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La Nonesuch Records annuncia nuove produzioni: Plant, Thile e Amidon

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Robert Plant LullabyArrivano ottime notizie dalla Nonesuch Records, la casa discografica fondata nel1964 da Jac Holzman, allora a capo della Elektra Records, e impegnata più di altre ad ampliare l’orizzonte delle produzioni musicali negli Stati Uniti e non solo. Le buone notizie riguardano la pubblicazione di almeno tre dischi da non perdere: il nuovo di Robert Plant, che uscirà il nove settembre e si intitolerà “Lullaby and… The Ceaseless Roar”, con il quale il cantante dei Led Zeppelin debutta alla Nonesuch; il nuovo disco del duo formato dal contrabbassista Edgar Meyer e il mandolinista Chris Thile, e “Lily-O”, l’ultimo lavoro del cantante e polistrumentista Sam Amidon, prodotto da Valgeir Sigurðsson e dal chitarrista e compositore jazz Bill Frisell.

Come abbiamo più volte scritto in queste pagine, la Nonesuch ha sviluppato un progetto di produzione che ha garantito la diffusione internazionale di molti artisti “alternativi”. Ma il riflesso più importante di questo lavoro si è avuto nello sdoganamento di tanti generi marginali al mercato musicale mainstream – e, ovviamente, di tanti artisti che oggi ricoprono un ruolo importante nel panorama musicale internazionale – che, anche se con le solite reticenze, inizia ad aprire piccoli spazi di interazione con una visione sostanzialmente più articolata e forse anche più radicale della musica. Una visione più radicale che rimanda, nei migliori casi, a un nugolo di espressioni radicate negli elementi geografici, culturali e sociali che si riflettono nella tradizione musicale.

Due dei dischi in questione – quello di Amidon e quello di Thile e Meyer – sono, infatti, molto legati alle musiche popolari americane. Entrambi, infatti, sebbene attraverso interpretazioni stilisticamente differenti, lasciano emergere il comune background folk-country e folk-blues. Il duo Thile e Meyer (il cui primo disco omonimo è uscito nel 2008, accogliendo critiche molto positive) affronta questo legame in modo più diretto (sebbene il disco sia composto da brani originali), attraverso una narrazione musicale ricca di suggestioni e virtuosismi, che si sviluppa sul dialogo essenziale tra mandolino e contrabbasso. Il disco di Sam Amidon – che suona fiddler, banjo e chitarra, ed è accompagnato dal bassista Shahzad Ismaily e dal batterista Chris Vatalaro – propone un’interpretazione personale di brani della tradizione. E si caratterizza per un’impronta jazzistica, ravvisabile nell’improvvisazione e nel carattere estemporaneo degli arrangiamenti. Per quanto riguarda “Lullaby and… The Ceaseless Roar”, ciò che ci interessa sottolineare è che – al di là dello stile inconfondibile del frontman dei Led Zeppelin e della sua voce straordinaria – racchiude le “passioni” etniche a cui Robert Plant ci ha abituato da alcuni anni a questa parte. Nonostante, infatti, nove degli undici brani che compongono l’album siano stati composti insieme alla nuova band The Sensational Space Shifters (Justin Adams: bendirs, djembe, chitarre, tehardant, voce; John Baggott: keyboards, loops, moog bass, piano, tabal, voce; Juldeh Camara: kologo, ritti; Billy Fuller: basso, drum programming, omnichord, upright bass; Dave Smith: batteria; Liam “Skin” Tyson: banjo, chitarra, voce), l’intera scaletta è attraversata da suggestioni “african”. “È un album”, come si può leggere nelle note di presentazione, “che allinea abilmente i chakra della leggendaria carriera di Plant, ma è anche un atto coraggioso di reinvenzione. La sua unicità non è mai stata più evidente”.

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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