Addio a Oswaldinho do Acordeon

Il fisarmonicista che ha portato il forró oltre i propri confini

È morto il 25 ottobre, a settantadue anni, Oswaldinho do Acordeon, nome d’arte di Oswaldo de Almeida e Silva, uno dei grandi interpreti della musica nordestina brasiliana. Figlio d’arte e fisarmonicista virtuoso, ha dedicato oltre sessant’anni alla ricerca di un dialogo fra tradizione popolare, jazz, blues e rock, contribuendo a far conoscere il forró anche al pubblico internazionale.

La musica brasiliana perde con lui uno dei suoi interpreti più originali. La notizia è stata diffusa attraverso i suoi canali ufficiali e ha suscitato numerose manifestazioni di cordoglio da parte di musicisti e colleghi. Con lui scompare un artista che ha fatto della fisarmonica uno strumento capace di esplorare generi, culture e linguaggi musicali differenti e di conservare le proprie radici senza rinunciare all’incontro con il mondo.

Oswaldinho nasce il 5 giugno 1954 a Duque de Caxias, nello Stato di Rio de Janeiro. La musica faceva già parte della sua vita grazie al padre, Pedro Sertanejo, fisarmonicista di origine bahiana e figura importante nella diffusione del forró a San Paolo. Cresciuto in un ambiente frequentato da musicisti, ebbe modo di avvicinarsi fin dall’infanzia a una tradizione sonora profondamente legata al Nordeste brasiliano. Fra gli artisti con cui entrò in contatto figuravano nomi destinati a diventare fondamentali nella storia della musica popolare del Paese, come Luiz Gonzaga, Dominguinhos e Sivuca. Il suo talento si manifestò precocemente. A soli nove anni partecipò a una registrazione discografica del padre, dando inizio a una carriera che sarebbe durata circa sei decenni. A dodici anni pubblicò il suo primo singolo: un esordio sorprendentemente precoce per un musicista che nel tempo avrebbe sviluppato una personalità autonoma, fondata su una tecnica virtuosistica e sul desiderio di dimostrare che la fisarmonica poteva occupare un posto centrale anche in contesti musicali molto diversi fra loro.

Gli anni Settanta rappresentarono una fase decisiva nella formazione della sua identità artistica. Con i primi album, Oswaldinho iniziò a costruire un repertorio personale, nel quale la forza ritmica del forró si accompagnava a una crescente attenzione per la tecnica strumentale e per la sperimentazione. Fra i dischi che segnarono questo periodo figurano Fantástico Oswaldo Silva (1973), Só Quero um Xodó (1974), Oswaldinho (1975), Forró Pop (1977), Lágrimas de Namorados (1978) e Natureza (1979). Titoli che documentano l’evoluzione di un musicista impegnato a consolidare il legame con le proprie origini, ma anche a cercare nuove strade espressive.

Il forró, genere popolare nato nel Nordeste brasiliano e strettamente associato alla fisarmonica, al triangolo e alla zabumba, rimase il punto di partenza della sua ricerca. Oswaldinho, tuttavia, non considerò mai la tradizione un recinto invalicabile. Al contrario, la trattò come un patrimonio vivo, da reinterpretare attraverso arrangiamenti, armonie e soluzioni ritmiche nuove. Questa attitudine lo rese riconoscibile in un panorama musicale nel quale il suo strumento era spesso identificato soprattutto con il repertorio danzante. La cifra distintiva di Oswaldinho fu la capacità di mettere in comunicazione mondi apparentemente lontani. Nel corso della sua carriera ha sperimentato vari generi tra cui il jazz, il blues, il rock e la musica erudita, senza abbandonare il linguaggio popolare da cui proveniva.

Un passaggio significativo fu Forró in Concert, pubblicato nel 1981, un progetto che contribuì ad ampliare la sua visibilità internazionale e ad aprirgli le porte dei festival europei. La sua musica poteva così essere ascoltata anche al di fuori del circuito tradizionale del forró, raggiungendo pubblici interessati alla ricerca strumentale e alle contaminazioni. Questa apertura non significava rinnegare le origini, era, piuttosto, un modo per mostrare quanto la tradizione brasiliana fosse ricca di possibilità espressive divergenti. L’energia ritmica del Nordeste poteva incontrare le improvvisazioni del jazz, le atmosfere del blues o le strutture della musica classica, mantenendo riconoscibile la voce della fisarmonica.

Nel corso degli anni, ha collaborato con artisti appartenenti a differenti aree della musica brasiliana. Fra i nomi associati al suo percorso figurano Milton Nascimento, Elba Ramalho, Ney Matogrosso e Rita Lee, testimonianza di una presenza artistica che non rimase confinata al mondo del forró. Particolarmente significativa fu anche la collaborazione con Sivuca, altro grande protagonista della fisarmonica brasiliana. I due pubblicarono nel 2004 Cada Um Belisca Um Pouco, un disco che ottenne una candidatura ai Latin Grammy, contribuendo a confermare la rilevanza del loro dialogo musicale.

Oggi, mentre il Brasile saluta uno dei suoi interpreti più rappresentativi, rimane la sua musica, la sua fisarmonica perché alcuni musicisti lasciano soprattutto canzoni, altri lasciano anche un modo nuovo di ascoltare uno strumento. Oswaldinho do Acordeon appartiene a questa seconda categoria e la sua storia ricorda che la tradizione è davvero viva quando sa ancora sorprendere.

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