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“I See A Darkness”: in libreria la biografia a fumetti di Johnny Cash

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Cash Fumetto“I See A Darkness” è il titolo di un interessante volume a fumetti recentemente pubblicato da Bao Publishing. L’autore è Richard Kleist e il protagonista è Johnny Cash, uno degli autori più importanti dello scenario musicale contemporaneo. Da un lato, come è evidente, perché è stato un grande innovatore nel campo del country – apportando un contributo necessario agli schemi tradizionali del genere – e dall’altro perché la su biografia è totalmente riflessa nella sua produzione musicale. Questo ha fatto sì che Cash, nella sua lunga carriera, sia riuscito (più o meno volontariamente) a costruire un’aderenza fondamentale tra vita e arte, che lo ha portato a immaginare una narrativa musicale, e allo stesso tempo un progetto di interpretazione di molti elementi del linguaggio country più tradizionale, in modo del tutto nuovo. Come si può leggere in alcune delle note di presentazione del volume, Cash ha suonato il country “come non era mai stato suonato prima, aggressivo e veloce”, riuscendo a stabilire non solo un primato nell’innovazione del genere, ma a costruire delle relazioni (oggi naturalizzate e quindi evidentemente necessarie) con il rock’n’roll e, di riflesso, con alcuni pionieri come Elvis Presley e Jerry Lee Lewis (con i quali ha condiviso molti palchi durante le tournee appassionatamente documentate nel biopic “Walk the line”). Questo nuovo e originale contributo alla figura del cantautore scomparso a Nashville il 12 settembre 2003, si configura come una nuova lettura, certamente influenzata dal mito che ammanta la figura di Cash, ma anche imperniata sulle sue parole, le note che ha prodotto con fatica tra droga, perdite, cadute, riabilitazioni, passioni e amori. E può essere anche interpretato come l’occasione di tornare a riflettere su una figura per niente convenzionale, che ha saputo confrontarsi con  il panorama musicale contemporaneo (si pensi alla cover di “Hurt” dei Nine Inch Nails, o alla collaborazione con gli U2 nel brano “The Wanderer”, apparso in “Zooropa” del 1993) in tarda età, o che ha saputo ricondurre le espressioni musicali popolari alle categorie sociali più disagiate, come ci ha dimostrato con “Folsom Prison Blues” e il concerto (con successivo album omonimo) “At San Quentin”, tenutosi il 24 febbraio del 1969 nel carcere di massima sicurezza di San Quintino in California.

Autore: Daniele Cestellini

Daniele Cestellini ha scritto 752 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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