovani al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1964), a una serie di canti napoletani (tutti tratti dall’Archivio Fonografico di Napoli: “Villanova” cantata da Gennaro Pasqualino, “’O guaglione ‘e malavita” cantata da Liliam Fuller, “Guapparìa” cantata da Giacomo Rondinella), fino ad alcune opere composte da Ottorino Respighi (“Le fontane di Roma” e “Antiche arie e danze per liuto”, rispettivamente del 1916 e del 1917) e un’interessante scaletta di brani popolari e canti storici. Tra questi vi sono “Oh Dio del cielo”, cantato dal gruppo umbro La Brigata Pretolana, “U Rusignu”, un trallallero registrato in Liguria, “La leggenda del Piave” e “Ta-Pum”. Non mancano – come si può immaginare – alcune espressioni del Futurismo: “La battaglia di Adrianopoli 1924. Definizione di Futurismo” di Filippo Tommaso Marinetti e “Awekening of a city” di Luigi Russolo.

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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