Ivano Pescari: talento e passione

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Ivano PescariChe fosse un predestinato lo si intuisce dalla foto che lo ritrae, in giovanissima età, con uno strumento più grande di lui, attorniato da amici e parenti festanti. Se alla fisarmonica, da sempre considerata uno strumento di aggregazione e un conforto alle problematiche quotidiane, va riconosciuta la dote di saper unire intere generazioni, immaginate quanta energia e quanto vigore possano destare le performance di un bambino di appena cinque anni che muove i primi passi in direzione di un futuro ricco di soddisfazioni. E qui viene da pensare al nonno Michele, che sacrifica le prime mensilità della pensione di anzianità per realizzare il sogno del nipotino e magari anche il suo: quel sogno negatogli da una vita fatta di sudore e ristrettezze economiche. Stiamo parlando degli albori della carriera di un grande uomo, divenuto col tempo un apprezzatissimo musicista: Ivano Pescari.
Come già detto, il primo ad intuirne il talento e la spiccata predisposizione per la musica è il nonno, che lo asseconda acquistandogli il suo primo strumento, una Navini a 12 bassi. Ed è sempre la famiglia che, poi, guida i primi passi del suo percorso artistico: durante l’adolescenza è infatti lo zio, raffinato musicista, a consigliarlo sulla strada da seguire. Quello zio che tanto ama la fisarmonica, ma che era stato indirizzato “democraticamente” allo studio del corno inglese dal suo insegnante, nonché direttore della banda musicale, vista l’assoluta carenza di orchestrali in quel ruolo.
Le prime lezioni Ivano le prende dal M° Siro Gustinucci di Città di Castello, alternando i canonici studi teorici e pratici alle “variazioni sul tema”, soprattutto quelle sui classici della musica da ballo, la sua grande passione. Ed è sull’onda di questa passione che comincia ad esibirsi, prima saltuariamente, poi sempre più frequentemente, durante le interminabili feste in campagna: un copione che si ripeterà costantemente e caratterizzerà il prosieguo della sua prestigiosa carriera artistica.
È proprio in questo periodo che la sua predisposizione e il suo estro convincono il suo professore di Educazione Musicale a forzare la mano per farlo iscrivere al Conservatorio: purtroppo, però, l’introduzione della cattedra di fisarmonica appartiene alla storia musicale recente del nostro Paese e “ripiegare” sul pianoforte è per Ivano un passaggio quasi obbligato. Ma il limite, qui, che cozza contro la sua smisurata passione per la musica, è dato dall’impossibilità di affittare uno strumento che, è bene ricordarlo, a quei tempi non poteva essere noleggiato a meno di tremila lire al mese.
Ivano PescariIvano continua, quindi, gli studi e, terminata la scuola dell’obbligo, si iscrive ad un corso di specializzazione in Congegnatore Meccanico presso l’Istituto G. O. Bufalini di Città di Castello: inizia così a lavorare a diciassette anni, dapprima da idraulico, poi, in Comune, come saldatore delle condutture di metano.
È a questo periodo che risalgono anche le prime esperienze musicali di gruppo, prima con l’orchestra “The New 2000” (nel 1970-71) e, successivamente, con l’”Acqua Pesante”: paradossalmente, il minimo comune denominatore che lega queste due esperienze è proprio l’assenza della fisarmonica. L’affermazione di complessi come I Giganti, i Pooh, I Nomadi, i Dik Dik, I Profeti catalizza, difatti, l’interesse del pubblico, soprattutto giovanile; sono i mitici anni Settanta, alle spalle la più grande rivolta studentesca che si ricordi a memoria d’uomo e mai, prima di allora, un artista o, più semplicemente, un genere musicale aveva accompagnato un profondo cambiamento storico-culturale come quello in atto, influenzando i giovani nella personalità e negli atteggiamenti. I fautori di questo rinnovamento musicale, oltre ai gruppi già citati, rispondono ai nomi dei Beatles, Rolling Stones, Doors… È di fronte a questa stupefacente quanto scomoda concorrenza che il liscio romagnolo arriva inevitabilmente a conoscere il suo periodo più buio, una parabola discendente che segna, però, solo l’inizio di un apparente declino. Ad Ivano non resta che reinventarsi come tastierista, una scelta obbligata visti i tempi. Ma l’inattesa partecipazione al Festival di Sanremo e, successivamente, al Cantagiro dell’Orchestra Casadei con il brano La Canta (1973), sembrano risvegliare dal torpore tutti gli amanti della musica da ballo facendoli tornare a ripopolare, dopo un periodo di stallo, le balere di tutt’Italia.
La stagione del liscio riprende, e, nel ’74, l’orchestra si arricchisce della collaborazione di nuovi elementi che portano in dote competenza, professionalità e una nuova identità: nascono così “I Fratelli della Romagna” che per anni allieteranno le serate nei più grandi locali del centro e del sud Italia. Nel 1987, Ivano calerà il jolly, assicurandosi le prestazioni di un interprete storico della canzone popolare, la voce ufficiale di Romagna mia, la canzone italiana forse più conosciuta e cantata all’estero: Edgardo Gelli.
Ivano PescariUn salto di qualità che, se prima poteva rappresentare nulla più che un semplice auspicio, adesso viene vissuto con sempre maggiore consapevolezza, supportata dal fatto che anche il circuito delle grandi sale del nord inizia ad aprirsi alle orchestre del centro sud: l’Italia si accorge, finalmente, delle capacità artistiche di Ivano Pescari. Dietro quei baffi folti e neri comincia a celarsi un sorriso colmo di soddisfazione, quel pizzico di orgoglio che preannuncia la gloria: Ivano è il primo a “valicare l’appennino” e a confrontarsi con le grandi e blasonate orchestre del nord. Arriva, così, la popolarità, quella vera e sperata, un apice raggiunto e consacrato anche grazie alle numerose partecipazioni a trasmissioni televisive (Romagna Mia di Nilla Pizzi, Tavola Grande di Gianni Siroli, Ieri Goggi e Domani di Loretta Goggi e A Bocca Aperta di Gianfranco Funari).
Da qui è storia dei nostri giorni: l’avvicendamento di alcuni musicisti nel 1991; la band che porta il suo nome (Orchestra IVANO PESCARI), tributo al leader indiscusso e al personaggio più carismatico per quella che sarà l’ultima formazione; l’addio alle grandi platee, nel 1995, per la classica “scelta di vita”, che sancisce il ritorno alle origini, di nuovo da solo con la sua fisa in mezzo a tanta gente, come venticinque anni prima.
Una storia, questa di Ivano Pescari, che è iniziata a Città di Castello il 27 marzo 1954 da una famiglia di contadini e che, poi, si è aperta alla musica e alla composizione. Una persona a cui mi lega una grande amicizia, frutto di stima e di rispetto, capace di andare al di là della semplice collaborazione professionale.
A volte può capitare di confonderlo con suo figlio Simone… stessa voce, stesso talento: un eccellente sassofonista e virtuoso del clarinetto che, nel ricalcare le orme del padre, conferma un antico proverbio tutto italico che indica il carattere e il costume della discendenza da padre a figlio: Buon sangue non mente!!!