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Marc Berthomieux: la melodia come colonna portante

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Marc BerthomieuxFisarmonicista di punta della scena francese e non solo, Marc Berthomieux è un musicista estremamente versatile, dalla ricca cultura musicale e perfettamente a suo agio in ogni contesto stilistico. Attraverso questa piacevole conversazione, traccia un excursus della sua brillante attività artistica.

Nel corso del tuo percorso artistico sei rimasto affascinato da alcune eccellenze della musica mondiale, tra i quali: Pat Metheny, Sting, Antonio Carlos Jobim, Stevie Wonder, Al Jarreau, Michel Petrucciani, Astor Piazzolla, Marcel Azzola. Quali segreti hai carpito da loro?

«Sono degli artisti che ascolto da molto tempo. Li ho visti almeno una volta dal vivo, come Antonio Carlos Jobim al Jazz de Montreux nel lontano luglio del 1985. Lo stesso dicasi per Astor Piazzolla, che ho ascoltato a Ginevra. Ho assistito a un concerto di Marcel Azzola quando avevo 11 anni. Ho jammato con Michel Petrucciani al festival di Calvi, in Corsica, nel 1992, e l’ho ammirato parecchie volte dal vivo. Ho incontrato personalmente Al Jarreau nel 2016. Invece, Pat Metheny, è venuto a farmi visita a Parigi, con mia grande sorpresa».

Dee Dee Bridgewater, Richard Bona, André Ceccarelli, Andrea Bocelli, Placido Domingo sono solo alcuni dei nomi altisonanti del panorama musicale internazionale con i quali hai condiviso il palco. Quali sono i ricordi più preziosi legati ai concerti con questi artisti eccelsi?

«Ho accompagnato Dee Dee Bridgewater per più di duecento concerti nel mondo, di cui alcuni in Italia, Paese dove è molto conosciuta. Quindi, ho molti suoi ricordi. Richard Bona è stato uno dei miei bassisti nel mio primo gruppo, prima che partisse per gli Stati Uniti. Abbiamo collaborato diverse volte. Sono stato un fan di Andrè Ceccarelli e, per me, è stato un sogno ospitarlo nei miei dischi. Ho suonato due volte con Andrea Bocelli, in televisione. La collaborazione fu breve, ma molto intensa. Stessa esperienza con Placido Domingo per un programma televisivo, ma lo avevo già incontrato nel 1998, perché ho fatto parte di una grande orchestra formata da cento elementi con i quali ho accompagno i tre tenori (Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Josè Carreras, ndr) in cima alla Tour Eiffel, in occasione del Mondiale di calcio. Spesso, sono delle storie fuori dal comune. È stata una grande fortuna averli incontrati».

Marc BerthomieuxSei un fisarmonicista particolarmente eclettico, che fonde la sua espressione artistica attraverso un erudito mélange tra jazz e musica europea. Come nasce questo maliarda commistione?

«Questa commistione stilistica è nata quando avevo undici anni, grazie a una mia ampia cultura musicale. Il pubblico danzava sulle mie note, dalla musica agée a quella pop. Questo genere musicale particolarmente movimentato mi ha consentito di avvicinarmi, a piccoli passi, al jazz, tramite serate private. Solo quando ho raggiunto i 30 anni ho deciso di tentare la fortuna a Parigi, componendo, suonando insieme a jazzisti professionisti, nonché collaborando con svariati cantanti. Conservo, con tenerezza, un grande ricordo del periodo in cui ho vissuto in terra parigina, dove ho praticato musica da ballo. È stata una formidabile scuola di musica e, nello stesso tempo, una vera scuola di vita».

Sei un prolifico e sensibile compositore. Quali sono le peculiarità dei tuoi brani originali?

«Non so se posso definirmi un compositore prolifico. Compongo quando ho qualcosa da raccontare. Non ho mai utilizzato la fisarmonica per scrivere, in modo tale da non cadere negli automatismi, oppure nelle frasi banali. Amo comporre con il piano, con la chitarra e, soprattutto, registrando la mia voce. Quando capisco di avere in mente una melodia, lavoro nel mio studio per preparare una prima versione partendo dall’inizio, per poi riascoltarmi. Una composizione può prendere forma subito oppure necessita di una gestazione che dura molti mesi. Non ci sono regole. Tutto è basato sulla melodia».

Sei endorser della Beltuna, prestigioso marchio italiano di fisarmoniche. Quali sono le principali caratteristiche tecniche di questi strumenti?

«Sono strumenti di alta qualità, sotto tutti i punti di vista: suono, prestigio dei materiali, tecnologia avanzata, varietà dei registri e affidabilità. Sono rimasto incantato quando ho conosciuto questo marchio di fisarmoniche, oltre a visitare, più volte, la fabbrica produttrice. Oggi esistono molti marchi di fisarmonica, ma, specialmente a livello di assemblaggio, non sono all’altezza della Beltuna. I dipendenti di questa azienda sono molto competenti».

Suoni fisarmoniche Beltuna sia in studio di registrazione che dal vivo?

«Sì, sia dal vivo che in studio di registrazione. Possiedo diverse marche di fisarmonica in funzione delle mie esigenze artistiche. Ma scelgo la Beltuna per il suono incredibile che produce. È uno strumento molto versatile per via dei suoi vari registri. La gamma Beltuna è molto ampia e offre differenti modelli dalle varie particolarità. È molto interessante testarli, in maniera tale da confrontarli. Dunque, ho scelto una fisarmonica molto vicina alla tradizione francese».

Marc Berthomieux“Le Bal Des Mondes” è il tuo nuovo progetto discografico. Potresti spiegare la gestazione e il mood di questo nuovo album?

«Il nuovo album racchiude molti dei miei desideri e funge da ponte per il mio primo disco intitolato Le Couleurs d’ici, come se volessi ritornare alle mie tradizioni. Le Bal Des Mondes, inoltre, rappresenta un fil rouge con “Vent du Sud”, “Vent du Nord” e “Vent d’Ouest”. Nel mio ultimo progetto discografico racconto nuove storie e omaggio gli artisti che amo particolarmente. Posso aggiungere che collaboreranno dodici musicisti e un’orchestra d’archi formata da diciassette elementi».

Hai programmato un tour di presentazione per  Le Bal Des Mondes?

«Sì, ma non ho ancora programmato le date. L’album sarà pubblicato in autunno del 2018. Probabilmente, ci saranno delle news che usciranno prima dell’estate. La presentazione si terrà a Parigi, subito dopo l’uscita del CD. In seguito, penserò a diverse formule di presentazione per questo nuovo progetto. Parecchi brani di questo disco si possono eseguire in trio, quartetto, quintetto o addirittura in duo. Amo l’idea di presentare le diverse versioni dell’album. Dal mio punto di vista, una buona composizione può essere eseguita da un’orchestra sinfonica o in duo. Non suono generalmente in “solo”, ma credo che troverò il tempo per farlo. Considerando questi due concetti, è importante, comunque, condividere la musica».

Autore: Stefano Dentice

Stefano Dentice ha scritto 158 articoli.



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