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Oscar Emmanuel Peterson: il “maharaja” della tastiera

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Oscar PetersonDefinito dal leggendario Duke Ellington il “maharaja” della tastiera, Oscar Emmanuel Peterson è stato uno tra i più grandi e influenti pianisti jazz di tutti i tempi. Musicista canadese, nato il 25 Agosto 1925 a Montreal e morto a causa di un’insufficienza renale il 23 Dicembre 2007 a Mississauga, approcciò alla musica alla tenera età di cinque anni, studiando tromba e pianoforte. Poi, a causa della tubercolosi che lo colpì a sette anni, fu costretto a dedicarsi solo ed esclusivamente al piano. I suoi primi insegnanti furono il padre e la sorella, la quale lo fece accostare agli studi del pianoforte classico. Successivamente studiò con Paul De Marky, per poi spostare la sua attenzione su jazz, ragtime e boogie-woogie. Fu immediatamente influenzato dal pianismo del leggendario Art Tatum, esponente di spicco dello stride piano, dal quale prese fortemente ispirazione. Durante la sua gloriosa carriera condivise  palco e studio di registrazione con nomi celeberrimi del jazz, tra i quali: Ella Fitzgerald, Lester Young, Anita O’Day, Stan Getz, Louis Armstrong, Joe Pass, Coleman Hawkins, Dizzy Gillespie, Clark Terry, Count Basie, solo per citarne alcuni. Poi, nel 1958, nacque uno straordinario sodalizio, Oscar Peterson Trio, formato dallo stesso Peterson al pianoforte, Ray Brown al contrabbasso e Ed Thigpen alla batteria, precedentemente sostituito da Barney Kessel o Herb Ellis, entrambi chitarristi. In seguito fu accompagnato dal virtuoso contrabbassista danese Niels-Henning Orsted Pedersen nel 1973 e dai batteristi Martin Drew nel 1974 e Bobby Durham, che suonò al suo fianco dagli anni ’60 agli anni ’90. Oltre che sublime pianista, Oscar Peterson fu un prolifico autore di testi didattici per pianisti jazz in erba, nonchè un raffinato compositore. Oscar PetersonFra tutte le sue composizioni più significative la pietra miliare fu Nigerian marketplace, prima traccia dell’omonimo album, registrato dal vivo al Montreaux Jazz Festival del 1981. Per questo disco si avvalse della preziosa collaborazione di Niels-Henning Orsted Pedersen al contrabbasso e Terry Clarke alla batteria. Un brano semplicemente soave, poesia allo stato puro, nel quale il tema viene magicamente esposto dal contrabbasso di Pedersen che, ancora oggi, con quella sua pulizia di suono, invidiabile intonazione, apollineo virtuosismo e sensibilità artistica, estasia gli ascoltatori. Oscar Peterson dimostrò sin dagli esordi di essere un pianista di rara maestria. Tecnica pianistica strabiliante, pianismo accentuatamente impregnato di blues, tocco assai percussivo ma al contempo leggiadro e sopraffino, spontanea espressività ed erudita musicalità, ma soprattutto un adrenalinico fraseggio swingante che lo ha reso sempre immediatamente riconoscibile al primissimo ascolto. Dunque, un gioiello del piano jazz che ha influenzato una pletora di pianisti del presente, fra tutti Monty Alexander, probabilmente uno tra i più simili, attualmente, al compianto jazzista canadese. Purtroppo, nel 1993, fu colpito da un ictus che gli semiparalizzò la mano sinistra. Sfortunatamente questa disgrazia gli impedì di esibirsi sul palco del prestigioso Toronto Jazz Festival. Ma grazie alla sua straordinaria forza di volontà, riuscì a recuperare parzialmente la mobilità della mano, consentendogli di deliziare la platea, per l’ultima volta nella sua vita, a Vienna, nel 2003, presso la Sala Dorata del Musikverein. Nel 2007 si spense a Mississauga, lasciando irrefutabilmente una traccia indelebile nella storia del jazz.

Autore: Stefano Dentice

Stefano Dentice ha scritto 164 articoli.



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