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Michele Francesconi: Pianoforte Complementare in stile Pop Jazz

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pcispj_800x600Michele Francesconi ha pubblicato Pianoforte Complementare in stile Pop Jazz. Il libro – uscito per Volontè & Co. – ha un’impostazione metodologica molto definita: si concentra sull’accompagnamento basilare sia in ambito pop che jazz. Il percorso di insegnamento nasce dalle esperienze didattiche effettuate dal pianista e risponde alle esigenze e ai problemi sullo strumento che gli studenti riscontrano, al bisogno di poter consultare e apprendere il materiale nel modo più sintetico possibile e di stimolare i processi di apprendimento.

Strumenti&Musica: Quali sono i presupposti di Pianoforte Complementare in Stile Pop Jazz?

Michele Francesconi: Ho voluto raccogliere gli appunti di vent’anni di lavoro come insegnante e dare uno schema preciso a ciò che insegno durante le lezioni. Scrivere Pianoforte Complementare in Stile Pop Jazz è stata l’occasione per poter curare una pubblicazione organica del materiale.

Strumenti&Musica: Nel lavoro sono contenuti due brevetti. Di cosa si tratta?

Michele Francesconi: La “tecnica della nota perno” è un semplice schema applicativo che serve a dare coerenza al voicing in rapporto alla linea del canto, mentre il metodo di scrittura che illustro nella seconda parte del libro è uno stratagemma utile ad appuntarsi un voicing sulla lead sheet, scrivendo in lettere le note che vengono suonate con la mano sinistra.

Strumenti&Musica: Pianoforte Complementare in Stile Pop Jazz è ricco di esempi illustrati in modo diretto, di disegni utili per far mettere a fuoco allo studente le posizioni e le difficoltà di ogni passaggio.

Michele Francesconi: Ho voluto inserire alcuni consigli che si danno per scontati riguardo alla postura e alla tecnica anche perchè chi compra il libro o chi si avvicina a questo tipo di corso spesso non ha il background classico tipico degli studenti del vecchio ordinamento di Conservatorio.

Strumenti&Musica: Nell’introduzione, affermi come tu abbia preferito porre l’attenzione sul contenuto invece che sul gesto, sulla sostanza invece che sulla forma. Come si concretizza all’interno del libro questa “separazione”?

Michele Francesconi: Questo non è un libro sul pianismo jazz e non è un manuale di solfeggio, teoria o armonia, non insegna i rudimenti per la lettura della musica, anche se fa largo uso di esempi scritti. Con tutto ciò che ne consegue. Nel mio libro, non mi sono occupato di tutta la sfera gestuale legata all’improvvisazione o al repertorio del pianista jazz, ma mi sono concentrato sull’armonizzazione e sull’accompagnamento basilare dei linguaggi moderni. È un metodo pensato prima di tutto per essere utilizzato dai musicisti che non hanno il pianoforte come primo strumento, ma poi ho compiuto anche alcune incursioni in argomenti molto avanzati e, di conseguenza, può essere molto utile anche ai pianisti formati o quanto meno ai docenti.

Strumenti&Musica: La canzone si pone perciò al centro di questo tuo lavoro didattico, tanto per l’impostazione generale del metodo quanto per il ruolo di arrangiatore/accompagnatore sul quale ti sei concentrato.

Michele Francesconi: Esatto. Il libro si concentra sul repertorio delle pop-ballad e delle song del Great American Songbook.

Strumenti&Musica: Tu hai cominciato ad insegnare da giovanissimo. Cosa ha comportato per te quest’attività? Quali benefici e quali ricadute negative hai avuto dal rapporto con la didattica?

Michele Francesconi: I benefici sono stati tanti. La chiarezza sulla materia musicale prima di tutto. Io credo che se vogliamo imparare a fondo una cosa dobbiamo insegnarla. Certamente il rapporto tra didattica e ricerca artistica deve essere equilibrato, altrimenti ci si rintana nel sicuro senza mai mettersi in gioco. Spero che i dischi che ho fatto e che continuo a progettare rappresentino la prova di questo equilimichele-francesconi-smallbrio.

Strumenti&Musica: Quali sono i feedback che ti sono tornati dopo la pubblicazione del libro da parte di studenti e insegnanti?

Michele Francesconi: Il libro in generale è piaciuto per la praticità e la sintesi. Ma anche per il metodo empirico e induttivo di capire gli esempi. Suonare è come imparare un linguaggio, credo che il modo più efficace sia poter partire dal particolare per trovare la regola universale.

Michele Francesconi (a destra, nella foto di Stefano Schirato) è diplomato in pianoforte e musica jazz ed ha insegnato presso i Conservatori di Adria, La Spezia, Cesena, Perugia e Bologna. Ha all’attivo diverse pubblicazioni discografiche, tra le quali: Italian Tunes (Z-Best Music, 2006); Mozart In Jazz (Splasc(h) Records, 2007); Recital Trio (Widerlook, 2008); Quintorigo Plays Mingus (Sam Productions, 2008); Pane e Tempesta di Paolo Damiani (Egea Records, 2010); Twice (Abeat Records, 2011); La Donna Di Cristallo di Cristina Zavalloni & Radar Band (Egea Records, 2012); Skylark (Zone Di Musica, 2013); Bologna Skyline di Andrea Ferrario & Michele Francesconi (Alfa Music, 2015). Ha suonato in diverse rassegne e jazz club: Ravenna Festival, Ethnoinsula Musicae, Festival Atlantide, Percuotere la mente, Jazz in der Altstadt, Itinerari Jazz, Garda Jazz Festival, Sabato in concerto – Fondazione Pescarabruzzo, Sonata Islands, Festival della filosofia di Modena, Cantina Bentivoglio, Roccella Jazz Festival, Casa del Jazz, Pinocchio Jazz Club, European Jazz Expo di Cagliari, Torino Jazz Festival, Auditorium Parco della Musica, Crossroads, Iseo Jazz, Torrione Jazz Club. È direttore artistico dello Zingarò Jazz Club di Faenza.

Autore: Fabio-Ciminiera

Fabio Ciminiera ha scritto 100 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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