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Le recensioni di S&M: A BEAUTIFUL STORY – Rosario Bonaccorso

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A BEAUTIFUL STORY

Rosario Bonaccorso

Etichetta discografica: Jando Music / Via Veneto Jazz

Anno produzione: 2017

di Diego Librando

 

A beautiful story - Rosario BonaccorsoRosario Bonaccorso fa parte di quella schiera di robusti jazzisti italiani troppo spesso sottovalutati, dotati di una solida formazione, di esperienza da vendere e, soprattutto, di straripante entusiasmo. Ne sanno qualcosa Enrico Rava, nei cui gruppi ha militato per oltre dieci anni (se si considera anche l’avventura con Gino Paoli) e Stefano Di Battista, nel cui quartetto ha suonato in giro per l’Europa a cavallo degli anni 2000. Insomma, uno di quelli che, come si dice in questi casi, ha dato lustro al jazz italiano nel mondo, suonando con tutti i più grandi interpreti della musica afroamericana. Una certezza per le stelle e un maestro disponibile per i giovani. Conferma ne sono i partner scelti dal contrabbassista di origini siciliane per la sua nuova avventura discografica. Dino Rubino (flicorno), Enrico Zanisi (pianoforte) e Alessandro Paternesi (batteria) sono i giovani protagonisti di A Beautiful Story, che poi è la sua storia. O meglio, un modo per ripensare alla vita trascorsa fissando ricordi, sentimenti e umori in dodici composizioni originali che trattano altrettanti aspetti del suo vissuto. “Vivere un sogno che diventa realtà è una Beautiful Story”, scrive il musicista quasi come sottotitolo al CD, a voler rimarcare la fortuna di essere musicista per chi, come lui, nient’altro voleva essere. Il tratto musicale di Bonaccorso è decisamente dentro la tradizione, ma esaltato da un’innata predisposizione alla cantabilità. C’è nella sua musica un tratto familiare; melodie che sembrano ovvie per quanto semplici, eppure di una indiscutibile potenza. I temi sono vari e l’andamento è altalenante come la vita vera. È struggente il flicorno nella ballad d’apertura che dà il titolo al disco e che si ritrova in My Italian Art Of Jazz, in cui il tessuto sonoro è tanto delicato quanto prezioso nell’abilità di dosare volumi e interventi dei singoli. Dino Rubino, al primo disco come fiato solista, può dare spazio a tutte le sfumature del suo strumento, da quelle struggenti a quelle più vivaci, senza mai essere sferzante. Questo accade, ad esempio, in Duccidu, in cui emerge virtuoso il contrabbasso in un dialogo quanto mai stimolante con la batteria di Alessandro Paternesi, estroversa e piena di groove. Bonaccorso lascia spazio ai suoi compagni, li sostiene e li indirizza, pur rimanendo il protagonista assoluto della storia, come accade in Der Walfish o in Minus One. È questa la caratteristica dei grandi, in fondo. Lo stesso accade nella boppante Freddie, che conferma tutto il talento musicale di Enrico Zanisi. Tutto il senso del disco, però, è contenuto in Come L’Acqua Tra Le Dita, impreziosita da un pregevole assolo del contrabbasso. Le dita della mano non riescono a trattenere l’acqua, ma solo quello che contiene, così come nella vita tutto scorre, tranne le cose che veramente contano, l’amore, i ricordi, le persone, la musica. Al quinto disco da leader (e oltre settanta in cui è presente con il suo strumento) Rosario Bonaccorso si conferma più che mai una certezza del jazz italiano, un musicista dal grande potere evocativo, capace di raccontare storie ricche di particolari e mai banali, delle quali si sente incessante il bisogno.

 

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Autore: Diego Librando

Diego Librando ha scritto 1 articoli.



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