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Lezione n. 3 – Agitazione del mantice (Bellows shake – Richo shake)

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Da tempo le terminologie sull’agitazione del mantice – “bellows shake” e “richo shake” – sono diventate ben note, sia negli ambienti dei fisarmonicisti che dei compositori. Tutti i grandi concertisti fanno ampiamente uso di queste tecniche di esecuzione e anche i più importanti compositori le utilizzano nella stesura delle proprie partiture. Possiamo quindi confermare che l’agitazione del mantice è una caratteristica fondamentale per la fisarmonica, soprattutto nei repertori moderni e contemporanei e spesso viene impiegata in passaggi di musica classica e romantica.

In questa lezione cercherò di illustrarvi tutti i tipi di bellows shake e di richo shake, spiegherò come eseguirli e, soprattutto, come e quando usarli.

Il bellows shake può essere eseguito in quartine e/o terzine. Molti compositori usano segni convenzionali propri per indicare le aperture e le chiusure del mantice. Nella nostra lezione, per ora, proviamo a immaginare di usare il segno < come indicazione di apertura di mantice e il segno > come chiusura. Naturalmente, non c’è una convenzione neumatica ben precisa e ogni compositore o insegnante può farne una personale. Ci sono diversi modi, comunque, di scrivere in partitura l’utilizzo del bellows shake. Ad esempio, l’esecuzione di una quartina di semicrome si può indicare così:

Massimiliano Pitocco lezione n.3 (foto 1)

Massimiliano Pitocco lezione n.3 (foto 1-2)

oppure in quest’altro modo:

Massimiliano Pitocco - lezione n.3 (foto 2)

Massimiliano Pitocco - lezione n.3 (foto 2-2)

Oltre alla tipologia in quartine, < > < >, esiste anche un bellows shake suddiviso in tempi irregolari; le terzine, infatti, si possono eseguire in due modi distinti, quello con < > < > < >

Massimiliano Pitocco lezione n.3 (foto 3)Massimiliano Pitocco lezione n.3 (foto 3-2)

oppure con < > < < > <

Massimiliano Pitocco - lezione n.3 (foto 4)

Massimiliano Pitocco - lezione n.3 (foto 4-2)

Quest’ultima tecnica, benché più complessa, è sicuramente più efficace ai fini di una migliore distinzione della terzina, ma non può essere di lunga durata, in quanto avendo un’apertura in più nella terzina, il mantice, per forza di cose, si allargherà sempre maggiormente fino al punto da generare problematiche nell’esecuzione del brano.

L’utilizzo del bellows shake richiede dei particolari accorgimenti che possono essere personalizzati da ogni singolo fisarmonicista. Uno dei problemi principali che si riscontra impiegando questa tecnica è di stancarsi ben presto fisicamente, in quanto come sappiamo, ci vuole una forza particolare, soprattutto nelle lunghe durate. A volte può capitare che i muscoli, ripetutamente sollecitati, possano irrigidirsi impedendo il corretto movimento e quindi l’esecuzione ritmica con il mantice. Rilassarsi durante l’esecuzione del bellows shake è molto complicato, ma è possibile farlo. Il primo accorgimento è quello di adottare la giusta posizione e io consiglio di inclinare la fisarmonica in avanti per alleggerirne peso e per far si che, per le aperture e le chiusure del bellows shake, vengano utilizzati solo l’angolo posteriore in alto e l’angolo inferiore in basso escludendo gli angoli anteriori dello strumento. L’utilizzo di entrambi gli angoli anteriori, con una fisarmonica collocata perfettamente “dritta” o addirittura leggermente inclinata all’indietro, accentuerebbe notevolmente lo sforzo fisico e la durata della nostra performances sarebbe sicuramente inferiore alle aspettative. Oltretutto, la posizione che vi sto consigliando permetterebbe di eseguire un bellows shake molto più “interessante” e più simile a un tremolo.

Un altro suggerimento finalizzato ad una migliore esecuzione è quello di condurre il braccio sinistro, durante le sue veloci aperture e chiusure, in una direzione (immaginando un orologio) di ore 11 e verso il basso, ma non a ore 9 e tanto peggio a ore 8 o 7. Ad ogni modo, l’esecuzione costante del bellows shake necessita di una certa forza pertanto, a prescindere dalla corretta posizione, vi consiglio di fare molti esercizi al fine di sollecitare e tonificare la vostra massa muscolare.

L’altra tecnica di agitazione del mantice è il richo shake che, a sua volta, si può suddividere i tre ulteriori tipologie: per i gruppi irregolari per terzine, per quartine (come nel bellows shake) e per i gruppi irregolari per quintine.

Immaginiamo di avere sempre il segno < come apertura di mantice e il segno > come chiusura. Usiamo ora un altro segno personale convenzionale ^ indicante l’apertura del mantice solo nella parte bassa. Fino ad ora abbiamo visto che nel bellows shake il mantice viene aperto solo nella parte alta, adesso, invece, con il richo shake, questo verrà aperto anche nella parte inferiore. Dunque il richo shake a terzine si esegue in un’apertura, chiusura e apertura inferiore, poi si riparte in apertura e così via. Questo movimento è piuttosto semplice e meno stancante di quello effettuato per il bellows shake

Massimiliano Pitocco - lezione n.3 (foto 4 bis)

 

si complica un po’ di più con il richo shake a quartine dove la movenza è pressoché simile, ma, attenzione… dopo aver aperto, chiuso, aperto nella parte inferiore e riaperto di nuovo, bisogna ribattere velocemente l’accordo o la nota che si sta eseguendo per poi ripartire nuovamente in apertura e così via.

Massimiliano Pitocco - lezione n.3 (foto 5)

Dunque i primi 4 movimenti di mantice: apertura, chiusura, apertura nella parte inferiore e di nuovo  riapertura, si ribatte l’accordo e si riparte con i 4 movimenti. L’ultimo modello di richo shake è quello in quintine e sarebbe forse il più complesso nell’esecuzione. Il movimento è in pratica questo: < >L ^ <. Il segno L sta per apertura di mantice verso l’interno che potrebbe eventualmente essere sostituito con apertura verso l’esterno. È un gesto molto complicato ma anche poco usato.

Massimiliano Pitocco - lezione n.3 (foto 6)

 

Autore: Massimiliano Pitocco

Massimiliano Pitocco ha scritto 6 articoli.



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