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R. Galliano: la fisarmonica non evolve e la musica di oggi è priva di melodia

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Richard GallianoRichard Galliano è oggi sicuramente il fisarmonicista più conosciuto al mondo. I motivi del suo successo indiscutibile sono molti, inclusa una ottima tecnica strumentale e una grande attitudine musicale che lo ha trasportato negli anni ad esplorare vari generi e varie culture. Ma probabilmente la sua capacità comunicativa, quel suo “stare sul palco” in modo aggressivo ma anche rassicurante, in definitiva la sua personalità sono i veri segreti che lo fanno amare sia dal pubblico che dalla critica. Richard è nato a Cannes il 12 Dicembre 1950, l’intervista che segue è stata redatta di getto: ne traspare un musicista multiforme, di grande talento ed esperienza, profondamente innamorato della musica e del suo strumento al punto da diventare in certi argomenti fortemente critico e irriverente; ma in fondo è proprio quello che si voleva: un ritratto a 360 gradi di un grande artista.

Richard Galliano è partito dal classico. Quanto è durata la formazione classica, e quanto ti sentivi a tuo agio in quel genere musicale?

Ho studiato musica classica da quando avevo 3 anni fino a circa 28, e ho cominciato ad interessarmi al Jazz verso i 17 anni. Mi piaceva fare trascrizioni dal classico, (3° movimento del Concerto per Pianoforte e Orchestra di Tchaikowsky, Concerto Italiano di Bach, Preludio e Fuga in La m di Bach, le Tombeau de Couperin di Ravel, Dr.Gradus ad Parnassum di Debussy) e suonare musica originale per fisarmonica di Felice Fugazza (Sonatina, Preludio e Fuga, Mosaico Español), Luciano Fancelli (Acquarelli Cubani, Ciri), Errico (Umoresca, Suite Breve), André Astier (Divertimento,Danse Insolite). In questo periodo è nato il mio background musicale.

Suoni ancora, o almeno ti interessi, di musica classica?

Suono e ascolto tuttora la musica classica (i miei compositori preferiti sono Chopin, Ravel,Debussy, Bach…) e gli interpreti che prediligo sono Arthur Rubinstein, Pablo Casals, Leonard Bernstein…Oggi sto preparando il concerto in Fa m di J. S. Bach per il prossimo anno, con orchestra da camera.

Quale è stato il momento in cui hai cominciato a dedicarti al jazz, e quali sono stati i motivi che ti hanno spinto a farlo?

Quando avevo 17 anni ho iniziato a interessarmi ed a suonare jazz. Il jazz è uno stile di suonare e di vivere; un approccio differente per entrare nella musica più in profondità. Ancora oggi sono uno dei pochi fisarmonicisti a suonare sia nei festival che nei luoghi più importanti del mondo del jazz. Era il mio desiderio di adolescente, e sono riuscito a realizzarlo in pieno.

Quali sono i musicisti con cui hai suonato con i quali ti sei trovato meglio? Quali ricordi con più piacere?

Tutti i musicisti di fama con cui ho suonato mi hanno arricchito molto. I primi sono stati Chet Baker, Ron Carter, Charlie Haden, Jo Zawinul; più recentemente Bobby McFerrin e Paolo Fresu. Sono stati degli incontri particolarmente fruttuosi, sia sul piano musicale che umano.

Tu sei una di quelle persone che ha veramente conosciuto Astor Piazzolla. Del suo talento immenso sappiamo tutto, cosa ci puoi dire di Piazzolla uomo? Del suo carattere, della sua personalità?

Astor Piazzola è stato un personaggio magnifico, e mi ha aiutato molto a realizzarmi. Aveva un carattere molto franco, sincero, esigente verso se stesso e gli altri, ma sempre scherzoso e pieno di “humor”. Amava la vita. Diceva per esempio: “Prima di assumere un nuovo musicista devo cenare con lui. Non mi fido molto delle persone che non bevono, che non mangiano…”. Lui amava le persone generose, semplici e sincere.

Tu sei sicuramente il fisarmonicista più famoso al mondo. Quali sono secondo te le ragioni, a parte il tuo talento e il grande lavoro che hai svolto in tanti anni? Ci sono stati dei momenti chiave? Delle situazioni, delle persone con cui hai collaborato al momento giusto?

Ho realizzato il mio sogno di adolescente. Ho sempre perseverato nello stesso senso. Tutti gli incontri che ho fatto sono stati arricchenti e decisivi. Ho sempre evitato “le cattive vibrazioni”, le persone negative. Non considero il mio mestiere come un lavoro; è una passione, un gioco, un piacere che si rinnova.

Cosa consiglieresti ad un giovane che si appresti a seguire la stessa strada, ammesso che sia dotato di talento e grande voglia di lavorare?

Consiglio ai giovani di seguire le loro passioni, di perseverare, di amare ciò che fanno, di mettere tutto il loro cuore, tutta la loro energia, il meglio di se stessi ogni volta che suonano.

Cosa pensi della musica di oggi? Il problema principale sembra essere un grande calo degli studenti: sempre meno bambini si avvicinano allo studio di uno strumento musicale, la musica sembra sempre più vista come un qualcosa da consumare in modo passivo, cioè semplicemente da ascoltare. Da cosa viene questa situazione?

A mio parere c’è un grande problema con la musica attuale, sia in quella leggera, che in quella classica e contemporanea: manca la melodia, l’armonia, la povertà degli arrangiamenti è deplorevole. Credo che siamo caduti in basso, abbiamo toccato il fondo. Personalmente mi “aggrappo ai valori del passato” sperando che tornino in auge al più presto.

Cosa pensi dell’evoluzione della fisarmonica nel panorama musicale di oggi?

A mio parere oggi non c’è un’evoluzione, piuttosto una regressione. L’insegnamento nei conservatori è scadente, sia in Francia che in Italia. I professori stanno sbagliando strada e mettono gli allievi in secondo piano, trascurandone le possibilità artistiche. I fisarmonicisti di talento che conosco sono Art Van Damme, Tony Gumina, Ernie Felice, Gus Viseur, Tony Murena, Gervasio Marcosignori, Wolmer Beltrami. Il solo fisarmonicista che oggi ammiro profondamente e che rappresenta una vera evoluzione è brasiliano:Dominguinhos. Ho avuto il grande piacere di incontrarlo recentemente in Brasile. È un uomo meraviglioso, di una umiltà e una umanità toccanti.

Si dice che i limiti tenici ed espressivi della fisarmonica non siano ancora stati raggiunti. In effetti, nei festival internazionali, i giovani studenti stanno crescendo sempre più di livello, e riescono a fare cose strabilianti. Però anche la struttura dello strumento è ancora incerta, molti modelli, molti sistemi, molte accordature… quale è a tuo avviso la direzione più logica per cominciare a ridurre questi sistemi?

In generale nei concorsi i giovani fanno delle cose “impressionanti”, purtroppo raramente “commoventi”. È un aspetto della musica che non mi colpisce. Quanto agli strumenti penso che i migliori siano stati costruiti tra il 1950 e il 1965. I miei strumenti sono: Bandoneon Victoria Mod. Astor Bandoneon Arnold Double AA; uni-sonorico 1937 e bisonorico 1935 (regalato da Piazzolla) Accordina Borel 1950 Victoria Mod. Free Bass Victoria “Poeta” sistema per quinte Excelsior Mod. Continental Cavagnolo “Vedette10” bassi sciolti 1966 2 Victoria AC420 sistema per quinte del 1963 e 1964 Victoria Ac 420 5° con MIDI 1995 Scandalli Super VI (a bottoni). Amo il “saper fare” dell’epoca, i materiali erano di qualità superiore. Personalmente suono sempre degli strumenti di questo periodo. Per quanto riguarda i sistemi, io preferisco i bassi sciolti per quinte, perché la sonorità mi pare più bella. Nella mia carriera ho anche suonato il sistema “cromatico” (terze minori, ndr) con le note gravi in alto e pure con le note gravi in basso, dunque penso di sapere di cosa sto parlando.

Galliano compositore e musicista: a parte Piazzolla, quali sono gli autori o i generi che hanno più influito sul tuo stile compositivo ed esecutivo, se ce ne sono?

A parte Piazzola (che io credo sia stato influenzato da Chopin),Debussy (le 3 immagini) e Bill Evans; ma anche da interpreti quali Arthur Rubinstein, John Coltrane,Miles Davis…

Il Bandoneon: ce ne sono anche qui diversi tipi, il più famoso è quello che suonava Piazzolla, detto bi-sonoro (o, correntemente e in maniera inesatta, diatonico). Tu invece suoni un bandoneon che ha le tastiere di una fisarmonica a bottoni (detto cromatico, sempre con termine inesatto). Chi suona il bisonoro non vuole nemmeno sentir parlare dell’altro. Tu che ne pensi? A tuo avviso le capacità dimbriche, tecniche ed espressive, sono le stesse?

Suono tutti e due i sistemi di Bandoneon ed a seconda del contesto scelgo l’uno o l’altro, per me è la stessa cosa. È la sonorità che mi interessa, non il sistema. Quando ai “santoni” del bandoneon bi-sonoro, vorrei ripetere quello che diceva a questo proposito Astor Piazzola:“Meglio ascoltare un “astuto” che suona il bandoneon cromatico che un “incapace” che suona il bandonion diatonico”. Piazzola era al di sopra di quel “razzismo musicale”di maniera; quando mi proponeva di suonare la sua musica mi diceva:“Richard! Scelga lo strumento che preferisce per suonare la mia musica: la fisarmonica, il bandoneon cromatico o diatonico, quello che mi interessa è il suo stile e il suo talento”. In effetti non ci sono degli strumenti che suonano da soli, ma ci sono i MUSICISTI. Il talento è più importante del tipo di strumento.

Cosa farà Galliano da qui verso il futuro?

Nel futuro continuerò a incidere dischi, tenere concerti, mentre penso di ritirarmi dalla composizione, perché è difficile fare le due cose e farle bene entrambe. Per quanto riguarda i concerti devo dire che la fatica più grande sono i viaggi. Non a caso nelle mie vacanze (rare…) il piacere più grande è restare a casa con la mia famiglia.

Un’ultima domanda: ti vediamo spesso, nei tuoi concerti, suonare senza il traforo della fisarmonica; e questo è diventato quasi una moda tra i giovani che ti adorano. Ci spieghi il motivo?

Non è affatto vero che lo tolgo sempre, dipende dalla situazione acustica: a volte suono senza, a volte lo uso, con l’effetto della sordina di un violino.

Autore: Mirco Patarini

Mirco Patarini ha scritto 7 articoli.



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