Vincent Boniface: tradizione e modernità, due facce delle stessa medaglia

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Vincent BonifaceVincent Boniface è un organettista e fisarmonicista estremamente versatile, profondamente legato alla tradizione musicale popolare, ma allo stesso tempo all’avanguardia sotto ogni punto di vista. Amante della contaminazione stilistica incardinata su differenti generi musicali, apparentemente agli antipodi, il talentuoso e ardimentoso musicista valdostano traccia un excursus del suo percorso umano e artistico attraverso questa piacevole chiacchierata.

Sei un eclettico polistrumentista e un profondo conoscitore della musica etnica. Sovente, nei tuoi concerti, ti cimenti con diversi strumenti. C’è uno strumento in particolare che rispecchia appieno la tua identità artistica?

«In realtà ho un rapporto particolare e ben distinto con ognuno degli strumenti che suono, perché con tutti posso avvicinarmi all’idea che voglio imprimere alla mia musica. Sono fortunato a possedere tanti strumenti, ma in compenso sono cosciente di dover migliorare con ognuno di essi. E questa è una bella sfida».

Quanto retaggio popolare, di strettamente legato alla tua terra d’origine, è davvero presente nella tua musica e quante e quali contaminazioni ispirano il tuo sound?

«La musica popolare delle Alpi Occidentali, insieme a mio fratello, fa parte di noi da sempre, fin dalla nostra nascita. Per cui conosciamo, ricerchiamo, diffondiamo e creiamo repertori e prassi che provengono dal passato di queste montagne, ponendo l’accento sul legame che hanno i vari territori attorno al Monte Bianco in fatto di approccio alla musica e alla danza, essendo espressione di una stessa società, appunto montana, chi si è stabilita attorno a comuni ritmi di vita e necessità. Le contaminazioni del nostro sound sono frutto di un reale intento volto a lasciare la “porta aperta al vicino”, inteso proprio come ogni stile che possa prendere spunto da altri generi come pop, rock, jazz ed elettronica, ma che finisce sempre con l’aggregazione della gente, facendola sognare, liberandola dallo stress della routine e darle una speranza in più nella vita».

Soffermandoci sulle fisarmoniche e su quelle diatoniche, quanto sono radicati i mantici nella vostra cultura e, più in generale, in quella dell’intera Valle d’Aosta?

«La fisarmonica più diffusa dalle nostre parti è indubbiamente quella cromatica, molto a piano e un po’ anche a bottoni, questa soprattutto nella nostra valle, la Valle di Cogne, in cui il suo utilizzo è frequentissimo. Moltissimi giovani la suonano e ne onorano la memoria in quanto a stile e repertorio, specie sulle “monfarine”. Invece, nella Valle del Gran San Bernardo, vi è una grande tradizione di fisarmoniche a piano, che però si sono sviluppate molto attraverso il liscio di “importazione”. Mentre l’organetto diatonico conta sempre un piccolo ma notevole numero di appassionati, molti anche grazie ai corsi che abbiamo tenuto e che teniamo. Dunque, ciò consente agli interessati di familiarizzare con repertori più antichi e più affini a quel folk praticato in tutta Europa dalla nuova generazione».

Suoni anche una fisarmonica diatonica. Che tipo di sistema utilizzi?

«Suono un Castagnari 14 bassi con la diteggiatura JPL leggermente rivista da me, con un interessante sistema elettronico interno, il quale mi permette di uscire dallo strumento con un segnale MIDI che posso utilizzare parallelamente al suono puro dello stesso strumento come un qualsiasi controller MIDI».

Vincent BonifaceSei cofondatore di un gruppo, L’Orage. Che genere di repertorio affronti con questa formazione e quali sono le principali caratteristiche stilistiche?

«È un gruppo di canzoni d’autore folk rock che Alberto Visconti ha fondato insieme a mio fratello Rémy e a me dieci anni fa, nato con il solito obiettivo di amalgamare svariate influenze musicali ognuna filtrata dallo nostra naturale inclinazione al grande suono».

Fra le innumerevoli attività sei anche il deus ex machina di un importante festival folk che annualmente si tiene ad Aosta. In cosa consiste nello specifico questo evento?

«Ho il piacere e l’onore di dirigere ETETRAD, festival di musiche del mondo in Valle d’Aosta. È una bellissima kermesse, ricca di vera musica e vera gente che gode di un evento con una grande cura per la programmazione e per l’accoglienza di musicisti e pubblico».

Che tipo di fisarmonica utilizzi attualmente in studio di registrazione e nei live e quali sono le peculiarità tecniche dello strumento?

«Essendo prettamente un organettista uso soprattutto un organetto diatonico. Si tratta di uno strumento a tre file. Il sistema della mano destra è a firma di un musicista che si chiama Jean Pierre Loré, con una tablatura degli anni Novanta circa. A sinistra, invece, ho chiesto a Castagnari, ossia il costruttore del mio organetto, di realizzare un modello un po’ ibrido, di cui non sono a conoscenza di pregresse costruzioni. Ci sono quattordici bassi su due file, con la possibilità di concludere con i bassi montanti per la scala cromatica, cioè DO diesis e FA diesis in apertura e il basso di LA e di RE in chiusura, in modo tale da ottenere la bilateralità di queste due note, come bassi, a sinistra. È un modello particolare, perché grazie a Musictech abbiamo potuto rendere lo strumento sia classico, ma allo stesso tempo MIDI attraverso un sistema di captori al suo interno che captano il segnale on e off del tasto, oltre a un rilevatore di pressione all’interno per poter modificare la velocity e tradurre il tutto in dinamica da pianoforte. Per cui posso usarlo come controller MIDI, pertanto da lì ci sono degli sviluppi infiniti. Quindi, attualmente sono alle prese con questo strumento sia in studio che dal vivo. In passato, invece, possedevo un organetto a dodici bassi. Quanto all’amplificazione utilizzo degli Shure Beta 98. Tornando al mio organetto, posso dire di essere molto contento, poiché è intonatissimo, ha a disposizione dei registri che vanno da un suono secco, a un altro registro che produce un suono più vibrato e a un terzo che mi consente di utilizzare anche un’ottava grave».