Vinicio Capossela produce il primo disco della “Banda della Posta”

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Banda della postaChi segue Vinicio Capossela sa bene che la sua vena creativa non si esaurisce dentro un genere musicale. Anzi, dal ’91, anno di “All’una e trentacinque circa”, il suo primo album, ci ha tenuti sospesi sul filo di una produzione tanto eterogenea quanto innovativa. Basti pensare a “Canzoni a manovella”, l’album del 2000 che ha, di fatto, consacrato il suo eclettismo, oltre alla sua maturazione. Comunque, dopo essersi esibito con una inusuale compagnia di musicisti al concerto del Primo Maggio e all’Auditorium Parco della Musica di Roma, anche i più disincantati si sono fermati a riflettere sull’ultima proposta del cantautore originario di Calitri. Ovvero “La Banda della Posta”, un gruppo di suonatori specializzati in musiche da ballo. Un repertorio, questo, non esattamente di tradizione orale, ma codificato in tutta Italia in un genere molto diffuso negli anni ’50 e ’60, che comprende “mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantella, quadriglia e fox trot” e che veniva eseguito soprattutto durante i matrimoni. È appena uscito il loro primo disco, prodotto da Capossela (per la prima volta in questa veste), dal titolo “Primo ballo”. Il risultato di questa convergenza è straniante, ma il suono monolitico e l’atmosfera allo stesso tempo goliardica, romantica e autoironica producono un paradosso irresistibile, che si traduce in un linguaggio fortemente evocativo. Addirittura mitico, si potrebbe dire, non ancorato concretamente ma idealmente connesso alla dimensione festiva e conviviale, allo sposalizio che – come ci suggerisce Vinicio – “è stato il corpo e il pane della comunità” e “veniva consumato con il cibo e con la musica”.