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Fisarmoniche Alessandrini – un marchio ed una azienda

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Fisarmoniche Alessandrini – un marchio ed una azienda “in giro” per il mondo… insegnando!

 

CASTELFIDARDO (AN) – Inutile negare il fascino che si prova entrando nel laboratorio, termine più moderno, una volta si sarebbe detto la bottega, della ditta Alessandrini. Ci troviamo nel popoloso quartiere Fornaci appena alla periferia di Castelfidardo. Si arriva in via Verdi, 83 percorrendo un giro vizioso. Ma in effetti la stradina a senso unico in discesa non consentirebbe altri percorsi.

Già dall’esterno le grandi vetrate permettono di percepire la gestualità di chi ci lavora. Ad accoglierci è Tonino Alessandrini, che con la sorella Daniela rappresentano la seconda generazione di questo marchio.

Fisarmoniche AlessandriniL’azienda nasce infatti nel 1952 per opera dello zio Genuino. Il fratello Alfredo, da poco andato in pensione, ma che non disdegna ancora utili suggerimenti, allora giovane operaio presso la “Paolo Soprani”, apprese il mestiere lavorando al mattino nella grande impresa e la sera dando una mano al fratello. Andò avanti così per alcuni anni. Poi negli anni sessanta decise di dedicarsi anche lui esclusivamente all’azienda di famiglia dando vita nel 1970 alla “Fratelli Alessandrini”.

In tutti questi anni di fisarmoniche ed organetti ne sono stati realizzati tantissimi. Ma su una cosa Tonino è intransigente.

“La qualità dei nostri prodotti è rimasta altissima. Nonostante i 32 modelli che compaiono nel nostro catalogo. Forse una esagerazione per una ditta artigiana a conduzione familiare che vive sulla disponibilità di due manualità e su qualche collaborazione esterna. Ma abbiamo sempre voluto tenere fede alle richieste del mercato”.

Dove esportate maggiormente i vostri strumenti e quali sono i più richiesti?

“Negli ultimi anni si è registrato un boom per le fisarmoniche classiche, quelle da concerto, ma si spazia anche nel diatonico. Le nazioni? Stati Uniti, Messico per il diatonico, la Norvegia, la Scozia, la Germania, l’Europa in generale, il Belgio su tutti. Qui abbiamo intrapreso anni fa la collaborazione con il M° Olivier Douez docente di fisarmonica al Conservatorio di Mons. Ma non si parla solo di produzione, ma anche di lezioni…”Fisarmoniche Alessandrini

Lezioni? In che senso?

“Tre o quattro volte l’anno ci rechiamo a Mons per tenere lezioni pratiche ai ragazzi frequentanti il Conservatorio. A loro diamo l’opportunità di apprendere dal vivo le fasi costruttive dello strumento, dunque anche la riparazione, aspetto quest’ultimo che per chi compra all’estero può essere un problema. Dunque sveliamo tutti i nostri “segreti”. È anche l’occasione giusta per riparare o riaccordare gli strumenti. In pratica portiamo il nostro laboratorio in giro per il mondo. In attesa che si formi lì qualche giovane che abbia voglia di apprendere questo mestiere”.

Questa è la problematica di sempre anche in Italia. Formare i giovani per dare il cambio a chi se ne è andato o sta per andare in pensione, come gli accordatori, specialità in estinzione.

“Si, ma non ci si sta riuscendo. Oggi, nonostante i corsi di formazione messi in piedi dalla Regione Marche, con il sostegno delle associazioni di categoria, non si riescono a scovare giovani interessati ed amanti di questo mestiere. In tanti ci provano, è vero, ma poi quasi sempre rinunciano perché dicono sia troppo faticoso. Eppure è un lavoro che ha un futuro e che può dare tante soddisfazioni.Fisarmoniche Alessandrini

La criticità segnalata da chi compra all’estero è da sempre quella delle assistenze.

“La fisarmonica è uno strumento che ne necessità in continuazione. Ho avuto l’idea di organizzare proprio in Belgio un piccolo laboratorio in pianta stabile per evitare di portare ogni volta gli attrezzi di lavorazione dall’Italia. Quando ci saranno 10/15 strumenti da sistemare mi sposterò in loco per qualche giorno in maniera da svolgere il lavoro sul posto. Così si darà una risposta anche a chi chiede questo tipo di assistenza”.

Avete vissuto fin da piccoli intere giornate all’interno del laboratorio avendo la vostra abitazione al piano superiore. Può essere stato un sacrificio, ma anche un valore aggiunto?

Credo di poter affermare che quello che facevamo lì per gioco alla fine ci abbia fatto amare quello che oggi facciamo. Tanto da permetterci di conoscere tutte le fasi lavorative che allora si facevano tutte internamente. Per questo oggi abbiamo le competenze per poter costruire uno strumento in ogni particolare. Ne produciamo una media di 4-5 al mese. Conosciamo tutto il processo lavorativo. A mia sorella piace l’intonatura e la ceratura delle ance. Abbiamo anche dei collaboratori che ci danno esternamente una mano, ma poi tutto passa sotto la nostra supervisione per controllare il prodotto finale”.Fisarmoniche Alessandrini

Dalla vostra produzione emergono strumenti a bottoni da 96 o 120 bassi con o senza cassotto, oppure le Bajan da Conservatorio. Tutte rigorosamente prodotte a livello artigianale puro. Arrivano ancora richieste di personalizzare lo strumento?

“È difficile che ci sia chi sceglie a scatola chiusa. Stiamo logicamente parlando dei fisarmonicisti ai più alti livelli, insomma di chi fa dello strumento un motivo di vita o di professione. E chiede interventi non solo estetici ma anche sulle sonorità. Premesso che noi cerchiamo sempre di dare uno strumento curato nei dettagli, in questi casi la sua consegna si può prolungare anche di un paio di mesi rispetto al normale. Ma chi chiede questi tipi di interventi è ben contento di aspettare”.

Oggi il mercato è cambiato. Gli appuntamenti fieristici, una volta strumento di vendita, sono definitivamente superati dalle nuove tecnologie. Ne ha la percezione?

“È vero. Su tutte internet che ha consentito al cliente di aggiornarsi in tempo reale. Questo permette un risparmio anche economico e la possibilità di rispondere velocemente. Su FB ad esempio ho inserito anche mini lezioni di tecnica. Consultabili in qualsiasi circostanza. Hanno molte visualizzazioni. Segno del mutamento dei tempi. Si riesce velocemente anche a parlarsi/vedersi da un punto all’altro del globo”.

Nella piccola bottega sotto l’abitazione chi arriva coglie ancora il sapore dei gesti antichi. Dalla manualità ai più disparati attrezzi. Sembra di vedere quasi una parte della piccola bottega artigiana all’interno del museo che pochi chilometri più su esaltano questo strumenti. Eppure qui si sta pensando di cercare locali più ampi. Ma come staccarsi da un pezzo di storia? Ecco allora che si va avanti senza tentennamenti. Infondo da queste parti sembra di vivere un refrein continuo. Prima il padre, poi il figlio. Domani chissà. Forse un nipote a dare continuità ad un lavoro certosino che si tramanda da generazioni? Ed allora magari stretti ma avanti così, dove si respira ancora l’aria antica della modernità. Controsenso? Provare per credere.

Autore: Mirco Soprani

Mirco Soprani ha scritto 69 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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