Con Cesare Chiacchiaretta prosegue una lunga tradizione che vede alternarsi, nella carica di direttore artistico del Pif, una figura di rilievo selezionata tra i migliori esponenti della scuola fisarmonicistica italiana. Hai vissuto questa esperienza da concorrente, da giurato e anche da concertista. Cosa si prova a stare dall’altra parte della barricata?
È sicuramente un ruolo di grande responsabilità. Personalmente, vivo quest’esperienza con grande dedizione e impegno perché il PIF richiede questo. E richiede anche rispetto e serietà per la storia che ha. La gente di Castelfidardo, gli operatori del bacino della fisarmonica (artigiani, maestri, allievi), l’Amministrazione Comunale, i miei collaboratori (dalla segreteria alla ProLoco) si aspettano un PIF che continui il percorso di qualità e seguito che ha da cinquantuno anni. Il lavoro è tanto, l’impegno sarà massimo, cercheremo di organizzare un evento di grande livello. Sono stato concorrente del PIF e in questi mesi ho fatto un viaggio all’indietro nel tempo, fino al 1988, la mia prima partecipazione al concorso. Ho pensato che i concorrenti vadano accolti nel migliore dei modi ed è doveroso avere una commissione giudicante con le massime competenze musicali e fisarmonicistiche. Poi, con la mente, sono tornato al 2001, il mio primo PIF da giurato, al ricordo dei miei colleghi, alla loro grandissima competenza e a quanto fosse difficile giudicare musicisti così bravi. Infine, il 2005, il mio primo concerto annesso alla manifestazione, una grande emozione, una professionalità e un’organizzazione perfette. Spero di poter fare lo stesso con gli artisti di quest’anno.
Che cosa ha di speciale il PIF? Ci sono tanti festival in giro per il mondo, ma a Castelfidardo si percepisce, quotidianamente, un’altra atmosfera e questo accresce, indubbiamente, le tue responsabilità. Hai delle idee specifiche da sviluppare durante il tuo mandato?
Il PIF è speciale perché è un evento sulla fisarmonica nella città della fisarmonica. Quali altri strumenti hanno una città che li contraddistingue? Forse solo Cremona e il violino, anche se ormai i liutai risiedono in ogni parte del mondo. Un evento di questa portata, dedicato a uno strumento musicale, nella città che ne è considerata la capitale mondiale, lo hanno solamente i fisarmonicisti. Il mio scopo è quello di continuare l’ottimo lavoro svolto dai miei predecessori e il mio obiettivo è quello di aiutare i vincitori del PIF a inserirsi nel mondo del concertismo. Proprio per questo sto invitando alcuni management dello spettacolo e mi sto accordando con gli organizzatori di una serie di importanti stagioni concertistiche affinché i ragazzi vengano ospitati nel loro cartellone. Altro obiettivo sono i concerti di qualità con artisti affermati, che coinvolgeranno non solo solisti di vari generi musicali (dal jazz, al classico, al popolare), ma anche giovani e meno giovani che hanno vinto il PIF o comunque prescelti tra i top a livello mondiale.
Castelfidardo può essere considerata, a tutti gli effetti, la “Mecca” dei fisarmonicisti. Che tipo di osmosi esiste tra il PIF e le aziende artigiane del territorio? C’è collaborazione? Si riesce a instaurare una sorta di dialogo costruttivo finalizzato alla buona riuscita dell’evento?
Le aziende artigiane del territorio mi hanno accolto benissimo e voglio ringraziarle pubblicamente. Recentemente, sono stato alla riunione dell’AMMA e ho avuto il piacere di conoscerne lo staff con il presidente Marco Palmieri. Sono entusiasta! Vedo molta voglia di far crescere il movimento fisarmonicistico e viaggiamo nella stessa direzione. È davvero importante costruire una sinergia tra tutti gli operatori che orbitano del nostro mondo e abbiamo già ipotizzato molti progetti interessanti.
La componente politica, in questi casi, oltre ad assicurare un sostegno economico, si fa garante della buona riuscita dell’evento perché a Castelfidardo, comunque, non si possono fare spallucce a tutto quello che ruota intorno alla fisarmonica. Dal compianto Mirco Soprani, all’attuale giunta di Roberto Ascani con il sempre presente Ruben Cittadini… C’è unità di intenti? Quali sono, aldilà delle problematiche burocratiche, gli ostacoli da aggirare?
Con Roberto e Ruben ci conosciamo da un po’ di anni. Mi hanno dato piena libertà di azione e, soprattutto, mi hanno dato fiducia e di questo sono molto onorato. Credo che per l’Amministrazione Comunale di Castelfidardo il PIF sia l’evento più importante in termini di visibilità, pertanto mi hanno aiutato quando ho fatto delle specifiche richieste e stanno lavorando sia dal punto di vista economico, sia da quello burocratico per facilitare la mia direzione artistica. E poi sono sempre disponibili per qualsiasi necessità e vi assicuro che le problematiche nel gestire un evento di tale portata sono veramente tante.
Hai dedicato gran parte della tua carriera a sdoganare la fisarmonica nei contesti colti e accademici. A che punto siamo in questo processo di “nobilitazione” dello strumento e come giudichi il percorso di crescita delle nuove leve di musicisti?
Io apprezzo molto quello che stanno facendo i giovani fisarmonicisti. Si sono inseriti benissimo in alcune stagioni concertistiche importanti e sono riusciti a entrare con agenzie di promozione artistica di assoluto livello. Qualcuno, in passato, ha anche vinto il PIF, Samuele Telari e il Sirius Accordion Trio, tanto per citarne un paio. Oramai, ipotizzare un concerto di fisarmonica nelle sale da concerto e nel palinsesto delle stagioni più importanti non è più il traguardo inarrivabile di qualche anno fa. Secondo me queste realtà sono molto più aperte all’introduzione della fisarmonica nei rispettivi programmi e noi dobbiamo attivarci per far sì che il nostro strumento continui nella sua costante ascesa.
Cosa lasciano, esperienze tipo quella del Pif, nel bagaglio culturale ed emotivo dei ragazzi che ne prendono parte?
Personalmente, mi sono sempre sentito un “figlio del PIF”. È un’esperienza che consiglio a ogni fisarmonicista e avere avuto l’onore di vincere il Premio nel 1993 ha caratterizzato tutta la mia carriera. Mi sono sentito in obbligo di confermare e onorare questa vittoria. Se oggi ne sono il direttore artistico, penso che una parte del merito sia anche del mio nome impresso nell’albo d’oro della manifestazione.
Quali sono le novità di questa 51^ edizione del Premio? Qual è la composizione delle categorie?
Ci saranno due nuove categorie (Jazz e Piazzolla); quelle restanti resteranno invariate (World music per organetto e musica popolare, Virtuoso, Classica, Musica da camera e Fisorchestra). Sto spingendo molto per queste ultime due categorie poiché il livello delle fisorchestre si è alzato notevolmente negli ultimi anni, e perché sono convinto che la fisarmonica abbia uno spazio importante nella musica da camera. Se riflettiamo un attimo, è forse l’unico strumento “portatile”, insieme alla chitarra, che può suonare in duo con una serie di musicisti tra i quali violinisti, flautisti…
Puoi già anticiparci i nomi di qualche docente o musicista che farà parte delle varie giurie?
Assolutamente no! Posso però garantire che saranno musicisti di altissimo livello, provenienti da tutto il mondo e specializzati nelle diverse categorie. Sicuramente, non ci saranno membri di giuria costretti ad astenersi dal voto a causa della partecipazione dei propri allievi nella medesima categoria. Tutto sarà trasparente, professionale e inappellabile. Auspico un confronto tra partecipanti e membri di giuria alla fine delle audizioni; non mi piacciono i meri numeri che non hanno una motivazione oggettiva e quindi vorrei che i concorrenti, al solo fine d’imparare e migliorarsi, andassero a chiedere consigli ai giurati.
Per quanto riguarda i concerti, invece, che cosa bolle in pentola?
Posso solo dire che ci saranno i concerti serali al Teatro Astra: musica popolare, jazz, musica barocca e solista con orchestra sinfonica; concerti pomeridiani con i migliori giovani in circolazione, sia solisti che in duo e trio; infine, nomi importanti per i concerti in Piazza del Comune. Voglio che sia un PIF con i migliori esponenti del nostro strumento. Per alcuni sarà un ritorno dopo vari anni di assenza, per altri sarà la prima volta. Non posso dare altre indicazioni per ora.
C’è, a tuo parere, un artista che, più di altri, ha lasciato un’impronta durante le varie edizioni del Festival?
Ovviamente sì. Forse più di uno. Posso citare Franck Marocco. Gli altri non posso dirteli perché li vedrete il 12 e 13 settembre dal vivo.
Dicevamo, appunto, che sono tante le iniziative nei vari paesi che vedono la fisarmonica protagonista, spesso anche in contesti diversi da quello fidardense. Ci sono, secondo te, le condizioni per fare squadra, per originare delle partnership che siano funzionali alle rispettive organizzazioni?
Ho già parlato con i miei amici Igor Krizman e Anibal Freire che sono gli organizzatori di importanti concorsi. Ovviamente, sono in collegamento con il Presidente della Coupe Mondiale, Mirco Patarini, ma anche con i rappresentanti del Trofeo Mondiale e con Inaki Alberdi di Harrasate. Credo che una collaborazione si debba cercare e si possa trovare. Alcuni di loro ospiteranno il vincitore del PIF per un concerto nell’ambito dei rispettivi eventi.
Si parla tanto di musica elettronica e di intelligenza artificiale… Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro della fisarmonica. Come giudichi l’avvento delle tecnologie e, soprattutto, pensi possano determinare il processo formativo dei ragazzi, il modo di scrivere e di proporre musica nuova?
Non credo molto nell’uso dell’intelligenza artificiale nella musica. Poi per fare cosa? Comporre brani? Preferisco non ascoltarli. Invece, la tecnologia può aiutare molto. Basti pensare all’uso dei tablet al posto dei leggii e innumerevoli pagine di musica. Oppure la tecnologia applicata alla meccanica della fisarmonica (un’azienda di Castelfidardo ha brillantemente sviluppato quest’idea). Credo, invece, che il processo formativo dei ragazzi debba passare per uno studio “analogico”: impegno, fatica, costanza. Sono contrario alle scorciatoie nello studio della musica.
Quello del PIF, inteso come direzione artistica, era un sogno che avevi nel cassetto o ti ci hanno “tirato in mezzo”? Quali sono gli obiettivi che ti poni nel breve/medio termine?
Sinceramente, non ho mai pensato a questo ruolo. Da visitatore/fruitore del PIF, in alcune occasioni mi è scappata la frase: “ma perché al PIF fanno queste cose?”. Lo ammetto… Però, adesso che ci sono dentro in prima persona, ho messo in conto le critiche, che, sicuramente, mi aiuteranno a migliorare. Gli obiettivi per quest’anno? Un congruo numero di iscritti, un livello alto dei partecipanti, una promozione efficace della fisarmonica sia per i bambini/ragazzi (a tal proposito sto organizzando delle iniziative interessanti in collaborazione con la Scuola Civica di Musica del M° Giaccaglia e con l’insegnante di fisarmonica M° Luigino Pallotta), sia per chi non l’ha mai sentita suonare dal vivo. E ti assicuro che ce ne sono molti.
Per chiudere… C’è una figura che ha influenzato la tua maturazione artistica o che semplicemente ti ha affascinato più delle altre? Chi, tra i fisarmonicisti del passato o tra quelli attualmente in auge avresti voluto portare sul palco dell’Astra o in Piazza della Repubblica?
Posso dirti che Mogens Ellegaard mi ha influenzato molto, però ci sono riferimenti come Frederich Lips, che non posso non citare. Così come la profonda ammirazione per Vladimir Zubitsky. Chi vorrei sul palco dell’Astra o in piazza? Ti assicuro che li ho già contattati e il mio desiderio si realizzerà dal 9 al 13 settembre.