Ampliare il pubblico, non solo i fisarmonicisti – Intervista a Friedrich Lips

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Quali sono le prospettive della fisarmonica? Chiediamolo a Friedrich Lips.
La sua esperienza e la sua lungimiranza si confermano in questa intervista che il grande fisarmonicista russo ci ha concesso.

 

Il lockdown ha bloccato praticamente tutte le attività pubbliche, soprattutto quelle artistiche e di intrattenimento: quali sono i progetti che ha dovuto sospendere?

La pandemia non ha portato niente di buono all’umanità. Sono stati cancellati molti workshop e masterclass che avrei dovuto fare. Il concorso di Klingenthal, al quale alcuni miei studenti avrebbero potuto partecipare e nel quale sarei dovuto essere membro della giuria, non è stato effettuato. L’All-Russian Day of the Bayan, che celebriamo ogni terzo sabato di marzo, è stato cancellato. E anche l’attesa première della Sonata di Alexander Tchaikovsky è stata posticipata.

Il processo di modernizzazione dei metodi didattici è connesso non solamente con i sistemi di didattica a distanza, ma anche con tutte le dinamiche educative: come dovremmo investire i nostri sforzi per aumentare la qualità e l’efficienza della didattica e dell’insegnamento nel prossimo futuro?

Sono convinto che Internet non potrà mai sostituire il contatto diretto con gli studenti in aula. Noi abbiamo assolutamente bisogno di una comunicazione attiva e fisica dal vivo tra docente e studente.

In tutta la sua prestigiosa carriera come Professore, ha interagito con moltissimi studenti da tutto il mondo. Qual è l’aspetto più complesso e delicato da spiegare a un giovane studente?

Lo studente va condotto verso la sua professione, della quale deve essere un autentico appassionato, un fan! È necessario far emergere la sua creatività e offrirgli costantemente interpretazioni diverse e nuovi arrangiamenti.

C’è, a suo parere, un elemento che dovrebbe essere affrontato nello stesso modo, a prescindere dalla tradizione didattica e artistica delle scuole nazionali che caratterizzano il panorama fisarmonicistico?

Inizialmente, all’alba del professionismo fisarmonicistico, era possibile distinguere le varie scuole nazionali e, quindi, rimanerne condizionati per le specifiche caratteristiche e opinioni artistiche. In questo secolo della comunicazione, nel quale gli studenti hanno l’opportunità di studiare in paesi diversi e i docenti di svolgere masterclass in tutto il mondo, c’è anche la possibilità di ascoltare esecuzioni dello stesso brano da parte di esecutori diversi: oggi, quindi, possiamo parlare non più di scuola nazionale, ma di scuola personale di un Professore o di un altro. Personalmente, è importante, prima di tutto, selezionare un repertorio originale di alto livello artistico (non assegno mai brani semplici) e, nel contempo, selezionare brani classici interessanti su cui operare una trascrizione: questo è un ottimo contesto in cui sviluppare la creatività. In sostanza, lavorare sullo stile e sul trasferire in maniera chiara e solida l’immagine artistica dell’opera musicale.

In una recente video-intervista, lei ha aggiunto un quarto elemento alla triade compositore-esecutore-pubblico: colui che costruisce lo strumento musicale. Lei suona uno strumento che rappresenta l’incontro storico tra l’artigianato artistico russo e italiano: fu questo incontro un apripista per i futuri sviluppi della produzione o solo un fortunato esperimento?

Era il 1990, e durante un festival ad Amsterdam Mogens Ellegaard mi disse: “Massimo Pigini vuole realizzare un nuovo super-modello di fisarmonica a bottoni e vuole il nostro parere”. Io risposi che il bayan era già all’apice del design e che avremmo avuto bisogno di raggiungere un alto livello di qualità di suono in modo da poter suonare con le orchestre senza danneggiare lo strumento per lo sforzo. Quindi, proposi la combinazione tra le ance russe e la meccanica italiana. Questa combinazione risultò subito essere meravigliosa. Suono ancora una Pigini Mythos con voci Gavrilin. In linea di principio, la cooperazione nella produzione è una tendenza moderna in costante crescita ed espansione.

Come considera la qualità dei più recenti lavori per fisarmonica? Ha notato un’evoluzione nella tecnica compositiva e nel modo in cui i compositori utilizzano la fisarmonica?

Precedentemente, la musica originale era scritta dai fisarmonicisti stessi. In Russia, la musica accademica era composta da Tchaikin, Kholminov, Repnikov e, come sappiamo, una nuova fase iniziò con Vladislav Zolotarev, la cui musica suscitò grande interesse tra i compositori russi di punta: i nomi di Sofia Gubaidulina, Edison Denisov, Efrem Podgaits, Sergey Berinsky, Alexander Zhurbin e molti altri contribuirono ad accrescere l’autorità dello strumento al livello del contesto accademico. A proposito dell’evoluzione da te menzionata, l’utilizzo di nuove tecniche compositive non dovrebbe essere fine a sé stesso. L’uso senza fine del tremolo e dei clusters indica l’impotenza del compositore. Credo che nell’arte non si possa parlare di sviluppo qualitativo: se Salvador Dalì è meglio di Raffaello o se Chopin è meglio di Mozart. Vengono sviluppate nuove tecniche, ma il risultato corrisponde allo spirito e al sentimento suscitati dal prodotto finale. Ogni generazione e ogni direzione artistica sono il ramo di un grande albero, che è l’arte. La vera arte sarà sempre moderna.

Le sue ultime produzioni pongono la fisarmonica insieme a una orchestra d’archi o affiancata da altri strumenti: può essere la musica da camera il contesto in cui la fisarmonica può raggiungere nuovi confini e affrontare nuove sfide?

Questa è una mia profonda convinzione: suonando musica da camera con altri strumenti e con le orchestre, diventiamo a tutti gli effetti parte della cultura musicale generale. I recitals (di fisarmonica) sono necessari, ma se ci lasciamo trasportare e iniziamo a scrivere per noi stessi, suonare per noi stessi e applaudire noi stessi, succederà che usciamo dalla società. Dovremmo essere interessati ad ampliare il pubblico, non solo i fisarmonicisti.

Vi sono sempre più fisarmonicisti che sono attratti dalla musica antica: crede che questo rappresenti una mancanza di curiosità verso la musica contemporanea o è un settore inesplorato e – potenzialmente – un nuovo habitat artistico ideale per il nostro strumento?

Nell’epoca barocca il nostro strumento non esisteva, ma è semplicemente impossibile immaginare un musicista a cui non possa mancare il barocco, il periodo classico, il romanticismo… L’avanzare dei tempi porta nuove intonazioni, ritmi, tecnologie, nomi nuovi di compositori. Non tutto viene immediatamente percepito facilmente e incondizionatamente. Ciò che però è fondamentale per noi è distinguere la musica di qualità dai surrogati.

Tutti noi avvertiamo la mancanza delle emozioni che sentiamo sul palco: in quale situazione ha provato il sentimento più forte imbracciando la sua fisarmonica?

Ci sono stati molti momenti di forte emozione: quando, ad esempio, nel 1975, suonai la Terza Sonata di Zolotarev presso l’Unione dei Compositori (c’era una tale atmosfera di silenzio e attenzione, e quanta ammirazione provavano i compositori l’un l’altro); ma anche le prime esecuzioni assolute dei brani di Sofia Gubaidulina nelle più importanti e grandi sale da concerto del mondo.

La lista di compositori che le hanno dedicato un brano è molto lunga, ma, personalmente, sono sempre affascinato dalla vita di Vladislav Zolotarev. C’è un elemento del suo carattere che risulta evidente anche nella sua musica? Perché i fisarmonicisti non devono mai dimenticarlo?

Per me, incontrare Zolotarev fu il momento in cui trovai la mia stella guida. Prima suonavo principalmente trascrizioni di brani classici, dato che c’era poca musica originale di qualità. Zolotarev, secondo me, nacque artisticamente prima del suo tempo, o dopo, a seconda del punto di vista. Ma, sicuramente, per noi fisarmonicisti nacque nel momento giusto, riuscendo ad innalzare il nostro strumento da una cerchia ristretta di fisarmonicisti alla grande musica. Ed è altrettanto importante che Sofia Gubaidulina, che era presente al meeting dei compositori nel 1975, prese la bacchetta in mano e diede un nuovo impeto al bayan. Zolotarev fu una persona molto forte e, allo stesso tempo, molto vulnerabile. Come un uomo senza pelle. Diceva che sarebbe vissuto fino all’età di Cristo (morì suicida pochi mesi prima del suo trentatreesimo compleanno, il 13 maggio 1975).

Può consigliare un album, un compositore e un brano da ascoltare in questo periodo?

Ad oggi ho suonato ottantasei première di musica originale, molti arrangiamenti, ho registrato ventinove CD (più di quaranta in totale): non riesco a scegliere un brano o un disco. Mi sono tutti cari… quindi: ascoltate Le Coucou di Daquin dal mio settimo disco, Encore. Oppure, se avete bisogno di un po’ di musica di Bach, la sua Ciaccona (sempre da Encore).

 

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“We should be interested in a broad public, and not just bayanists” – Interview with Friedrich Lips

 

What are the perspectives of the accordion? Let’s ask it to Friedrich Lips.
His experience and foresight are confirmed in this interview that the great Russian accordionist has given us.

 

The lockdown blocked almost all the public activities, above all the artistic and entertaining ones: which are the project that you had to postpone or suspend?

The pandemic has not brought anything good to humanity. I lost several workshops and masterclasses. The competition in Klingenthal – where I was supposed to be member of the jury and my students should have taken part in – did not take place. The All-Russian Day of the bayan, accordion and harmonica, which we celebrate every third Saturday of March, could not take place. And unfortunately, the Sonata of Alexander Tchaikovsky was not premiered.

The process of modernization of the didactic methods is connected not only with distance learning systems but also with all the educational dynamics: how have we to invest our efforts in order to increase quality and efficiency of the didactic and teaching in the next future?

I believe that no internet can replace direct contact with a student in the classroom. We absolutely need live active and physical communication between the teacher and the student.

In all your prestigious career as Professor, you’ve interacted with a huge number of students all over the world. Which is the most complex and delicate aspect to explain and teach to a young student?

The student must be led towards the profession, to which they must be a fan! It is necessary to awake his creativity and constantly offer different interpretations or new arrangements.

Which is, in your opinion, the element that must be considered in the same way regardless of the national schools that characterise our didactic and artistic panorama?

Earlier, at the dawn of professional accordion art, it was possible to distinguish between schools of a particular country, and therefore remain conditioned by specific characteristics and artistic opinions. In our century of communication, when students have the opportunity to study in different countries, teachers conduct master classes in different countries, there is the opportunity to listen to recordings of the same work by different performers – today we can talk about the School of such and such professor. For me, it’s important, first of all, to select an original highly artistic repertoire (I don’t give weak works), to select interesting classical works for transcription: here is also a great field for creativity. Well, work on the style, on the reliable transfer of the artistic image of the musical work.

In a recent video-interview, you added a fourth element to the triad composer-executor-audience: the one who makes the musical instrument. You proudly play an instrument that represent the historical meeting between russian and italian artistic handcraft: was this meeting crucial for the next development of the instrument or was it only a lucky experiment?

It was in 1990 at the festival in Amsterdam, where Mogens Ellegaard told me: Massimo Pigini wants to make a new supermodel button accordion Mythos and asks for our ideas. I said then that the modern bayan is already the pinnacle of design and now we need to achieve high-quality sound so that we can play with the orchestras without damage. And I proposed a combination of Russian reeds with Italian mechanics. This combination was immediately wonderful. I still play on Pigini Mythos with reeds of Gavrilin. In principle, cooperation in production is a modern trend in constant growth and expansion.

How do you consider the quality of the last works for accordion? Have you noticed an evolution in the  composition  technique and in the way in which composers use the accordion?

Previously, original music was written by accordionists themselves. Academic music in Russia was composed by Tchaikin, Kholminov, Repnikov and, of course, a new stage began with Vladislav Zolotarev, whose music aroused great interest from the leading composers of Russia: the names of Sofia Gubaidulina, Edison Denisov, Efrem Podgaits, Sergey Berinsky, Alexander Zhurbin and many others helped to raise the authority of the instrument to the level of the academic scene. About the evolution you mention, the use of new composing techniques should not be an end in itself. The endless use of tremolo and clusters indicates the helplessness of the composer. I believe that in art one cannot talk about qualitative development: that Salvador Dalì is better than Raffaello or Chopin is better than Mozart. New incarnation techniques appear, but the result is the spirit and feeling of the final product. Each generation, each artistic direction is a branch of a huge tree, which is art. Real art will always be modern.

Your last record productions put the accordion together with a string orchestra or flanked by other instruments: can be chamber music the context in which the accordion can reach new musical borders and face new paths?

My deep conviction: by performing chamber music with other instruments and with orchestras, we will become a full-fledged part of the general musical culture. Recitals are needed, but if we get carried away and begin to write for ourselves, play ourselves and applaud ourselves, we will drop out of society. We should be interested in a broad public, and not just bayanists.

More and more accordionist are attracted by ancient music: do you think that it represent a lack of curiosity towards contemporary music or is it an unexplored sector and – potentially – a new and ideal artistic habitat for our instrument?

At the time of baroque, our instrument did not exist, but it is simply impossible to imagine a musician who would not miss baroque, classical, romance… New times bring new intonations, rhythms, technology, new composer names. Not everything is immediately perceived easily and unconditionally. But it’s fundamental for us to distinguish quality music from surrogates.

We all now miss the emotions that we can feel on a stage: in which situation have you felt the strongest  emotion  embracing your accordion?

There were many cases of a strong emotional state: when in 1975 I played the Third Sonata of Zolotarev in the Union of Composers (what was the atmosphere of silence and attention, how did the composers then pronounce admiration for the composer); but also all the premiere performances of works by Sofia Gubaidulina in the largest halls of the world.

The list of composers who have dedicated pieces to you is very long, but personally I am always fascinated by the life of Vladislav Zolotarev. Is there an element of his character that is evident also in  his  music?  Why accordionist never have to forget him?

For me, meeting Zolotarev was the moment of finding my guiding star. Before, I played most of the transcriptions of the classics, as there was little good original music. Zolotarev, in my opinion, was born artistically earlier than his time, or later, depending on the point of view. but for sure he was born very on time, bringing our instrument out of a narrow circle of bayanists to great music. And it is also important that Gubaidulina, who was at that meeting of composers in 1975, took the baton and gave the bayan a new impetus. Zolotarev was a very strong person and, at the same time, very vulnerable. Like a man without skin. He said that he would live to the age of Christ.

Can you suggest one album, one composer and one piece to listen in this period?

To date, I have played 86 premieres of original music, many arrangements, 29 CDs (over 40 in total) have been recorded: I can’t choose one piece or one disc. They are all dear to me… well: let’s listen to The Cuckoo by Daquin from my 7th album, Encore. Or, if you need some Bach music, his Chaconne (also from Encore).