“Lazaretto” è il titolo del nuovo album del chitarrista Jack White

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Jack White LazarettoÈ stato annunciato dalla Third Man Records di Neshville il secondo album solista di Jack White. Il nuovo lavoro, intitolato “Lazaretto”, uscirà il 9 giugno 2014 ed è stato anticipato con il video di “High Ball Stepper”, pubblicato sul profilo You Tube del chitarrista all’inizio di aprile, con la “world fastest released record” della title track in occasione del Record Store Day 2014 e con l’esclusiva per Rolling Stone del brano “Just One Drink”, uscito il 16 maggio.

White è al suo secondo disco solista – che si annuncia diverso da Blunderbuss (uscito nel 2012), perché più lavorato sia nelle strutture che negli arrangiamenti – dopo una importante carriera che lo ha visto (e, in alcuni casi, lo vede tuttora) militare in formazioni di culto nel panorama del roots e alt rock mondiale: dall’acclamato duo The White Stripes alla band The Racounters (a nome dei quali sono stati pubblicati due album: “Broken boy soldiers” nel 2006 e “Consolers of the lonely” nel 2008), fino al supergruppo The Dead Wheater (che ha pubblicato “Horehound” nel 2009 e “Sea of cowards” nel 2010). Come lo stesso White ha dichiarato a Rolling Stone America (che gli ha dedicato la copertina del nuovo numero), è a partire dal processo di lavorazione di “Lazaretto” che si sono determinate le prime differenze con le sue produzioni precedenti. Innanzitutto, le prime session dei brani del nuovo album risalgono al 2012, quando il chitarrista di Detroit, in tour con le sue due band (i Buzzards e le Peacocks, rispettivamente composte di soli uomini e sole donne), decise di “catturare un certo spirito” e cogliere l’elettricità di tutti i musicisti con cui stava lavorando e suonando dal vivo. Inoltre, sullo specifico delle procedure di lavorazione e registrazione (alle quali Jack, cultore di low fi e di vinile, tiene in modo particolare), aggiunge: “abbiamo fatto molte cose che prima non mi erano mai passate per la mente. Per esempio registrare tre differenti versioni dello stesso brano, senza aggiunte, senza sovraincisioni, live in studio, mettendole da parte per riascoltarle molto dopo”. E ancora: “Amo molto i suoni di chitarra e gli assoli di questo album. Non ci avevo passato su molto tempo, invece, facendo “Blunderbuss”, perché in quel momento mi approcciavo alla composizione in maniera differente. Per dirne una non avevo mai suonato con la sesta corda abbassata di un tono, e poi tutti gli assoli sono stati registrati dal vivo in studio, eseguendo la prima cosa che mi passava per la mente. Molto diverso da quando si pianifica tutto per un brano. La chitarra stavolta ha controllato il resto della canzone”.