La multiformità stilistica come valore aggiunto

Raffaele Conti – Ra(c)cordion (An Accordion for the Dirty Work – Live in Italy)

Esistono svariati musicisti che per scelta, per impostazione “dogmatica”, talvolta per pigrizia o per mancanza di curiosità, si fossilizzano solo ed esclusivamente su un unico genere quasi come se fosse una ragione di vita. Altri, invece, molto più inclini all’esplorazione di lidi stilistici differenti, affrontano generi musicali diversi fra loro soprattutto per caratteristiche melodiche, armoniche e ritmiche. Uno fra questi è l’intraprendente fisarmonicista Raffaele Conti, protagonista di un nuovo episodio discografico intitolato Ra(c)cordion (An Accordion for the Dirty Work – Live in Italy), che affronta in “Solo” ben tredici composizioni stilisticamente molto diverse: Lupin (Franco Micalizzi), Taraf (Richard Galliano), Gankino Horo (tradizionale bulgaro), Tornika – Valzer n. 2 – medley (Atanasovsky – Dmitrij Šostakovitch), Spain (Chick Corea), El Cacerolazo (Javier Girotto), Samba de Orfeo (Luiz Bonfá), Tango pour Claude (Richard Galliano), Florette (André Astier), La Valse à Margaux (Richard Galliano), Armando’s Rumba (Chick Corea), Dona Flor (Raffaello Pareti) e Adios Nonino (Astor Piazzolla). Tredici brani da cui non solo emerge l’interessante eclettismo di Conti, ma anche il desiderio di forgiare il materiale sonoro a suo piacimento, con arrangiamenti brillanti. Predisposto in modo naturale alla sperimentazione, animato da uno spirito innovativo, da vero e proprio esploratore della musica, Raffaele Conti è un fisarmonicista assai talentuoso. Formatosi grazie all’incontro, probabilmente quello più significativo, con uno fra i più importanti fisarmonicisti jazz italiani degli ultimi trent’anni, ovvero Simone Zanchini, il musicista marchigiano si è distinto nel corso del suo brillante cammino artistico grazie a numerose esperienze molto gratificanti, come ad esempio i due secondi posti al concorso internazionale “La Fenice”, la presenza come artista ospite al “Jazz Accordion Festival” di Castelfidardo e alla partecipazione al VII Festival Internacional da Sanfona in Brasile. Inoltre, ciò che caratterizza il suo stile e la sua visione fisarmonicistica è un suo metodo didattico concepito come una “filosofia della musica”, improntato su una singolare commistione comprendente studio interiore, osservazione, disciplina e presenza. Invece, per quel che concerne la sua attività discografica, Ra(c)cordion (An Accordion for the Dirty Work – Live in Italy) è un lavoro nuovo di zecca, fresco di pubblicazione. La versione di Taraf inizia con un mood enigmatico, in cui la tensione armonica è forte. L’architettura timbrica, d’impronta organistica, è particolarmente interessante. L’eloquio di Raffaele Conti è intriso di sinuosi cromatismi, colorazioni mediterranee e asperità armoniche degne di nota. L’arrangiamento di Gankino Horo è ricco, volutamente, di “stortezze” armoniche e ritmiche che alzano il livello di attenzione, nel segno della creatività del fisarmonicista, energico anche dal punto di vista comunicativo. El Cacerolazo, nella (ri)lettura di Raffaele Conti, brilla specialmente per la bellezza delle progressioni armoniche. Le linee melodiche improvvisate del fisarmonicista sono pregne di genuina e generosa musicalità. L’interpretazione di La Valse à Margaux è appassionata, adornata con spunti armonici assai stimolanti. Armando’s Rumba, nella rivisitazione di Raffaele Conti, pullula di dissonanze attraverso cui lui intende vestire la famosa composizione dell’immenso Chick Corea con un abito armonico ancora più moderno e, ovviamente, personale. Dona Flor è uno chorinho in cui il fisarmonicista si esprime con energia e calore interpretativo, arricchendo l’arrangiamento con alcune felici intuizioni in particolar modo sotto l’aspetto armonico. Ra(c)cordion (An Accordion for the Dirty Work – Live in Italy) è un album che mette in risalto il coraggio di Raffaele Conti, mosso da una spregiudicatezza tale che lo spinge a rischiare continuamente da tanti punti di vista, soprattutto sul piano armonico, improvvisativo e ritmico. Le imprecisioni, specificatamente qualche oscillazione sul timing e altri piccoli errori, derivano dalla registrazione rigorosamente dal vivo di un disco dove tutto è piuttosto istintivo, in cui il fisarmonicista corre scientemente dei rischi proprio a costo di sbagliare qualcosa. Dunque, lodevole da parte di Conti l’idea di affrontare un CD in “Solo” inciso live senza avere l’ossessione di raggiungere la perfezione assoluta, pensando alla sua creatura come una continua esplorazione, come un viaggio insidioso dove l’imprevisto è dietro l’angolo, come una vera e propria sfida che musicisti ardimentosi come lui sono in grado di intraprendere a testa alta.

 

Raffaele Conti, Ra(c)cordion (An Accordion for the Dirty Work – Live in Italy)

Etichetta discografica: Ars Spoletium

Anno produzione: 2026

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