Pietro Roffi: la forza e la bellezza del suono della fisarmonica

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Pietro RoffiGiovane fisarmonicista di puro e irrefutabile talento, apprezzato in tutto il mondo per le sue qualità artistiche, Pietro Roffi è un musicista molto prolifico soprattutto in ambito concertistico. Costantemente in evoluzione musicale, sempre alla ricerca di una propria identità stilistica e comunicativa, nonché distante anni luce dalle classificazioni di generi, si esprime sulla sua personale concezione della musica e parla dei suoi progetti futuri.

Nonostante la tua giovane età, appena ventisettenne, hai tenuto una miriade di concerti a tutte le latitudini: Germania, Romania, Lituania, Inghilterra, Argentina, Malta, Cina, Australia, Brasile, Norvegia, Croazia, Spagna. Quale, fra tutte queste nazioni, ritieni che ti abbia appagato maggiormente dal punto di vista umano e artistico?

«Anche se il successo e la riuscita di un concerto dipendono molto dall’importanza e dalle forze impiegate per organizzare un determinato evento, ritengo che ogni situazione faccia storia a sé. Di conseguenza, in tutti i paesi dove ho suonato c’è sempre stato qualcosa di speciale che mi sono portato a casa, qualcosa di unico e irripetibile che succede, appunto, solo una volta. Però, c’è una cosa che posso affermare con certezza: la fisarmonica è uno strumento che, ad ogni latitudine, viene sempre apprezzato e amato soprattutto per la forza e la bellezza espressa dal suo suono».

Non solo dall’Italia, ma soprattutto dall’estero, svariati critici musicali e addetti ai lavori si sono espressi su di te, nello specifico dall’Argentina, Malta, Germania, Romania e Australia. Chi, tra questi, è stato in grado di descriverti meglio musicalmente?

«La critica è solo una sfaccettatura di un post-concerto, un punto di vista, per quanto professionale, molto personale e figlio di un determinato momento. Non c’è una critica che possa descrivermi meglio di un’altra, anche quelle negative, in qualche modo, contengono sempre qualcosa di interessante. Però, quelle che più mi piacciono sono le critiche spontanee, sensibili e di cuore, scritte da persone dalla spiccata sensibilità e non da mostri dalla penna facile».

Nel corso della tua attività professionale ti sei esibito in teatro, TV e radio. Quale fra queste tre realtà ti fa sentire più a tuo agio durante la performance?

«La mia casa è il palco, credo. Ma mi piace inventare concerti in ogni dove, senza dover fare necessariamente riferimento ad uno stage preconfezionato. La radio, tuttavia, mi mette molto a mio agio. É molto intima».

Il tuo repertorio fisarmonicistico spazia dalla musica classica al barocco, da quella contemporanea al tango, fino alla musica elettronica. C’è un genere in particolare, tra questi citati, attraverso il quale ti identifichi di più sotto l’aspetto tecnico e interpretativo?

«No. La musica è in continua evoluzione, dentro e fuori di me. Passo le mie giornate spaziando attraverso musiche di secoli passati o musiche (in questo caso mie) che devono ancora nascere. Ma vorrei fare una personale riflessione: oggi, tranne che per la musica del passato, parlare di generi è molto rischioso. Barriere e confini non ci sono più: esiste l’electro-tango come la musica rap su preludi di Bach, ad esempio. Ormai anche Mozart viene interpretato in chiave moderna (vedi l’Orchestra di Piazza Vittorio con la sua bravissima Petra Magoni). Anch’io, ultimamente, mi sono messo a scrivere e ho unito i sintetizzatori e i soundscapes elettronici al suono della fisarmonica. Ho lavorato con e nei suoni, non tanto pensando ai generi».

Pietro RoffiDa didatta, hai diretto alcune masterclass alla “National University of Music” di Bucarest (Romania). Com’è il tuo approccio da docente?

«Insegnare è una grande responsabilità, quindi l’unica cosa che mi sento di dire è che non lo possono fare tutti. Mi batto con chi vuole plasmare i propri allievi a propria immagine e somiglianza, perchè si tratta di una vera e propria violenza. La disciplina è importante, ma la violenza psicologica è da denuncia. Il mio approccio ha una parola d’ordine: diversità».

Attualmente suoni una fisarmonica Bugari Armando Prime, costruita a Castelfidardo. Quali sono le principali caratteristiche tecniche di questo strumento?

«La mia Bugari Prime è il miglior strumento che abbia mai suonato. Ha un grande equilibrio tra i due manuali, è uno strumento sensibile, delicato, potente ed esteticamente molto elegante. Il suo punto forte è la dolcezza del suono. Gli strumenti potenti mi avevano stancato e anche allontanato dal suonare per un periodo. Ai più giovani dico: scegliete il vostro strumento, non fatevi influenzare dall’insegnante che vi impone un marchio, lui ha sicuramente da guadagnarci  qualcosa, mentre voi perdereste l’opportunità di suonare lo strumento che vi piace davvero».

Cosa riserva il tuo calendario artistico per l’immediato futuro?

«Il 19 dicembre uscirà al cinema “Pinocchio” di Matteo Garrone (con Roberto Benigni nei panni di Geppetto). Di questo film ho interpretato la colonna sonora scritta da Dario Marianelli. Il 22 gennaio mi esibirò a Roma assieme a Jurij Revič, una star del violino (che attualmente suona uno Stradivari). Poi stiamo programmando i tour per il 2020: andrò finalmente in Africa, tornerò anche in Sudamerica e suonerò molto in Italia. Sto scrivendo nuova musica e pensando ad un nuovo disco. Inoltre, c’è nell’aria anche il mio Concerto per Fisarmonica».

 

(Foto di Alessio Panichi)