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Antonio Loderini: perdutamente innamorato dell’improvvisazione…

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Antonio Loderini

Antonio Loderini: perdutamente innamorato dell’improvvisazione, con Piazzolla nel cuore…

Antonio Loderini è un fisarmonicista e compositore che può vantare un bagaglio di esperienze musicali a dir poco considerevole. È un musicista profondamente sensibile, culturalmente ricco, che esecra tediosi pregiudizi legati ai generi musicali. Attraverso questa intervista descrive il suo percorso, narrando gli episodi più importanti che hanno contraddistinto la sua carriera.

Nel corso della tua carriera ti sei esibito in contesti di musica classica, jazz ed etnica. Hai una particolare predilezione per uno fra questi tre generi?

Sono tre dimensioni molto diverse, che amo per ragioni differenti. Adoro la musica classica (specialmente quella barocca) per la sua profondità, la sua complessità e l’equilibrio che mi infonde, anche se la mia più grande passione resta l’improvvisazione, non solo in ambito jazzistico, ma in tutte le sue forme. Un discorso a parte merita il tango argentino: ho una vera e propria passione per la musica di Astor Piazzolla.

Sei molto attivo in ambito orchestrale. Suonare in orchestra rappresenta la tua dimensione ideale?

Diciamo che sono stato molto attivo in ambito orchestrale. Le esperienze con le orchestre sinfoniche e i grandi gruppi da camera, su tutti il Collegium Musicum di Bari, sono state molto importanti, molto belle e formative. Oggi amo suonare in formazioni ridotte, gruppi in cui, fondamentalmente, ci si sceglie a vicenda. Negli ultimi quindici anni, la formazione con cui mi sono esibito più frequentemente, soprattutto nei jazz club (fra tutti il leggendario Alexander Platz di Roma), è stato il trio con contrabbasso, batteria e, quando possibile, pianoforte. Da quattro anni mi esibisco regolarmente anche con una formazione da camera di altissimo livello diretta dal M° Peppe Vessicchio: I Solisti Del Sesto Armonico.

Nel 2002, al Musikmesse di Francoforte, ti sei esibito in veste di dimostratore per il marchio di fisarmoniche Zero Sette, con il quale collabori tuttora in qualità di endorser. Quali sono le caratteristiche tecniche più rilevanti di questo marchio?

Si tratta di un marchio molto noto fra gli addetti ai lavori. Gli strumenti della Zero Sette sono caratterizzati dall’altissima qualità dei materiali e da soluzioni tecnologiche frutto di una costante opera di ricerca industriale, spesso portata avanti con il supporto di insegnanti di conservatorio e concertisti. Tutti i miei strumenti sono stati costruiti o fatti modificare dagli artigiani della Zero Sette: dal mio strumento classico con bassi sciolti per quinte, alla mia Dallapè con bassi standard.

Antonio LoderiniDurante il tuo ricco percorso di crescita stilistica hai approfondito una pletora di stilemi, tra i quali: jazz, yiddish, latin jazz e musica araba. Da dove è sgorgata questa tua ricerca?

La fisarmonica è uno strumento che nasce “povero” e, come tutti gli strumenti poveri, è entrata nelle tradizioni popolari più disparate. Se ascolto un genere musicale che mi colpisce lo studio volentieri. Ancora oggi, la mia curiosità e la mia voglia di studiare, supera di gran lunga il pochissimo tempo che ho a disposizione.

Nell’arco del tuo fruttuoso excursus hai avuto l’opportunità di cimentarti con il piccolo schermo, grazie alla partecipazione in RAI ad alcuni noti programmi come Telethon, Meno Siamo Meglio Stiamo, La Vita In Diretta, Amici. Hai tratto beneficio da queste esperienze televisive?

Suonare dal vivo in televisione, specialmente su una rete nazionale, è sempre molto emozionante. Ho avuto un numero limitato di esperienze in TV, per cui non sono in grado di parlare degli eventuali benefici che questo tipo di esperienza può portarti (tranne che in termini di notorietà). Ma negli ultimi anni ho avuto modo di lavorare con professionisti (I Solisti Del Sesto Armonico) che hanno all’attivo numerose partecipazioni in programmi televisivi. Sono rimasto davvero impressionato dalla loro prontezza: sono musicisti capaci di preparare un intero programma da concerto in una mattinata e fare un’esibizione di grandissimo livello la sera. Assolutamente straordinari.

Tra le svariate gratificazioni professionali è doveroso menzionare il tuo riconoscimento quale vincitore del concorso di musica da camera La Gazzetta Del Mezzogiorno. Puoi raccontare i retroscena di questo prestigioso traguardo?

Si tratta di un premio ottenuto con l’ottetto di tango argentino Onda Nueve, con il quale abbiamo presentato composizioni di Astor Piazzolla molto ricercate e generalmente poco eseguite in pubblico. È stata una bellissima esperienza caratterizzata da una proficua e stimolante collaborazione con il Balletto Del Sud, diretto dal coreografo salentino Fredy Franzutti.

Come da te anticipato, da quattro anni circa collabori con il noto M° Peppe Vessicchio, uno fra i migliori direttori e arrangiatori italiani, nonché celebre volto televisivo. Come e quando nasce questa felice collaborazione?

Nasce per caso, dopo un incontro al Festival Internazionale Delle Arti di Copertino, di cui il maestro è anche direttore artistico. È una collaborazione che mi sta appagando moltissimo, non solo dal punto di vista professionale. Peppe Vessicchio ha una concezione molto profonda della musica, ben al di là dei meri aspetti tecnici ed estetici legati al prodotto musicale.

Con I Solisti Del Sesto Armonico, formazione da camera diretta dal sopracitato Peppe Vessicchio, hai realizzato un disco intitolato Parenti Latini. Qual è la genesi di questo album e quali sono i suoi tratti distintivi?

Questo album è nato dalla voglia di realizzare musica di qualità al di là dei confini di genere, sperimentando al contempo linguaggi e soluzioni armoniche particolarmente ricercate. I tratti distintivi di questo lavoro discografico sono tanti, primo fra tutti è lo straordinario lavoro del maestro Peppe Vessicchio, autore di arrangiamenti davvero unici, che hanno preso vita grazie alle eccellenze strumentali che compongono questa formazione: Gennaro Desiderio (violino), Zita Mucsi (violino), Nico Ciricugno (viola), Zsuzsanna Krasznai (violoncello) e Igor Barbaro (contrabbasso).

Antonio LoderiniHai calcato i palchi di tutto il mondo. Vi è un ricordo particolare, un’emozione indelebile che ti hanno arricchito umanamente e musicalmente?

Fortunatamente, ancora oggi, salire sul palco mi emoziona come quando ero un ragazzo. I ricordi sono tanti, ma se proprio devo sceglierne qualcuno vorrei citare due circostanze distinte. La prima è legata ai concerti della domenica mattina che, come Solisti Del Sesto Armonico, sempre sotto la direzione del M° Vessicchio, offriamo nell’ambito del Grande Viaggio Conad, un tour che ci vede impegnati per il terzo anno consecutivo. Si tratta di live dedicati ad anziani, disabili, persone che attraversano una fase della vita complicata o che sostanzialmente non hanno molte occasioni di fruire di eventi culturali. Incrociare gli sguardi di quel pubblico così speciale è davvero qualcosa che ti lascia dentro un segno indelebile, ti fa rendere conto sia dell’importanza che può assumere la musica nella vita delle persone, sia del privilegio che può essere il fatto stesso di suonare quando hai la fortuna di condividere non solo il palco, ma anche l’obiettivo che anima chi suona con te. La seconda è un concerto che abbiamo tenuto a Ginevra, nel 2015, presso l’AMR. È stata un’occasione in cui, dopo tantissimi anni, ci siamo ritrovati sul palco con quattro dei miei più cari amici: Vincenzo Deluci (tromba), Vincenzo Presta (sax), Massimo Pinca (contrabbasso e autore di tutte le musiche) e Fausto Alimeni (batteria). È stato un live caratterizzato da spazi improvvisativi free che si è felicemente concluso con l’incisione di un CD dal vivo (Frére De Voyage di Massimo Pinca).

Bolle in pentola un tuo nuovo progetto discografico?

A 45 anni suonati ho sentito l’esigenza di realizzare un nuovo disco di brani originali, dopo il primo mini-CD realizzato con il trio Soares. È un album nel quale sto riversando tutta l’esperienza maturata in questi anni e nel quale mi sto cimentando anche come arrangiatore (in un brano ho avuto l’onore di collaborare con il M° Vessicchio). Sarà un disco in cui coesisteranno i vari stilemi e gli stili improvvisati che ho incontrato nel corso della mia carriera. Sarò accompagnato da jazzisti di straordinaria sensibilità come Pierpaolo Principato al pianoforte, Francesco Puglisi al contrabbasso e Alessandro Marzi alla batteria. Inoltre, avrò l’immenso piacere di ospitare musicisti eccezionali, nonché cari amici a cui sono molto legato. Sto lavorando ai brani da oltre un anno e conto di terminare le registrazioni entro la fine del 2017.

Autore: Stefano Dentice

Stefano Dentice ha scritto 111 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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