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Renato Borghetti: un gaucho fenomenale

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Renato BorghettiRenato Borghetti è un fenomeno senza uguali nel suo genere. Come lascia capire il nome, la sua famiglia ha origini italiane, anche se è brasiliano, anzi gaucho al cento per cento, vivendo da sempre a Porto Alegre, nello stato di Rio Grande do Sul. Ama trascorrere il suo tempo libero nella sua fazenda situata sull’altra sponda del Rio de la Plata, accanto alla grande Fazenda di suo padre dove ha anche registrato diversi video tra natura, animali e musica, in uno dei quali ho avuto il piacere e la fortuna di partecipare. Renato suona uno strumento chiamato “Gaita Ponto”, una fisarmonica diatonica solo a destra e con quaranta bassi a sinistra. Il suo gruppo attuale è un quartetto con fisarmonica, flauto/sax soprano, pianoforte e chitarra. La sua musica spazia anche negli altri generi brasiliani, ma è profondamente radicata nello stile gaucho, sia con elaborazioni di temi popolari o canzoni tradizionali che con nuove composizioni. Renato non rinuncia mai nemmeno al look gaucho, e il suo successo non accenna a diminuire, al punto che il gruppo è ormai da anni invitato in Europa anche in contesti, come il jazz, che poco c’entrano con il suo stile. Detiene il record di vendite in Brasile per un CD strumentale.

Renato, parlaci dell’inizio della tua carriera, quando ti chiamavano “Borghetinho do Acordeon”.

Ho iniziato a suonare la fisarmonica in un posto chiamato CTG (Centro Tradizionale Gaucho) mentre nasceva a Rio Grande do Sul il movimento “Nativista”, dei festival sulle origini della musica nativa.

Lo strumento che suoni, perché si chiama “Gaita Ponto”? Qual è la sua storia? Ci sono altri musicisti di grande livello che lo suonano?

È chiamata “Gaita Ponto” perché una delle caratteristiche dello strumento è che ogni bottone ha 2 melodie, uno per l’apertura ed una per la chiusura. Ha poi un solo tasto che ha la stessa melodia d’apertura e di chiusura, che viene chiamata “point”. La fisarmonica a piano (“Big one”) è molto popolare dell’altro tipo (fisarmonica “point”) nel Rio Grande do Sul, ecco perché ci sono meno musicisti che suonano questo piccolo strumento. Ma posso menzionare alcuni eccellenti musicisti come Gilberto Monteiro e Chico Brasil e tanti altri.

Come descrivi il genere di musica che suoni? E come spieghi che festival di tutt’altro contenuto, come il Jazz, ti invitano sempre più spesso a suonare?

Provo sempre a fare musica con un carattere internazionale, libera alle improvvisazioni. Forse è per questo che ricevo molti inviti, ma non cerco mai di perdere lo spirito della mia terra.

La tua formazione musicale è autodidatta, come tanti brasiliani, oppure hai avuto degli insegnanti? Hai esplorato altri generi musicali oppure ti senti esclusivamente un artista che interpreta musica gaucha?

La mia formazione musicale è assolutamente da autodidatta, come ho detto nella domanda precedente io suono musica gaucha ma provo ad aprirmi ad altri ritmi come forrò, latino, samba, etc.

Il Brasile è sicuramente uno dei paesi dove la musica è più amata e popolare. Però il livello delle scuole lascia molo a desiderare e gli studenti di grandi capacità in genere si spostano all’estero perché poco stimolati dalle attuali università della musica. Sembra che i governi ormai da molto tempo trascurino la formazione musicale. Cosa ci puoi dire di questa situazione? Non sarebbe ora che qualcuno avviasse un movimento per sensibilizzare il governo su questo argomento?

Il governo brasiliano lo scorso 2008 è andato per vie legali, imponendo l’insegnamento della musica nella scuola di 1° grado (stesso livello della High School americana). Questo fatto, insieme alla condizione naturale tipica dei brasiliani per l’ispirazione musicale, sono degli ottimi presupposti per avere dei bravi musicisti e della buona musica negli anni a venire.

A dire il vero, molti governi locali, e anche quello federale, destinano cifre considerevoli per patrocinare festival, concorsi musicali e concerti, per non parlare di tutto quello che si porta dietro il ballo popolare. Come mai così poca attenzione sulla preparazione degli artisti del futuro?

Ci sono in Brasile tre leggi che riguardano la cultura (federale, statale e municipale) che hanno incentivato aziende e grandi sponsor a promuovere iniziative culturali, in ogni tipo di promozioni culturali, non solo musicali.

Quali sono stati i momenti migliori della tua carriera? Ci sono stati concerti memorabili che hanno segnato la tua vita, facendoti capire quale direzione prendere?

Sì, è stato quando ho ricevuto un invito a suonare nel più importante festival brasiliano chiamato Free Jazz festival a Rio de Janeiro, vivendo il palcoscenico nella stessa sera con Stephan Grapelly, Ron Carter e Tony Willians. Il suo spettacolo mi fece capire che stavo andando nella giusta direzione.

La tua popolarità è tale che aziende di vario genere utilizzano la tua immagine per fare merchandising. Credi che sia dovuto solo alla qualità della tua proposta musicale oppure anche ad altri fattori?

Penso che ogni lavoro artistico ha molte sfaccettature ma tutte sempre basate sulla qualità. Senza ciò non c’è nessun lavoro. È molto importante avere una buona strategia di marketing, buoni strumenti, buoni musicisti e un buon ufficio di produzione.

Quali sono le tue intenzioni per il futuro? Hai sempre intatto l’entusiasmo necessario per fare il musicista sempre in viaggio, o stai pensando di preparare anche delle alternative?

Il mio progetto futuro è quello di portare il Fandango in Europa grazie all’etichetta italiana Felmay Records. È registrato in una fattoria in Barra do Ribeiro, una campagna di Rio Grande do Sul e recentemente nominato al Latin Grammy 2008 come Miglior Album Tradizionale.

Autore: Mirco Patarini

Mirco Patarini ha scritto 7 articoli.



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