S&M Festival “Città di Spoleto”, il racconto …

0 3

PianoforteIl sorriso delle madri non ha lingua. Nonostante gli usi e i costumi differenti riescono a comprendere le proprie ansie e quelle dei loro figli. Dopo le esibizioni i piccoli dismettono i panni del pianista prodigio, votato alla disciplina e al rigore, mostrandosi di nuovo bambini con i loro giochi e i loro scherzi. “Io e mio marito non siamo musicisti. Gli abbiamo fatto iniziare il pianoforte a sei anni perché era un iperattivo e non stava mai fermo, ma è stato un amore a prima vista”, racconta la madre di Giacomo Menegardi. Il ragazzo ha diciannove anni ora, ha appena superato la maturità e arrivato da Belluno ha vinto la VII edizione del Premio pianistico “Città di Spoleto”. Lo ha vinto in ex aequo con il giapponese Yagi Daisuke che ha compiuto sedici anni durante le audizioni dello Strumenti&Musica Festival, esauritosi domenica scorsa al Teatro Caio Melisso.

L’addetto alla sicurezza è un restauratore che con la crisi si è dovuto reinventare. Nel corridoio che precede la Sala d’Onore di Palazzo Leti Sansi, è sempre presente, come tutti quei genitori e quei maestri che da fuori ascoltano i giovani talenti. “Devi suonare tu?” Chiede un giorno Lorenzo Di Bella. È membro di giuria e in pausa pranzo, invogliato e attirato dalla musica, comincia a suonare e a richiamare le scale. “Sì, ma prego continui pure”, Federico Manca è appoggiato alla porta, ha le braccia incrociate sul petto e gli occhi vivaci. Segue con rapidità tutti i passaggi del maestro e sapendo di essere compreso si diverte almeno quanto lui. Federico è sardo ed ha poco più di vent’anni, suona da quando ne aveva nove ed ora studia a Genova con Enrico Stellini, un altro giurato. Vincerà la categoria G del Concorso, riservata come le altre sezioni agli allievi delle scuole di musica e dei Conservatori. “Sono qui per avere un confronto con gli insegnanti e per ascoltare gli altri”, mentre attende lo scrutinio lo vedo cercare di concentrarsi a leggere un libro dalle pagine ingiallite; non ce la fa, si alza, cammina avanti e indietro. Dopo il risultato è però entusiasta: “Non me l’aspettavo, è bellissimo”.
Per suonare cos’hai dentro? sembrano chiedersi gli spettatori silenti durante le audizioni. Fosse stata solo una questione di esecuzione e di esercizio, non ci sarebbe stato bisogno che l’associazione culturale Italian Accordion Culture (IAC) insieme alle Edizioni Ars Spoletium creassero un Festival, giunto quest’anno alla XI edizione, con annesso concorso e premio. No, la questione riguarda l’esperienza, l’interpretazione, la comunicazione con il compositore, la fisicità con cui il corpo affronta la fonte del suono e le emozioni che fuoriescono dal peso dei tasti. La giuria resta a Palazzo tutto il giorno, è una formazione di altissimo livello proprio come quello che è chiamata a giudicare. Oltre ai già citati c’è Irene Veneziano, Borislava Taneva, Daniel Rivera e la direzione artistica di Michele Rossetti. Poi ci sono anche Xin Wang e Radomir Melmuka che ai vincitori del premio pianistico dedicato ai musicisti che già hanno avviato la loro carriera hanno offerto due concerti, uno in Germania e uno in Repubblica Ceca, tutto spesato. A questo si aggiunge la possibilità di far parte per una stagione del Music Fest di Perugia e di suonare con l’orchestra Cherubini fondata da Riccardo Muti.
In base a criteri fissati a bando nella scelta dei brani per audizione, i vincitori del premio hanno dovuto superare indenni tre prove musicali: una eliminatoria, una semifinale e una finale prima di arrivare al traguardo che, se non per centesimi, si intuiva potesse concludersi in parità. La capacità di ascolto e di relazione con lo strumento che Yagi dimostra va al di là dello studio e dell’apprendimento. C’è molto vento in strada, le bandiere si ingolfano ed egli prima di attaccare le guarda rapito. Senza farsi distrarre, da un respiro profondo inizia sfiorando con delicatezza i tasti bianchi e neri. Accoglie la musica così come è stata scritta piegando gli avambracci e facendo ondeggiare il busto in movimenti circolari.
Le sfumature intese dal compositore in un’altra epoca non devono sfuggire e i maestri al tavolo, per questo, si vedono spesso imitare il suono e involontariamente suggerire il rallentamento o la ripresa delle note. E così, per non improvvisare, Yagi (che vincerà anche la categoria D) in finale prima di entrare in sala con Mozart, Debussy e Liszt solfeggia tutte le partiture. Non lascia nessun tempo al caso, proprio con lo stesso principio del suo rivale sfidante Menegardi che aveva portato Mozart e Schumann. “Humoreske era la prima volta che lo suonava, ma si sentiva sicuro”, mi aveva detto sua madre che non riusciva a trattenere il sorriso dopo la vittoria. La musica annulla le differenze, tra i duellanti c’è competizione, ma anche reciproca stima. Ciò che al di fuori può apparire come un atteggiamento bizzarro, scuotersi e agitarsi, rimbalzare sullo sgabello come pervasi da un fascio di elettricità, appartiene in realtà al dialogo che il musicista ha imparato ad instaurare con il pianoforte. Giacomo è una molla agile, la sua sensibilità traspare dalle espressioni facciali contratte ed elastiche, non simula lo sforzo di restituire al pubblico proprio quel contesto musicale, pensato, voluto, dissolto tra una battuta e l’altra. Le note assorbono il senso e tutti loro, mentre le rincorrono per non lasciarle indietro, sembra ne restino stupiti.
È stato il maestro Bio Boccosi nel 1949 a fondare la rivista storica di Strumenti&Musica e Gianluca Bibiani, presidente della IAC, ci tiene a ricordarlo. Il Festival dapprima era stato ideato per professionisti e appassionati della fisarmonica, solo dopo è stato aggiunto il pianoforte che, infine, sette anni fa, se ne è appropriato. Edizioni importanti che ormai ogni anno rimettono al centro Spoleto e la cultura musicale. Quest’anno per mancanza di fondi si è dovuto chiudere il bando con 80 iscritti e così il Concorso è diventato automaticamente più selettivo, “ma la cosa incredibile” dicono gli organizzatori con una certa euforia, “è la loro provenienza: non solo Italia, ma Bulgaria, Russia, Cina, Giappone, Corea Del Sud, Ucraina. Una bambina di 10 anni da Bangkok e nella categoria Piccole Note un bambino greco di 6 anni!”. Ciò significa che le famiglie investono per far venire i loro figli a suonare a Spoleto.
Così i vincitori delle categorie e del premio, ognuno con una particolarità e uno stile, domenica scorsa si sono esibiti al Caio Melisso con i loro brani di battaglia. E il pubblico non ha resistito, ha applaudito finché ha potuto.