Manuel Petti: un’irresistibile attrazione per i colori della fisarmonica

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Manuel PettiFisarmonicista versatile e profondamente curioso, che ama spaziare fra diversi generi musicali, Manuel Petti descrive il percorso che lo ha portato a diventare uno stimato musicista, fra aneddoti ed esperienze professionali che hanno particolarmente segnato la sua carriera artistica fino a questo momento.

Fin dalla tenera età, ti sei immerso nel meraviglioso mondo della musica. Subito con la fisarmonica, poi con il tamburo. E grazie a tuo padre, trombettista, hai familiarizzato con gli strumenti a fiato e conosciuto il repertorio sinfonico. Ma alla fine ti sei dedicato anima e corpo alla fisarmonica. Perché questa scelta?

«In realtà lo strumento che mi sarebbe piaciuto studiare era la tromba. Ma a cinque anni devi essere guidato e consigliato, a maggior ragione se da qualcuno che è nel settore. Andò così: mio padre mi fece capire che strumenti come la fisarmonica o il pianoforte (questi avevo a disposizione in casa) erano più completi. Melodia, armonia, ritmo. Tutto in un solo strumento. Ovviamente scelsi la fisarmonica, attratto dai diversi colori che poteva riprodurre».

Durante il tuo percorso di crescita, sempre grazie a tuo papà, sei venuto a conoscenza di alcune icone sacre del jazz come Louis Armstrong, Duke Ellington, Count Basie, Miles Davis, Chet Baker e moltissimi altri ancora. Quali sono le principali caratteristiche di questo genere musicale che maggiormente ti affascinano?

«Le principali peculiarità che mi attraggono del jazz sono l’improvvisazione e l’armonia. L’improvvisazione ti mette a nudo, ti permette di essere te stesso, di dire la tua in quel momento, in quella situazione, con quello stato d’animo. Non si è più solo esecutori, perchè stai creando. Per quanto riguarda l’armonia jazz, già da piccolo mi entusiasmava, poiché la sentivo diversa. In particolare l’armonia quartale offre ricchezza di colori e quel senso di apertura a qualcosa di nuovo».

Nel 2006 diventi fisarmonicista e tastierista per l’”Orchestra Casadei”, grazie alla quale maturi numerosissime esperienze artistiche molto interessanti. Com’è nata questa opportunità professionale?

«Già, nel 2006 ho avuto la fortuna di entrare nella grande famiglia dell’”Orchestra Casadei”, all’età di vent’anni. Lessi un articolo su un settimanale nel quale si diceva che l’”Orchestra Casadei” era alla ricerca di musicisti. Così, con un mio amico trombettista, ci presentammo per l’audizione. Venni scelto. Alla prima prova rimasi sbalordito. I musicisti erano bravissimi. Devo tanto alla famiglia Casadei e in particolare a Mirko Casadei, il quale mi ha dato l’opportunità di vivere esperienze incredibili, sia musicali che di vita, credendo in me».

Manuel PettiNel corso della tua carriera hai avuto la possibilità di dedicarti anche a progetti personali come la Noiòrkestra e a un tuo quartetto jazz. Quali sono le peculiarità di queste formazioni?

«Tutto è nato dal mio interesse e dallo studio dell’arrangiamento. Affrontavo più generi possibili per conoscerne ed applicarne i relativi stili. In particolare con la Noiòrkestra, un gruppo di undici musicisti della mia terra (il Molise), mi cimentavo con un repertorio molto variegato, dove ognuno di noi era stimolato nel suonare generi non affrontati nei corsi accademici e soprattutto in gruppo. Mi divertivo nell’inserire spunti musicali ironici, armonizzazioni inaspettate, citazioni musicali. Ci siamo divertiti molto».

Nel 2017 hai conseguito, con lode, la laurea di I livello in fisarmonica presso il conservatorio “G. Martucci” di Salerno. C’è un aneddoto particolarmente significativo legato a questo grande traguardo?

«Sì, nel 2017 ho finalmente conseguito la laurea di I livello in fisarmonica. In realtà non c’è stato un particolare aneddoto, ma una serie di incontri con maestri bravissimi che sostenevano le lezioni dei vari corsi, dai quali ho imparato davvero tanto. Un percorso che volevo fare da tempo per avere una chiara visione della fisarmonica nella musica classica. Trascrizioni, musica originale, musica contemporanea. Ad esempio, J.S. Bach interpretato con la fisarmonica mi ha affascinato a tal punto da suscitare in me un grande interesse».

A proposito di fisarmonica, quali sono le caratteristiche tecniche dello strumento che utilizzi in studio di registrazione e dal vivo?

«In studio di registrazione, a seconda del genere, utilizzo diversi strumenti con caratteristiche e timbri differenti tra loro. La Dino Baffetti Prof.III colore legno 2+2 (musette), voci Binci, la uso sia per folk, pop e jazz. Un ottimo strumento pensato per essere adatto a diversi contesti. Poi, la Cooperfisa Elite Woodline 2+2 (con piccolo) che suono soprattutto nel jazz e tango. Anche questo uno strumento riuscitissimo, dal suono caldo e corposo. E ancora, una Cooperfisa Professional Free Bass (con convertitore) che riservo per la musica classica. Nei Live preferisco la Dino Baffetti Prof.III, perché oltre alla bellezza del suo suono, è uno strumento compatto, versatile e non molto pesante».

Parlando di progetti futuri, a ottobre pubblicherai il tuo primo disco da solista. Quale sarà il mood di questo CD?

«Innanzitutto sarà un disco di sola fisarmonica. Racconterò emozioni provate nelle varie fasi della mia vita vissuta finora. Brani inediti dai temi concisi. Toccherò diversi generi provenienti da diverse parti del mondo e darò molto spazio all’improvvisazione. In questo lavoro discografico voglio manifestare me stesso, cosa non facile per un tipo introverso come me. Spero di regalare emozioni a coloro che lo ascolteranno».