La crescita artistica al fianco di alcuni giganti del cinema e del teatro

Regista, fisarmonicista e compositore, Davide Cavuti è cresciuto professionalmente grazie alla collaborazione con vere e proprie eccellenze di blasone internazionale

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Davide CavutiDavide Cavuti è un artista completo, eclettico e assai creativo. Regista, fisarmonicista e compositore riconosciuto e stimato in ambito nazionale e internazionale, nell’arco della sua carriera ha incontrato personaggi illustri legati al mondo cinematografico e teatrale con i quali ha stretto collaborazioni degne di nota. Con sensibilità, trasporto emotivo e un senso di gratitudine sempre più raro al giorno d’oggi, descrive i momenti più importanti che hanno segnato il suo notevole percorso artistico.

Nel corso della tua brillante carriera, fra le varie tappe particolarmente significative, spiccano svariate collaborazioni di assoluto livello in ambito cinematografico e teatrale con figure iconiche come Michele Placido, Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà e non solo. Sul piano artistico e umano, quanto si è arricchito il tuo bagaglio grazie alla frequentazione di questi nomi altisonanti legati al cinema e al teatro?

Ho avuto il privilegio di incontrare dei maestri mirabili come Michele Placido e i compianti Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà, che hanno lasciato un vuoto incolmabile nella cultura italiana. Il loro insegnamento è stato fondamentale per la mia crescita professionale, sia come compositore per il teatro e per il cinema, sia come regista. Nella duplice veste di compositore e fisarmonicista ho affiancato Albertazzi, Foà, Placido e tanti altri attori in spettacoli e recital teatral-musicali. Michele Placido, inoltre, mi ha dato la possibilità di scrivere la mia prima musica in un film: accanto a lui in scena, ho realizzato spettacoli e recital teatrali su autori come William Shakespeare, Dante Alighieri, Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello e molti altri ancora. Il dialogo con loro ha contribuito in modo determinante alla mia crescita autoriale.

Oltre a questi personaggi straordinari, hai collaborato con eccellenze assolute quali Ennio Morricone, Luis Bacalov e Nicola Piovani, ricevendo il “Premio Carlo Savina” per la musica da film. Loro ti hanno ispirato e hanno influenzato il tuo stile compositivo?

È stato un immenso onore, per me, poter collaborare con i Premi Oscar Ennio Morricone, Luis Bacalov e Nicola Piovani. Tre pilastri fondamentali per ogni compositore cinematografico e non solo. Inoltre, ho condiviso il palcoscenico con Bacalov suonandoci insieme, confrontandomi con lui sulla composizione cinematografica. Ascoltare i suoi insegnamenti è stata un’esperienza formativa preziosa. Al maestro Piovani mi lega un sentimento di profonda stima. Il nostro primo incontro risale a molti anni fa, in occasione della registrazione di una sua colonna sonora in cui io, con la fisarmonica, interpretavo il tema al “Forum Music Village” di Roma, oggi “Forum Studios”. Ennio Morricone occupa un posto speciale per me. Non potrò mai dimenticare le sue indicazioni per la composizione e le parole espresse nei confronti del celebre compositore Alessandro Cicognini, con gli aneddoti che mi ha raccontato sul loro rapporto con la musica. È stato un grande privilegio aver potuto collaborare, successivamente, al film Ennio che il regista Giuseppe Tornatore gli ha dedicato. Aver ricevuto il “Premio Carlo Savina” è stato per me un momento di grande felicità. Il maestro Savina è stato un importante compositore di colonne sonore e un riferimento musicale per la sua straordinaria capacità di orchestrazione e nella direzione d’orchestra. Poi ho avuto la fortuna di approfondire i miei studi sulla “Tecnica del Suono” con Federico Savina, fratello minore di Carlo, uno dei massimi esponenti a livello internazionale.

Davide CavutiSempre per quel che concerne il cinema, sei stato finalista ai “Nastri d’Argento”, hai vinto due volte il “Premio Flaiano”, l’“Award of Excellence” a Toronto (Canada) e il “Premio Giornata Mondiale del Cinema Italiano” alla Camera dei Deputati. Ad oggi, sono queste le vette più alte che hai toccato nella tua carriera?

Aver ricevuto dei riconoscimenti di livello internazionale è sempre molto gratificante e ringrazio sentitamente chi ha voluto assegnarmi questi premi così prestigiosi. Nel mio percorso professionale, credo che uno dei lavori che mi rappresenti di più sia il progetto Vitae, in cui musica, teatro e cinema sono racchiusi in uno scrigno immaginario che custodisce il disco Vitae, il documentario Preghiera e il libro Le Vite. Dopo il sisma che colpì la città dell’Aquila nel 2009, desideravo realizzare qualcosa che potesse contribuire al processo di ricostruzione di una città a cui sono molto legato per via della passata esperienza universitaria e per i tanti progetti musicali e teatrali che vi avevo realizzato. Questo mio lavoro è nato dall’esigenza di elevare l’attenzione e sviluppare la sensibilità umana sullo sfondo di un paesaggio ormai mutato. Un viaggio musicale e poetico nelle vite, nel valore della cultura individuale arrivando a scrutare il futuro. Nel mio progetto ho coinvolto molti artisti amati dal pubblico con i quali avevo condiviso la mia attività artistica. Attraverso miei testi e musiche originali ho provato ad unire la mente e il cuore: Vitae è un messaggio di difesa della vita che va assaporata nella sua beatitudine e nella sua bellezza. L’arte è un vero e proprio sostegno dell’anima e riesce a rendere eterni i sentimenti che avvicinano e legano gli uomini nei momenti difficili.

Hai scritto le musiche tradizionali originali del film Orlando di Daniele Vicari, che ha ricevuto una nomination per la migliore colonna sonora ai “Nastri d’Argento” del 2023. Dal punto di vista estetico e stilistico, quali sono le peculiarità di questa tua composizione?

Ho composto le musiche tradizionali originali di questo film, mentre le altre sono di Teho Teardo. Il regista Daniele Vicari, che ringrazio per avermi scelto in questo progetto cinematografico, mi ha chiesto di comporre una musica ispirata ai temi della tradizione popolare laziale, visto che è ambientato in gran parte nella provincia di Rieti. In precedenza mi ero dedicato alla composizione ispirata alla musica popolare, nello specifico per lo spettacolo teatrale I fatti di Fontamara diretto da Michele Placido, con Lino Guanciale e Francesco Montanari tra i protagonisti. Per questo film la musica è nata spontaneamente ed è caratterizzata da un notevole equilibrio espressivo, oltre che da un ritmo scalpitante denso di sonorità.

Oltre a essere un prolifico compositore e regista, da fisarmonicista, ti esibisci in Italia e all’estero in diverse formazioni, sia con il tuo quartetto che come solista insieme a varie orchestre da camera e sinfoniche. Che tipo di rapporto hai con questo strumento?

La fisarmonica è il mio grande amore. Ho iniziato a suonare a sei anni, spinto dalla passione che mio padre Lucio aveva per la musica; visto che da giovane suonava l’armonica a bocca. Con il mio “Le Grand Tango Ensemble”, composto da un quartetto d’archi e solisti, ho tenuto numerosi concerti in Italia e all’estero. Negli spettacoli con attori come Michele Placido e Giancarlo Giannini eseguo un repertorio che si ispira ad autori quali Carlos Gardel, Astor Piazzolla, Henry Mancini, Ennio Morricone e alle opere di Johann Sebastian Bach e Gioacchino Rossini.

Attualmente quale modello di fisarmonica utilizzi?

Nel tempo ho collezionato vari modelli di fisarmonica, ma prediligo suonare con una Borsini costruita nel 1989 e preparata da Marco Tiranti. Lui è straordinario in questo lavoro così delicato.

Oltre agli eccezionali attori e registi già menzionati, hai condiviso il palco e collaborato con diversi jazzisti di caratura nazionale e internazionale come Fabrizio Bosso, Stefano Di Battista, Bruno Tommaso, Javier Girotto, Paolo Di Sabatino e altri ancora. Frequentare il jazz e i jazzisti alimenta la tua curiosità musicale e la tua creatività artistica?

È sempre emozionante poter suonare con grandi artisti. Dal 2003 collaboro con uno straordinario pianista e amico: Paolo Di Sabatino. Abbiamo realizzato molti progetti insieme, tra cui il cine-concerto De Sica/Fellini in musica in trio con Paolo al pianoforte, io alla fisarmonica e Javier Girotto al sassofono. È una rilettura di alcuni dei temi principali delle colonne sonore di due compositori: Alessandro Cicognini, autore delle musiche di Ladri di biciclette, Sciuscià, Umberto D. diretti da Vittorio De Sica, e Nino Rota che ha firmato la colonna sonora di film come La dolce vita, 8 e 1/2, Lo sceicco bianco, con la regia di Federico Fellini. Il jazz è un genere musicale che amo particolarmente. Nel corso degli anni ho avuto il privilegio di incontrare grandi jazzisti come John Surman, Bob Mintzer, Fred Hersch e il compianto Michel Portal, che ci ha lasciato da poco.

Davide CavutiSei anche direttore del “Centro Studi Nazionale Cicognini”, istituzione di musica applicata alle immagini. Qual è la mission che porti avanti?

Ho fondato il “Centro Ricerche e Studi Nazionale Alessandro Cicognini”, nel 2011, proprio per divulgare le opere del celebre compositore di musica da film Alessandro Cicognini (già citato, ndr), fra i più importanti autori di colonne sonore per i maggiori registi della sua epoca. In questo progetto di riscoperta dell’illustre compositore vissuto nella mia stessa città d’origine, Francavilla al Mare, ho coinvolto personaggi del mondo della musica come Uto Ughi, Salvatore Accardo, Bruno Zambrini, Pino Donaggio, Andrea Guerra, Pivio e Aldo De Scalzi, Franco Piersanti, oltre ad attori come Michele Placido, Giancarlo Giannini e tanti altri. Il maestro Cicognini è stato uno dei padri della musica da film. A fine anni Sessanta, il suo gesto di liberarsi di tutte le sue partiture, gettandole nel fiume Aniene, sancì il suo allontanamento definitivo dal mondo del cinema. La sua eredità, però, è custodita nei capolavori cinematografici che lui stesso ha arricchito con estrema sapienza costruttiva. Con l’attività che svolgo al “Centro Studi Nazionale Cicognini”, come dicevo, cerco di contribuire alla divulgazione della sua opera che consta di trecento colonne sonore per il cinema, oltre a composizioni di musica da camera, sinfonica e di un’opera lirica. La sua produzione artistica si contraddistingue per la naturalezza e la forza del suo accento drammatico, dimostrando appieno un’intima sostanza e un raro eclettismo.

Da qui al termine del 2026, quali sono i tuoi progetti artistici che ti stanno più a cuore?

Nel 2026 proseguirà la tournée di Io, Charles, con Marco Bocci e Pia Lanciotti, spettacolo teatrale in cui ho composto le musiche originali e che ha debuttato qualche settimana fa. Nel mese di aprile ripartirà il tour dello spettacolo È questa la vita che sognavo da bambino? con Luca Argentero e la regia di Edoardo Leo, prodotto da Stefano Francioni, dove ho scritto le musiche originali. Sarò in concerto con De Sica/Fellini in musica e presenterò il mio nuovo spettacolo-concerto che comprenderà i miei brani composti per il cinema e per il teatro, affiancato dal mio ensemble.

 

(Foto in evidenza by Pietro Nissi)