“Lettere da una tarantata”. Squilibri pubblica la nuova edizione

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Copertina Lettere da una tarantataTorniamo a parlare di Annabella Rossi – dopo la notizia di poche settimane fa sull’archivio fotografico del museo di storia e tradizioni popolari di Roma – perché l’editore Squilibri ha pubblicato una nuova edizione di uno dei libri più famosi della sua produzione antropologica. Si tratta di “Lettere da una tarantata”, una raccolta epistolare che testimonia la relazione intercorsa tra la Rossi e Anna, una “contadina, nata nel 1898 in un paese della provincia di Lecce”, incontrata per la prima volta a Galatina nel 1959, in occasione delle ricerche che De Martino stava conducendo sul tarantismo pugliese. Come sappiamo Annabella Rossi partecipò – come membro di un’equipe composta da specialisti di vari ambiti disciplinari – a quella ricerca fondamentale per l’antropologia italiana e non solo. I riflessi di quel mondo complesso e inaspettato hanno continuato a riverberare anche dopo la conclusione dei lavori sulle vite e sulle carriere degli studiosi coinvolti in quell’esperienza. La Rossi ne propone una versione insolita – che apre uno spazio di riflessione “riflessivo” attraverso la rappresentazione scritta e non mediata di una relazione e di un ambito relazionale articolato, “subalterno”, “presente” – che mette in primo piano il racconto, la percezione, l’interpretazione “locale” delle dinamiche sociali e politiche che hanno fatto da cornice al fenomeno del tarantismo. Le Lettere, la cui prima edizione è stata pubblicata nel 1970, “davano corpo all’intenzionalità di una protagonista del mondo magico del Mezzogiorno” e soprattutto lasciavano “emergere una voce che, ‘sgradevole’ ad orecchie abituate ad altri registri espressivi, nel solo farsi ascoltare denunciava i limiti di meccanismi ideologici per cui gli appartenenti ai ceti più umili sono stati troppo spesso confinati in una condizione di esclusione, prima ancora che di subalternità, trasformando i potenziali impulsi di protesta in una muta rassegnazione”. Questa nuova edizione – che segue la prima ristampa curata da Paolo Apolito nella metà degli anni Novanta, il quale introduce anche questa edizione con un saggio denso di suggestioni – assume un nuovo significato alla luce del contesto politico-culturale contemporaneo, inquadrato dentro un’analisi che comprende l’antropologia dialogica e gli “esiti revivalistici di tanto interesse per la cultura popolare”.