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In ricordo di Arturo Timeus … il Dottore delle Fisarmoniche

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Arturo TimeusCi ha lasciati un personaggio d’altri tempi, quelli che non esistono più …

Arturo Timeus 92 anni di Gemona (“el cjaliar”- il Dottore delle Fisarmoniche), una persona semplice e schietta, corretta e precisa sul lavoro e negli affari, un uomo la cui parola o la stretta di mano equivaleva ad un accordo siglato. È stato un “Maestro e Filosofo” nella vita pratica di tutti i giorni (anche se non aveva potuto frequentare scuole importanti), ha “distribuito” consigli utili sia ai giovani, che ai meno giovani sullo stile di vita, sull’alimentazione, sul comportamento e l’attività fisica. La sua è stata una vita dura, di lavoro, sacrifici e rinunce, senza tanti lussi e comodità, si accontentava dell’essenziale, solo quello che bastava per vivere.

Nato nel 1926 in una famiglia numerosa, quarto di 5 figli, fin da piccolo aveva due grandi passioni: la montagna (gli piaceva molto camminare e aveva un piccolo stavolo tra Musi e Gemona dove si recava anche per raccogliere le erbe spontanee e medicinali) e la fisarmonica che iniziò a studiare e a suonare già in tenera età. Tra i tanti aneddoti va raccontato che, nelle vicinanze del suo stavolo in località Ledis, negli anni prima del terremoto andava alla ricerca delle vipere che catturava a mani nude dalle quali veniva prelevato il veleno per fare il vaccino rivenduto successivamente nelle farmacie a Tricesimo.

Dopo alcune esperienze di lavoro all’estero decise di ritornare al suo paese e di fare il mestiere del calzolaio (prima a Gemona e poi a Tricesimo). Lavorava per tutte le persone, sia benestanti, ma anche per i più poveri che non potevano pagare la manodopera (accontentandosi anche di un piatto di minestra o di un semplice grazie). Nei fine settimana rallegrava le serate suonando la fisarmonica, nel dopoguerra con le orchestrine dei militari americani, poi in tantissimi matrimoni, compleanni, feste di coscritti, serenate e feste da ballo. Erano gli anni d’oro per la fisarmonica che non mancava mai in nessuna occasione per fare un po’ di allegria dopo le dure giornate di lavoro, o per qualche canto in compagnia.

Il 6 maggio del 1976, la sera del disastroso terremoto, Arturo stava nella sua casa a Gemona che crollò come tutto il centro storico e lui sprofondò sotto le macerie di ben tre piani, ma ebbe la forza d’animo e l’energia per scavare con le proprie mani, senza alcun aiuto e riuscì a fare un varco per uscire. Ma nel crollo così rumoroso e fragoroso perse quasi del tutto l’udito. Nella distruzione totale l’unica cosa che riuscì a ritrovare, rimasta ancora intatta in un vecchio armadio di legno massiccio, fu la sua fisarmonica, e disse: ”Ecco il Signore mi ha lasciato un segno, qualcosa in cui credere e poter ripartire …”.

Arturo TimeusDopo la grande paura e disperazione si rimboccò le maniche e lentamente riprese l’attività lavorativa, continuò a suonare la fisarmonica e iniziò a restaurare qualche vecchio strumento. Ha suonato per oltre 40 anni (una volta non c’erano microfoni e diavolerie elettroniche, era tutto basato sulla passione, l’anima e la forza delle braccia e le feste molte volte si protraevano fino all’alba). Quando ha detto basta con le esibizioni musicali (nei primi anni ‘80) si è dedicato con grande impegno e passione a riparare e accordare le fisarmoniche (per ben 30 anni, fino all’età di 88) e ad insegnare a tanti giovani i segreti del mestiere. Quando intonava le ance della fisarmonica (senza alcuna strumentazione, a “orecchio”) si isolava da tutto, era come se entrasse lui stesso nello strumento e “chiamava” le voci per nome dicendo: ecco … questa è la madre, questa la figlia, questa la gemella, la cugina (riferendosi alle varie ottave di note sullo strumento). All’inizio, quando non riusciva a reperire le voci di ricambio, se le costruiva da solo utilizzando delle molle di vecchi orologi o anche dei pezzi di lama di sega.

Il suo piccolo laboratorio era un punto d’incontro per tanti amici (fisarmonicisti e non) della Carnia e di tutto il Friuli che passavano per farsi riparare gli strumenti, ma anche per salutare un “vecchio amico” che aveva sempre un consiglio o una battuta per ogni persona.

“Turo” ci lascia in eredità un esempio di uomo vero e sincero (come si diceva una volta “Un Furlan Sald, Onest e Lavorador”) con dei principi come onestà, sincerità, amicizia, serietà, che nel mondo di oggi vanno sempre più scomparendo …

Autore: Luigino Squalizza

Luigino Squalizza ha scritto 3 articoli.



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