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Musica senza confini … Gli Armonite presentano “And the Stars above”

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And the Stars Above - ArmoniteIl primo impatto, per un utente abituato a sonorità meno aggressive e rivoluzionarie è sicuramente forte e, almeno nel mio caso, è servito più di un ascolto per decifrare il linguaggio musicale proposto dal compositore Paolo Fosso e dal violinista Jacopo Bigi (alias Armonite) in “And the Stars above”. Prodotto da “Cleopatra Records”, un’etichetta discografica indipendente con sede a Los Angeles, il progetto, costituito da 12 tracce (+ 2 bonus) è chiaramente pensato per il mercato cinematografico, così come si evince anche dall’orientamento artistico dei due musicisti in oggetto, ma che non esula da contenuti altamente espressivi pur tra numerose contrapposizioni ritmiche ed armoniche.

Il perché ci si sia rivolti a questo tipo di mercato, quello delle colonne sonore, è ciò che vorremmo ci fosse spiegato direttamente da Paolo Fosso …

Il cinema è una delle mie più grandi passioni di sempre: seguo il mercato mainstreame quello indipendente con grande attenzione, e ho un debole per le colonne sonore. La mia musica parte da un’idea di immagini in movimento, situazioni di vita vissuta o più astratte, nell’ambito delle emozioni, ma sempre intese ad accompagnare dinamiche sensoriali che si sviluppano nel tempo, come in una scena cinematografica.

Come si elaborano le tracce per le scene di un film? L’ispirazione arriva dai montaggi sottoposti alla tua attenzione oppure si sviluppa un’idea concepita preventivamente?

Non esiste una regola definitiva. A volte, regista e compositore si ritrovano quando il montaggio è in bozza per il cosiddetto lavoro di “spotting”, per capire dove la musica entra ed esce. Ma l’aspetto più complicato resta stabilire come si evolve la scena in termini musicali. Altre volte il compositore ha più tempo, viene coinvolto prima di girare: in questo caso, con la sceneggiatura in mano, si lavora di immaginazione e si costruiscono i temi principali, che poi si arrangiano in fase di montaggio.

ArmoniteAlla base delle vostre performance, presumo ci sia una formazione “classica” anche in virtù della tipologia degli strumenti che suonate … Questa evoluzione artistica che vi ha portato ad affacciarvi sul mercato cinematografico è dettata da esigenze di mercato o rappresenta un vostro obiettivo?

Più che altro un’interpretazione naturale dei nostri tempi. La musica contemporanea è poliedrica e investe diversi settori dell’attualità, tra cui il cinema, i videogiochi, la pubblicità, le installazioni multimediali … Qualcuno la chiama “musica applicata” e sento di essere vicino a questo modo di intenderla.

In alcune tracce emerge una chiara “anima rock” pur con sonorità accattivanti (mi riferisco all’utilizzo del violino), ma un po’ inusuali se si pensa al genere proposto. Ti sei ispirato a qualche modello in particolare?

Non davvero: il bagaglio musicale da cui parto è molto vario e abbraccia generi diversi, che spaziano dal pop al rock, dal metal alla musica antica, dalla musica etnica al musical, passando attraverso la computer musice le colonne sonore della cultura pop.

Ascoltando i brani, tra l’altro molto ben arrangiati, mi ha colpito l’utilizzo di alcuni suoni elettronici … Faccio riferimento a What’s the Rush, By heart, Next Ride … La scelta delle timbriche è comunque condizionata da una sequenza di immagini oppure è frutto solamente della tua fantasia?

Tutte e due! L’ispirazione muove da un lavoro di fantasia che, nel mio caso, produce anche una sequenza di immagini: mi aiuta a strutturare meglio le dinamiche emozionali. L’elettronica fa parte del mio background: a 6 anni i miei genitori mi hanno regalato un Commodore VIC-20 e ho subito cominciato con le basi della programmazione. Da allora non ho mai smesso di giocare con i suoni, tra sequencere sintetizzatori.

Siete stati anche premiati con una Menzione d’Onore nelle categorie Performance e Instrumental all’International Songwriting Competition 2017 dalla giuria composta da Tom Waits, Lorde, Bastille, Billy Cobham, Ziggy Marley, Don Omar, and Keane … Bella roba!!!

Ahah, sì, siamo molto soddisfatti: su oltre 16.000 partecipanti provenienti da 140 paesi, è sicuramente un bel traguardo, soprattutto perché abbiamo sempre pensato che la nostra musica non fosse immediata, e invece arriva, nonostante il genere di difficile interpretazione.

ArmoniteFermo restando che sia questa la strada da perseguire … C’è spazio sul mercato cinematografico italiano per l’estro di un musicista come te, oppure bisogna, comunque, rivolgersi all’estero?

Secondo me c’è e ci sarà sempre più spazio, sopratutto con la diffusione di tecnologie che consentono a tutti di girare il proprio film. Certo è che all’estero la rispondenza e il rispetto verso il proponente sono molto più accentuati e questo è un fatto squisitamente culturale: se scrivo in Inghilterra o in Giappone mi rispondono subito, sia per un sì che per un no. In Italia, purtroppo, siamo abituati a non rispondere.

Dopo And the Stars above, cosa è lecito aspettarsi?

Ora andremo in tour per promuovere l’album, a partire dal Giappone, dove suoneremo a Osaka, Kyoto e Tokyo: un paese che per molti, noi compresi, ha un significato forte, legato a produzioni cinematografiche e musicali molto libere dagli stilemi e dai vincoli della nostra cultura, con una mescolanza di generi che ha prodotto opere geniali. Poi finirò il mio demo di musiche da film prima di dedicarmi al prossimo album. Con qualche sorpresa in più …!

Autore: Gianluca Bibiani

Gianluca Bibiani ha scritto 1123 articoli.



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  • 21 novembre 2018Strumenti&Musica Festival
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