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Pillole di jazz… la cura che mette tutti “d’…accordo” – 2° parte

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Microlezioni di armonia jazz – Jazz for two keyboards

di Pino Jodice
 

Pino JodiceModulo 2

Proseguiamo il nostro percorso verso la conoscenza dell’armonia jazz soffermandoci ora sull’accordo diminuito che ha bisogno di piccoli chiarimenti sulla sua derivazione. Infatti oltre ad essere generato dall’armonizzazione della scala minore armonica (VII grado), l’accordo diminuito deriva da un accordo di settima di dominante con la nona minore una terza maggiore sotto:

 

 

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 1)
 
 
 
 
 

 

B° deriva da G7b9 viceversa eliminando la tonica all’accordo di G7b9 non rimane altro che l’accordo B°. La risoluzione dell’accordo di settima di dominante è sul I grado maggiore o minore formando così la principale cadenza perfetta V – I

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 2)

 

 
 
 
 
e così con il VII – VIII (I)
 
Pillole di jazz - 2° parte (esempio 3)
 
 
 
 
 
Poiché l’accordo diminuito è formato da 4 intervalli di terza minore (4 note equidistanti) si può notare che in realtà gli accordi diminuiti sono 3. Gli accordi C°Eb°Gb°A° non sono altro che i fondamentali e rispettivi rivolti, quindi come se fossero praticamente lo stesso accordo.Abbiamo quindi: C°Eb°Gb°A° / Db°E°G°Bb° / D°F°Ab°B° = 3 accordi diminuiti per 4 rivolti esattamente 12 accordi diminuiti (tutte le tonalità con i rispettivi enarmonici).
 
Pillole di jazz - 2° parte (esempio 4/1)      Pillole di jazz - 2° parte (esempio 4/2) 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto possiamo stabilire le relazioni che esistono tra l’accordo diminuito, l’accordo di derivazione (V7) e la sua naturale risoluzione.

Pillole di jazz - 2° parte (tabella)

È quindi inevitabile osservare come le relazioni dei tre gruppi sopra raffigurati possano incrociarsi nelle derivazioni e nelle risoluzioni dando così origine a nuove progressioni e sostituzioni:

Es. G7 > Eb opp. D° > C etc…

Questi due accordi svolgono un ruolo importante nel blues che è appunto la prima forma che ora andremo ad analizzare. Il blues si distingue principalmente dalle altre forme e lo si riconosce anche per questo, poiché composto da 12 misure. L’esempio N. 5 mostra la struttura armonica “primordiale” di un blues in F7 tipico degli anni ’30 – ’40 che si può ascoltare in una versione live di Sonny Boy Williamson armonicista/cantante visibile su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=AGUGXOxs6p0&feature=related).

 

 

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 5)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si può notare in questo caso come la presenza di soli accordi di settima di dominante possa essere fuorviante nello stabilire la tonalità, essendo tutti un quinto grado. Infatti, la scala che utilizzeremo per costruire delle melodie su questi accordi, è quella costruita proprio sul V grado (Modo Misolidio) come descritto nell’esempio N.5 e cioè F7 = Scala e tonalità di Bb, ma si dice blues in F7. Negli esempi N.6 e N.7 sono rispettivamente utilizzate, come semplici applicazioni, una formula di accompagnamento tipica del blues sul modo misolidio e un tema, che per omaggio al portale abbiamo intitolato Strumenti&Musica Blues (S&M Blues), costruito sulla scala blues, dove caratterizzanti sono: la terza minore e la quinta diminuita, cosiddette “Blue Note” (evidenziate in rosso). Una considerazione di carattere ritmico va però fatta per l’esecuzione corretta di questi due esempi e cioè che le crome devono essere suonate con la pronuncia jazzistica che Giuliana Soscia affronterà dettagliatamente nella sua sezione dedicata alla fisarmonica.

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 6)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 7)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comprendere meglio questo argomento che riguarda più da vicino la composizione e l’improvvisazione, analizzeremo nelle prossime “Pillole di Armonia Jazz” proprio le scale da utilizzare sugli accordi e la “Modalità”.

 

 

Applicazione del medesimo argomento con applicazione sulla fisarmonica a bassi standard

di Giuliana Soscia
 
Giuliana SosciaPer quanto riguarda gli esempi 1-2-3-4 ci soffermeremo sempre esclusivamente sulla parte armonica eseguita solo con i bassi sorvolando gli accordi di settima di dominante e di settima diminuita, poichè li troviamo già costituiti. Nell’esempio N.1 troviamo l’accordo di settima di dominante con la nona minore, precisamente G7b9; suoneremo il basso di G e aggiungeremo l’accordo di F° che non è altro che un rivolto dell’accordo di B° (accordo di derivazione del G7b9) e vediamo come c’è, anche qui, un parallelismo tra accordo di settima b9 e accordo diminuito.
 
 
 
Pillole di jazz - 2° parte (esempio 1 - fisa) 

 

 

 

 

 

Questa soluzione si può trasportare naturalmente in tutte le altre tonalità, per tutti gli altri accordi di dominante nona bemolle. Andiamo ora all’esempio N.2. L’accordo di sesta potrebbe essere composto dal basso di Do con l’aggiunta della triade di Do maggiore e del contrabbasso di La, ma purtroppo il risultato è errato perché il La è più grave della triade di Do. Otterremo quindi l’accordo di Am7, in questo caso saremo costretti a completare l’accordo di sesta con le note della mano destra, assicurandoci che la sesta non sia più grave rispetto all’accordo stesso.

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 2 - fisa)

 

 

 

 

 

 

 

Ora passiamo all’esecuzione degli esempi N.6 e 7. La prima cosa che dobbiamo sapere quando si affronta un brano jazzistico è la pronuncia swing. In teoria dovremmo eseguire le crome non come scritte ma come se fossero parte di una terzina, dove la prima croma coincide con la prima nota della terzina e la seconda coincide con la terza nota della terzina. Infatti, nelle battute 2°, 4°, 6°, 8°, 9°, 10° dell’esempio N.7(S&M Blues), ci troveremmo ad eseguire una terzina con la mano destra e una duina con la mano sinistra; in realtà si esegue invece in questo modo:

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 7 - seconda battuta)

 

 

 

 

 

Per dare maggiormente il senso dello swing, aiutandoci con il mantice, possiamo esercitarci nell’eseguire le scale con accenti sulla II e IV nota della quartina. Per quanto riguarda l’esecuzione dei bassi, cioè dell’accompagnamento dell’esempio N.6 e 7, possiamo comunque eseguire le note del basso della sopra citata versione pianistica, realizzando un semplice walking bass con la seguente diteggiatura:

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 3 - fisa)

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito altre formule semplici di accompagnamento:

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 4 - fisa)

 

 

 

 

 

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 5 - fisa)

 

 

 

 

 

 

Pillole di jazz - 2° parte (esempio 6 - fisa)

 

 

 

 

Autore: Gianluca Bibiani

Gianluca Bibiani ha scritto 1123 articoli.



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