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Christine Schmid: l’importanza del rispetto verso il pubblico

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Christine SchmidFisarmonicista e cantante teutonica, Christine Schmid è un’artista decisamente completa, assai comunicativa e costantemente alla ricerca della simbiosi e dell’interazione con l’ascoltatore. Imbraccia la fisarmonica, per la prima volta in assoluto, alla tenera età di 3 anni. Studia musica presso il conservatorio di Basilea, a Trossingen e alla “Jazz School” di Parigi. Nel suo curriculum, fra le tante e svariate esperienze, annovera diverse apparizioni televisive. Attraverso questo quattro chiacchiere, descrive gli aspetti più significativi della sua attività musicale.

Sei fisarmonicista e cantante. La passione per la fisarmonica e per il canto sono nate entrambe nello stesso periodo?

«No. Ho iniziato con la fisarmonica quando avevo tre anni. Mentre con il canto, solo a sedici anni».

Sei una musicista che ama spaziare tra svariati genere musicali, dalla classica al jazz, dal pop al tango. Con quale stilema senti di esprimere meglio la tua comunicatività?

«È difficile da dire, in quanto il mio cuore palpita per ogni genere musicale. Per quanto concerne il canto, il genere classico è quello più impegnativo, poichè ti dà un’incredibile sensazione quando si sale sino al DO, una nota che una persona comune non è in grado di raggiungere. Adoro tutti i generi, ma tengo molto conto delle aspettative del pubblico».

Christine SchmidCome cantante, ti esibisci anche in veste di soprano, specialmente nelle operette. Dal punto di vista strettamente stilistico, quali sono le analogie e le differenze tecniche e interpretative fra la musica classica e quella moderna?

«La musica classica necessita di altre risorse vocali. In questo genere l’estensione è di tre ottave, mentre in altri è di una sola ottava. Il canto classico è un vero piacere per la voce, ma occorre molta preparazione e resistenza alla fatica. Non si può cantare in questo stile quando si è stanchi. Gli altri generi musicali sono più semplici in termini di preparazione tecnica».

Hai tenuto svariati concerti sia in club che in teatro. In che modo cambia l’ascolto da parte del pubblico fra il locale e l’ambiente teatrale?

«Il teatro è adatto alla musica classica anche per esigenze acustiche. Nei club, invece, bisogna utilizzare i microfoni, perché c’è più rumore. Dunque, ciò non è consono alla classica, ma può essere adeguato per altri generi musicali».

Christine SchmidA proposito di teatro, hai interpretato il ruolo di Marlene Dietrich al “Musical Theater” di Basilea. Come hai vissuto questa esperienza professionale?

«Mi sono immedesimata molto nella parte e ho ammirato tanto Marlene (Dietrich, ndr) in qualità di donna, attrice e cantante. Imparare da coloro per i quali provi ammirazione è un’esperienza che ti arricchisce parecchio, consentendoti di entrare nella loro anima e di emularne la personalità».

Suoni fisarmoniche Beltuna, nota azienda italiana del settore. Quali sono gli aspetti prettamente tecnici che più ti colpiscono di questi strumenti?

«Amo i diversi suoni, perfetti per i differenti generi che pratico. Sono fisarmoniche bellissime e comode, soprattutto nei live. E il suono è molto potente».

Dopo aver maturato molta esperienza come cantante, hai iniziato a dirigere workshop incentrati sulla respirazione. Quali sono, nello specifico, i temi trattati nei tuoi incontri didattici?

«Lavoro con adulti per acquisire sicurezza in me stessa mentre parlo e interagisco con il pubblico. Più la tua voce è strumento, più forte è la tua presenza sul palco. La voce può far manifestare la tua personalità e una forza che non avresti mai pensato di avere. Mi esercito anche ad acquisire la fiducia in se stessi. Meglio conosci le tue risorse, maggiore sarà l’impatto sulla gente. Provo a relazionarmi anche con persone alle quali cerco di trasmettere empatia, invitandole a rispettare il prossimo».

Autore: Stefano Dentice

Stefano Dentice ha scritto 171 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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