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Il campo eterno per le idee

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Federico García Lorca, la linguamusica e l’urlo della siguiriya

(terza parte)

 

A García Lorca appare chiaro che non bisogna necessariamente essere gitano per cantare, suonare e ballare provando e trasmettendo emozioni profonde. Né, tantomeno, è sufficiente essere padroni della tecnica, seppure la più raffinata. Bisogna avere il duende. Su questo “potere misterioso che tutti sentono e nessun filosofo spiega” García Lorca tiene per la prima volta una conferenza il 20 ottobre del 1933 a Buenos Aires, nel salone della Sociedad de los Amigos del Arte: “[…] il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare”. “Ho sentito dire da un vecchio maestro di chitarra: ‘Il duende non sta nella gola; il duende monta dentro, dalla pianta dei piedi’. Vale a dire, non è questione di capacità, ma di autentico stile vivo; vale a dire, di sangue; di antichissima cultura, e, al contempo, di creazione in atto. […] È, in definitiva, lo spirito della Terra”[1].

02 Il campo eterno per le idee - Lorca arriva a Buenos Aires Ogni artista, secondo Lorca, sale nella perfezione lottando con il proprio duende, che non va confuso con un angelo o con una musa. L’angelo guida e dona, la musa detta o sussurra. Il duende, al contrario, “bisogna risvegliarlo nelle più recondite stanze del sangue” e per cercarlo “non c’è mappa né esercizio. Si sa solo che brucia il sangue come un tropico di vetri, che estenua, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili, che si appoggia al dolore umano inconsolabile”[2]. Narra ancora García Lorca che, una volta, la Niña de los Peines, cantaora andalusa, nonostante la sua tecnica e la voce straordinaria, lasciava indifferenti gli ascoltatori. Allora “si alzò come una pazza, affranta alla maniera di una prefica medievale, e si bevve d’un sorso un gran bicchiere di cazalla infuocato, e si sedette a cantare, senza voce, senza fiato, senza sfumature, con la gola riarsa, ma… con duende. Era riuscita a liquidare tutta l’impalcatura della canzone, per cedere il passo a un duende furioso e travolgente, amico dei venti carichi di sabbia, che faceva sì che gli ascoltatori si strappassero i vestiti, quasi allo stesso ritmo con cui se li stracciano nelle Antille i negri di rito lucumí ammassati dinanzi all’immagine di Santa Barbara. La Niña de los Peines dovette straziarsi la voce perché sapeva che la stava ascoltando gente raffinata, che non chiedeva forme bensì midollo di forme, musica pura e dal corpo scarno sì da potersi librare in aria.03 Il campo eterno per le idee - La nina de los peines Dovette depauperarsi di capacità e di certezze: cioè, dovette scacciare la sua musa e rimanere inerme, perché il suo duende venisse e si degnasse di lottare fino allo stremo delle forze! E come cantò! La sua voce non giocava più, la sua voce era un fiotto di sangue, degna, per il suo dolore e per la sua sincerità, di aprirsi come una mano di dieci dita sui piedi inchiodati, ma pieni di burrasca, di un Cristo di Juan de Juni”[3]. “[…] Tutte le arti sono capaci di duende” – prosegue Lorca – “ma, naturalmente, è nella musica, nella danza, e nella poesia declamata ch’esso trova terreno migliore, visto che tutt’e tre hanno bisogno di un corpo vivo che le interpreti, poiché sono forme che nascono e muoiono in modo perpetuo ed innalzano i loro contorni sopra un presente preciso. Molte volte il duende del musicista si trasmette al duende dell’interprete, e altre volte, quando il musicista o il poeta non sono tali, il duende dell’interprete, e questo è interessante, crea una nuova meraviglia che ha l’apparenza, e nulla più, della forma primitiva.04 Il campo eterno per le idee - Eleonora Duse Tale è il caso di una posseduta dal duende come Eleonora Duse […] o di Paganini […], che sapeva cavare melodie profonde da autentiche volgarità, o il caso di una deliziosa fanciulla del Puerto de Santa María che io ho visto cantare e ballare l’orribile canzonetta italiana Oi Marì! con dei ritmi, dei silenzi e una intenzione tale da trasformare la paccottiglia napoletana in un duro serpente di oro sbalzato. È che, effettivamente, trovavano qualcosa di nuovo che nulla aveva a che vedere con quanto esisteva prima, è che infondevano sangue fresco e scienza in corpi spogli di espressione”[4].

Nel 1927, la pubblicazione della raccolta di poesie intitolata Canciones ed il suo successo fanno sì che García Lorca sia acclamato dalla stampa come “il più grande poeta spagnolo contemporaneo”. Prima a Barcellona, poi a Madrid anche il suo dramma Mariana Pineda, per il quale realizza pure le scene e i costumi insieme a Salvador Dalí, riscuote un grande successo di pubblico e di critica. A dicembre dello stesso anno, a Siviglia, partecipa assieme ad altri poeti alle commemorazioni del poeta Luis de Góngora (1561-1627). In questa occasione Dámaso Alonso, poeta e critico, “battezza” la cosiddetta “Generazione del ‘27”, nella quale colloca, insieme a García Lorca, altri giovani poeti: Jorge Guillén, Gerardo Diego, Pedro Salinas, Rafael Alberti, Luis Cernuda, Vicente Aleixandre, Juan Larrea, Manuel Altolaguirre, Miguel Hernández, che avrebbero rinnovato profondamente tematiche, linguaggio e stile della poesia spagnola.05 Il campo eterno per le idee - Lorca, Pedro Salinas, Rafael Alberti  Ispiratore indiscusso del gruppo è considerato Juan Ramon Jiménez, che nel 1921 aveva fondato la rivista Indice e in seguito sarebbe stato ispiratore di altri, numerosi periodici culturali aperti al pensiero europeo ed internazionale, anche d’avanguardia.06 Il campo eterno per le idee - Ignacio Sanchez Mejias La manifestazione per Luis de Góngora è organizzata e finanziata da Ignacio Sánchez Mejías, singolare figura di torero intelectual, come viene chiamato. Sarà per ricordare la morte di questo suo grande amico, tragicamente caduto nell’arena, che Lorca pubblicherà nel 1935 il Llanto por Ignacio Sánchez Mejías, i cui primi versi resteranno tra i più celebri della sua intera opera e, forse, di tutta la poesia del ’900:

“Alle cinque della sera.

Eran le cinque in punto della sera”. […]

All’inizio del 1929, il poeta riceve un invito a pronunciare una serie di conferenze negli Stati Uniti e a Cuba. Prima del viaggio, il suo dramma Amore di don Perlimplín con Belisa subisce la censura. Poi, a giugno, la partenza per Parigi, Calais, Dover, Londra, Oxford, Southampton e, infine, New York, dove rimarrà per circa un anno, ospite della Columbia University. A marzo dell’anno successivo parte per Cuba dove, nei due mesi della sua permanenza, pronuncia conferenze e scrive e pubblica su riviste diverse poesie.07 Il campo eterno per le idee - Lorca a New York

A New York, durante una serata a lei dedicata, conosce La Argentinita. Ballerina, coreografa, bailaora di flamenco, la Argentinita (nome d’arte di Encarnación López Júlvez) è figlia di emigranti spagnoli in Argentina, ma nel 1901, ancora bambina, era tornata in Spagna con la famiglia. A otto anni si era esibita in pubblico per la prima volta. Lo straordinario successo ottenuto l’aveva portata a Barcellona, in Portogallo a Parigi, a Berlino e, di nuovo, nelle Americhe. Negli anni ’20 torna in Spagna e diventa l’amante di Ignacio Sánchez Mejías. Nel 1931, incide alcuni dischi di canzoni popolari (Zorongo gitano, Anda jaleo, El Café de Chinitas, Los Pelegrinitos), raccolte ed armonizzate da García Lorca, che l’accompagna anche al piano.08 Il campo eterno per le idee - Lorca con la Argentinita

Nel 1932, ormai tornato in patria, Federico affronta con entusiasmo un nuovo progetto. Con la sovvenzione del governo delle sinistre appena eletto, organizza e dirige il gruppo universitario di teatro La Barraca, che porta gli autori classici del teatro spagnolo (Calderón de la Barca, Lope de Vega, Tirso de Molina, Cervantes) fino negli angoli più remoti del Paese. Ovunque il successo di pubblico è strepitoso, ma riceve tanti elogi dai progressisti quanti furiosi attacchi da esponenti della destra, alcuni dei quali, a San Juan del Duero, fanno irruzione nel teatro per interrompere lo spettacolo.09 Il campo eterno per le idee - La barraca  L’anno successivo, per la prima volta, García Lorca assume una posizione politica netta firmando, assieme ad altri intellettuali, un manifesto contro la barbarie nazista. Alla fine di settembre, parte per Buenos Aires dove la sua nuova tragedia, Nozze di sangue, sta trionfando. È qui e in questi giorni che conosce Pablo Neruda.

Al ritorno in Spagna, nel 1935, la situazione politica è capovolta. Al governo sono salite le destre ed il progetto de La Barraca, ormai privato di qualsiasi sostegno pubblico, vive la sua ultima stagione. A settembre, però, si profilano nuovi successi teatrali per García Lorca, che debutta a Barcellona con il suo nuovo dramma Yerma.10 Il campo eterno per le idee - Presentazione di Yerma con attrice protagonista  È l’occasione per un nuovo atto politico da parte dell’artista, che decide di offrire un récital di poesie agli operai catalani. Pochi mesi dopo firmerà – assieme ad Antonio Machado e ad altri artisti – un manifesto contro l’invasione italiana dell’Abissinia.

Il 1936 è l’anno del ritorno al potere delle sinistre, ma è anche l’anno fatidico in cui la Spagna deflagrerà sotto i colpi della guerra civile. Il 15 febbraio, alla vigilia delle elezioni, Lorca firma un nuovo documento politico, stavolta in appoggio al Frente Popular, pubblicato sul giornale comunista Mundo Obrero. A luglio, le azioni armate dei fascisti contro il legittimo governo si moltiplicano; il 13 dello stesso mese, nonostante il parere contrario degli amici, Federico parte per Granada, una delle città maggiormente coinvolte nei disordini. Il 17 è il giorno del pronunciamento di una parte dell’esercito contro il governo della Repubblica: è l’inizio della guerra civile, che durerà tre anni e che vedrà l’intervento di volontari da tutto il mondo, a sostegno della Repubblica, e quello degli eserciti tedesco ed italiano in aiuto delle milizie fasciste e monarchiche.11 Il campo eterno per le idee - Guerra di Spagna Ad agosto, l’Andalusia è quasi totalmente sotto il controllo di queste ultime. García Lorca si è trasferito in casa di amici nella speranza di non essere individuato. Teme per la propria vita.12 Il campo eterno per le idee - La morte di Lorca Sa di essere disprezzato dagli insorti per le sue posizioni politiche e per la sua omosessualità, a proposito della quale, da tempo, si fanno volgari allusioni. Ma il 17 del mese, i falangisti scoprono il suo rifugio. Lo rapiscono e lo portano a Viznar, presso Granada, dove due giorni dopo, a pochi passi dalla Fuente Grande, detta anche “Fonte delle lacrime”, lo uccideranno barbaramente. In quei giorni, Pablo Neruda è a Madrid, console cileno presso la Repubblica di Spagna. Un mese prima avrebbe dovuto incontrare il suo amico, ma “Federico non venne all’appuntamento. Camminava già verso la morte. Non lo vedemmo più. E in questo modo la guerra di Spagna, che cambiò la mia poesia, cominciò con la scomparsa di un poeta”[5].

 

NOTE

[1] Federico García Lorca, Gioco e teoria del duende, Milano, Adelphi, 2007, p. 13.
[2] Ibidem, pp. 15-16.
[3] Ibidem, pp. 17-19.
[4] Ibidem, pp. 20-21.
[5] Pablo Neruda, Confesso che ho vissuto, Milano, Sugar Edizioni, 1974, p. 151.

 

PER APPROFONDIRE

BIBLIOGRAFIA

ASSUMMA Maria Cristina (a cura di), Lorca e Alberti. Tradizione e avanguardia, Roma, Artemide, 2009.

BODINI, Vittorio, I poeti surrealisti spagnoli, Torino, Einaudi, 1963.

BROUÉ, Pierre e TÉMIME, Émile, La rivoluzione e la guerra di Spagna, Milano, Sugar editore, 1962.

GARCÍA LORCA, Federico, Teatro, Torino, Einaudi, 1968.

THOMAS, Hugh, Storia della guerra civile spagnola, Torino, Einaudi, 1963.

WEBSTER, Jason, Duende. Viaggio alla ricerca del flamenco, Milano, Neri Pozza, 2003.

 

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Autore: Sergio Macedone

Sergio Macedone ha scritto 61 articoli.



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