Fisarmonica
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Strumento meraviglioso e poliedrico. Intervista ad Antonino De Luca

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De LucaAntonino De Luca nasce a Messina nel 1991, all’età di 11 anni inizia lo studio della musica e contemporaneamente quello della fisarmonica. Studia anche clarinetto, raggiungendo ottimi risultati e facendo parte anche della Banda del Comune di Fiumedinisi. Ha fatto parte per alcuni anni di piccole formazioni di musica folk con cui è stato in tournée anche in Francia e Russia. Nell’anno 2006 la svolta a livello artistico-musicale con l’incontro col maestro Renzo Tomassetti di Spoleto, il quale gestisce da oltre un trentennio una delle più grandi scuole di fisarmonica associate al C.D.M.I. Ha partecipato a masterclass sulla musica jazz con Luciano Biondini, Vince Abbracciante, Gabriele Mirabassi, Massimo Tagliata, Klaus Paier. È stato chiamato a sostituire il grande Frank Marocco (diventato poi suo maestro) in occasione del grande evento “Fisarmoniche in crociera” ed ha partecipato ad una trasmissione televisiva andata in onda su Rai International interamente dedicata alla fisarmonica e alla famosa ditta di fisarmoniche “Victoria”, per cui ha fatto da dimostratore al Frankfurt Musikmesse 2011, 2012 e 2013. Ha partecipato alla Rassegna Musicale Adamo Volpi nella quale ha suonato due brani che andranno a far parte del disco monografico dedicato a questo artista. Si è laureato in fisarmonica classica presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Pergolesi” di Ancona sotto la giuda del prof. Alessandro Mugnoz e sta preparando il suo primo lavoro discografico da solista. Ha svolto concerti in Germania, Stati Uniti, Olanda.

Puoi parlarci dei tuoi inizi e di come sei diventato un musicista professionista?

Ho cominciato a suonare la fisarmonica a 11 anni sotto la guida di mio padre, anche se lui ha provato a farmi iniziare a 6 anni, ma io non ero così propenso. Nei primi anni pensavo che la fisarmonica significasse liscio e musica folk e niente di più, anche perchè vivendo in Sicilia le prospettive per un fisarmonicista erano quelle, oltre al fatto che fosse veramente difficile procurarsi del materiale diverso da quei generi musicali. Mio padre è anche fisarmonicista, e da più di 30 anni almeno una volta l’anno fa un viaggio a Castelfidardo per riparazioni a strumenti o continuare i rapporti con molte fabbriche di fisarmoniche, e da quando mi unii a lui nei viaggi ho cominciato a farmi un’idea di cosa significasse davvero suonare la fisarmonica, anche perché ero riuscito a trovare i primi dischi di musica jazz e altro. Poi conobbi il grande maestro Renzo Tomassetti che mi schiuse le porte della fisarmonica ad alti livelli, dandomi quello che è il migliore metodo di studio con cui si possono superare praticamente ogni tipo di difficoltà. Adesso vivo qui a Castelfidardo, ho appena ultimato gli studi di fisarmonica classica con il maestro Alessandro Mugnoz che mi ha fatto capire come andare fino in fondo nell’interpretazione di ogni genere musicale, e sto cercando di trovare quello che sarà il mio percorso musicale.

Hai studiato e collaborato con alcuni tra i fisarmonicisti più importanti. Qual’è l’insegnamento più importante che hai ricevuto?

Ho avuto la possibilità di essere allievo se pur per troppo poco tempo del grande Frank Marocco, e senza dubbio la reputo l’esperienza che mi ha segnato di più. Oltre alle sue indiscutibili doti musicali, credo che i suoi insegnamenti migliori me li abbia dati sul piano umano, infondendomi dei valori importanti come l’umiltà che per un musicista è la qualità più importante.

La tua carriera ti ha portato a suonare anche all’estero. Quali sono state le esperienze più significative fuori dal nostro paese?

Le prime esperienze all’estero le ho avute grazie ai gruppi folk di cui facevo parte in Sicilia, e senza dubbio sono state esperienze di vita importanti, ma credo che finora l’evento che reputo più significativo sia stato il concerto che tenni a Mannheim nel 2012 in memoria di Frank Marocco. Doveva essere lui a tenere quel concerto, ma scomparve poco tempo prima e allora l’evento venne trasformato in sua memoria. Il caso volle che il concerto fosse esattamente in contemporanea alla sua veglia funebre, e questo per me è stato motivo di grande orgoglio.

Oltre ai grandi fisarmonicisti che hai citato, tra i tuoi riferimenti stilistici ci sono anche altri musicisti?

Avendo scelto la musica jazz, i miei riferimenti provengono soprattutto da musicisti non fisarmonicisti, ad esempio grandi pianisti, come il già citato Michel Petrucciani, che aveva un modo di suonare molto melodico e quindi secondo me molto vicino alla fisarmonica, ma anche il grande Bill Evans, che dimostrò come il jazz potesse avere influenze dalla musica classica, in particolar modo quella di autori come Debussy. La fisarmonica può benissimo armonizzare melodie come il piano, ma nel contempo fraseggiare melodicamente come gli strumenti a fiato. Nel panorama fisarmonicistico non posso non nominare il grande Richard Galliano, vera e propria leggenda della fisarmonica. Oltre al jazz, le mie propensioni sono soprattutto verso il repertorio per fisarmonica della scuola americana, con autori con Anthony Galla-Rini, Charles Magnante e molti altri, che con la loro opera hanno portato la fisarmonica a bassi standard sistema a pianoforte a vette mai raggiunte (anche se Galla-Rini utilizzò anche i bassi sciolti sistema per quinte), lasciando pagine di altissimo livello nella letteratura fisarmonicistica. Loro hanno dimostrato che anche uno strumento solo a bassi standard, possiede infinite possibilità musicali e può tranquillamente spaziare su ogni genere musicale senza avere nulla in meno rispetto a qualsiasi altro strumento. Tutto ciò mi ha sempre affascinato molto ed è stato anche argomento della mia tesi di laurea.

Hai accennato alla tua esperienza nell’ambito delle musiche folk. Ci sono convergenze tra il jazz e le musiche popolari che hai conosciuto ed eseguito, oppure sono due ambiti completamente distaccati? E ancora, si può disporre di entrambi, e come, per ampliare il proprio panorama stilistico, il proprio modo di suonare?

Il jazz è una musica nata da innumerevoli contaminazioni, e riesce ad assorbire praticamente tutto ciò che tocca, e quindi anche il folk e il popolare. Basta dare uno sguardo alla musica brasiliana, che è forse l’esempio più lampante di come la musica popolare possa tranquillamente affacciarsi sul jazz come succede per il bossanova o il samba, etc. I gruppi folk di cui ho fatto parte si ponevano come obiettivo primario la continuazione della tradizione popolare, cercando di rimanere il più fedele possibile alle poche testimonianze che arrivano ai giorni nostri, più che altro orali. È molto in uso tra i jazzisti rivisitare delle musiche popolari e folkloristiche in chiave moderna, dato che la musica jazz non pone vincoli dal punto di vista arrangiativo o improvvisativo, o anche dare alle composizioni originali moderne aspetti esecutivi molto vicini al popolare, infatti il jazz è anche influenzato dai ritmi tribali provenienti dall’Africa. La ricerca di un proprio stile può passare attraverso qualsiasi genere musicale, se ne possono combinare diversi come ci si può concentrare solo su uno, o anche evitare ogni tipo di contaminazioni e cercare di trovare strade nuove e originali. Secondo me la musica non ha alcun limite, né distinzioni di genere o altro; è un caleidoscopio talmente ampio e vario da poter accontentare ogni tipo di gusto e di trasmettere ogni tipo di sentimento o stato d’animo, ed è forse la più alta fra le forme d’arte.

Leggo sul tuo sito che sei occupato nella lavorazione del tuo primo disco solista. Puoi parlarci di questo progetto?

Il progetto nasce dalla necessità di voler dar forma a quelle che sono le mie ricerche di un sound unico e personale, fatto di diverse esperienze e contaminazioni. Sarà un lavoro prettamente jazzistico fatto in formazioni diverse, un mix fra composizioni originali e brani famosi a cui ho voluto dare la mia impronta. Sto cominciando adesso ad avere le idee chiare su quale sia il genere musicale che più mi rappresenti, ed è anche grazie a grandi personaggi come Frank Marocco e Michel Petrucciani che ho scelto il jazz.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per il futuro spero di portare avanti la mia carriera di musicista jazz, di riuscire a trasmettere agli altri cosa sia per me la musica  e poter dare un buon contributo alla storia di questo meraviglioso e poliedrico strumento come hanno fatto grandi personaggi come Frank Marocco e Gervasio Marcosignori che stanno ispirando la mia vita.

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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