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Il bayan nella musica contemporanea. Intervista a Massimiliano Pitocco

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Pitocco BayanMassimiliano Pitocco ha iniziato giovanissimo lo studio del Bayan, diplomandosi nel 1992 al Conservatorio Nazionale Superiore. Nello stesso anno si è diplomato in Organo a Pescara con la Prof.ssa G. Franzoni, e nel 1994 in Fisarmonica a Bari.

È vincitore di numerosi concorsi internazionali di Bayan, tra cui il primo premio a Castelfidardo nel 1986 e nel 1988, e il secondo premio alla “Coppa del Mondo” organizzata in Svizzera nel 1989.

Da anni suona anche il Bandoneòn. Si è dedicato al Tango e in particolare alla musica di Astor Piazzolla. Nel 1998 ha fondato il quartetto “Four for Tango”, nel 2000 il TrisTango e nel 2006 il sestetto “Viento de Tango”.

È titolare della cattedra di Bayan presso il conservatorio “Santa Cecilia” in Roma e tiene corsi di perfezionamento al festival di Portogruaro e l’Accademia Musicale Pescarese.

Come hai iniziato e in che modo si è evoluta la tecnica dello strumento? Come è cambiata la sua immagine nella cultura occidentale?

Ho iniziato lo studio della Fisarmonica all’età di 7 anni, iniziando con una fisarmonica a sistema pianoforte e a bassi standard, anche perché non esistevano ancora i bassi sciolti. Solo a 14 anni, seguendo il consiglio del Maestro Di Zio, cambiai Fisarmonica con il sistema a bottoni e a bassi sciolti. Fui tra i pochi in Italia a usare i bassi sciolti e fu un’avventura non solo per me ma anche per la scuola. In breve tempo il modo di interpretare musica con la Fisarmonica cambiò un po’ per tutti, così come si modificò il repertorio che prima solo i russi componevano per questo tipo di strumento. Tutto si evolveva, strumenti, fisarmonicisti e modo di comporre. In breve tempo, tutte le ditte costruttrici di Castelfidardo si adeguarono al mercato che cresceva e iniziarono a costruire modelli di Fisarmonica sempre più evoluti: a bassi sciolti, a tasti e a bottoni. Sono cresciuto con la musica di Fugazza e Pozzoli per passare alla musica russa, alla musica trascritta, e alle nuove composizioni contemporanee che arrivavano da vari paesi occidentali, compreso l’Italia. Oggi la Fisarmonica ha cambiato notevolmente la sua immagine e cultura in occidente; basti pensare che tutto il ricco repertorio non solo russo ma anche francese, cosi come quello del nord Europa, ha permesso a questo strumento di entrare in molte sale da concerto e di avere in quasi tutti i Conservatori o Accademie del mondo una o più classi. Il repertorio composto negli ultimi 20/30 anni, fatto di brani solistici, da camera e con orchestra è però quasi tutto composto per Bayan – Fisarmonica a bottoni – e non per Fisarmonica a tasti, previa una trascrizione o adattamento della stessa. Il repertorio invece per Fisarmonica a tasti rimane piuttosto ridotto, poiché i più grandi compositori si sono avvicinati al Bayan per le sue maggiori possibilità sonore, virtuosistiche e polifoniche. Probabilmente qualche semplice composizione è per pura fatalità suonabile per entrambi i modelli, ma se prendiamo ad esempio una composizione di rilievo come la Sequenza di Berio o Et Expecto di Gubajdulina – brani che hanno fatto la storia e che hanno segnato fortemente la crescita di questo strumento – sono brani eseguibili sono con il Bayan. E’ facile comprendere le motivazioni della crescita e della scelta di numerosi compositori che si rivolgono al Bayan, e che credono all’evoluzione della sua tecnica.

Cosa significa suonare oggi il tuo strumento?

Suonare il mio strumento, il bayan, termine sempre più diffuso tra i compositori ed i fisarmonicisti per distinguere la fisarmonica a bottoni da quella a tastiera, significa per me suonare qualunque tipo di musica e quindi esprimere me stesso in diverse sfaccettature.

Il Bayan mi da grande soddisfazione, poiché mi permette di relazionare con i più grandi compositori e far comporre loro musica senza alcun limite, e soprattutto mi permette di suonare tutto l’affascinante repertorio delle trascrizioni.

Dunque il mio strumento, il Bayan, rappresenta la sicurezza di poter suonare e avventurarsi in qualunque progetto e commissione di lavoro.

Parlaci delle tue ricche esperienze nella didattica.

Mi sono dedicato molto presto alla didattica. Avevo circa 18 anni e appena appresi le nuove tecniche della scuola russa, grazie a Max Bonnay, F. Lips, W. Zubitsky ecc. avevo una gran voglia di trasmettere tutto ciò ai miei allievi. Ho avuto la grande fortuna di perfezionare il mio lavoro di didattica grazie alla bravura, allo studio e alla pazienza dei miei migliori allievi quali Flammini, Chiacchiaretta, Ranieri, Di Girolamo, Scigliano, Miele, Convertino, non ultimo Telari e tanti altri ancora. Loro stessi e altri mi hanno dato l’opportunità di migliorare nell’insegnamento. Sono molto orgoglioso del mio lavoro e mi vedo sempre in evoluzione. Organizzo due festival importanti, uno nel mio Conservatorio Santa Cecilia, e invito sempre i migliori concertisti e docenti di tutto il mondo per i Master, per avere possibilità di scambiare opinioni e didattica con loro. Mi piace migliorare sempre e questa ambizione, che mi porta a crescere sempre di più, mi ha permesso di raggiungere un eccellente livello di esperienza. Oggi l’insegnamento, insieme allo studio e ai concerti, mi prende molto tempo: credo che per ottenere una classe di tanti allievi eccellenti bisogna trasmettere loro non solo la propria didattica ed esperienza concertistica, ma anche uno stimolo continuo e giornaliero e, non ultimo, la passione per la musica e per il proprio strumento. I miei allievi sono fonte di crescita personale e professionale e quindi sono sempre pronto al contatto e allo scambio e non ultimo seguo e indirizzo la loro vita anche dopo il diploma! Questo mio “esserci” é molto ben accolto dai miei studenti, con i quali instauro rapporti umani profondi e duraturi: credo sia per me un vanto e vivo con orgoglio il fatto di avere: “allievi concertisti”, ”allievi colleghi” di Conservatorio, “allievi” docenti nei licei, e allievi vincitori dei più importanti concorsi Internazionali come per esempio Samuele Telari, vincitore del Premio Internazionale di Castelfidardo 2013.

La tua carriera e i tuoi interessi riflettono una grande versatilità del tuo strumento. Puoi parlarci di come affronti le varie esperienze nel campo dello spettacolo, della composizione, dei concerti ecc.? E qual è la differenza tra gli stili musicali che percorri? Ad esempio le musiche di Piazzolla, il progetto Bach, o ancora il De Profundis… 

Da quando ho deciso di fare il musicista “da grande”, ho cercato di allargare la mia cultura studiando Pianoforte, Organo e Composizione oltre alla Fisarmonica. Proprio per avere una visione più amplia di ciò che vivevo. Ci sono stati dei periodi della carriera nei quali mi sono dedicato quasi unicamente a crescere e migliorare in Fisarmonica, studiando con grandi concertisti e partecipando ai più importanti concorsi Internazionali; periodi in cui mi sono dedicato profondamente allo studio dell’Organo seguendo un corso di un anno a Cremona con M. Radulescu, poi con T. Kopman, L. Rogg, D. Roth, cercando di approfondire la filologia della musica barocca e romantica; periodi nei quali mi sono dedicato a studiare composizione e a interpretare pagine di Schönberg e Donatoni, periodi durante i quali mi sono dedicato allo studio del Bandoneòn e dunque alla musica di A. Piazzolla. Insomma, la mia curiosità è sempre tanta e tutto questo non ha fatto altro che arricchirmi culturalmente e musicalmente. E tutto questo provo a trasmetterlo ai miei allievi. Oggi il mio lavoro, oltre a quello di didatta, è quello di concertista di Fisarmonica e Bandoneòn. Ma gli interessi dell’una e dell’altro sono sempre tanti, infatti con la Fisarmonica passo da concerti di musica contemporanea a concerti di musica da camera, di musica barocca e poi c’è l’attività concertistica con il Bandoneòn. Mi sento molto versatile in qualunque di questi generi. Oggi i progetti che porto avanti sono un duo “Stringhe e Bottoni” con Fisarmonica e il noto contrabbassista Daniele Roccato, il “Fatum Trio” (trio di fisarmoniche) con Giuseppe Scigliano e Angelo Miele e naturalmente da solista spaziando dalla musica contemporanea alla classica. Un progetto che mi interessa molto e nel quale sto investendo importanti energie e tempo è quello di Bach. Ho recentemente inciso, infatti, un cd di Bach in una interpretazione piuttosto filologica in cui ho cercato di racchiudere tutto l’insegnamento raccolto in tanti anni dai più grandi organisti (che ho precedentemente citato). Un progetto in continua evoluzione a cui tengo tantissimo. Nella cultura del fisarmonicista non esiste una profonda conoscenza di questa musica, ma credo che sia possibile interpretare filologicamente la musica di Bach non solo con l’Organo ma anche con la Fisarmonica. Certamente la mia versatilità mi porta anche a seguire altri progetti, come quello delle colonne sonore e quello del Tango; dopo 20 anni di concerti con le musiche di Piazzolla, in quest’ultimo periodo mi sono dedicato fortemente al tango tradizionale, studiando con un grande tanghero argentino, Adrian Fioramonti, che mi ha trasmesso tutti i segreti del tango. Dunque oggi la mia attività concertistica spazia in diversi generi. Non è certamente facile passare da un genere all’altro, ma alle spalle ho tanto studio e l’esperienza condivisa di grandi maestri che mi hanno permesso di ottenere tecnica e cultura adatta ad avventurarmi in diversi stili. Ovviamente, oggi la mia vita è un continuo studio e ricerca quotidiana. È la sacrificata vita di un musicista!

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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