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Le Sonate di Domenico Scarlatti: un universo multiforme e pronto ad essere riscoperto – 1

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Domenico ScarlattiDopo un lungo silenzio riprendo la pubblicazione dei miei articoli con alcuni interventi sulla figura e sulla produzione tastieristica di Domenico Scarlatti, alla quale ho appena dedicato il mio secondo disco, che uscirà a fine luglio per l’etichetta discografica “Da Vinci Publishing”.

Gli articoli riprendono il testo della conferenza che ho tenuto nel novembre del 2017 presso l’Accademia di Musica di Danzica (Polonia) nell’ambito di un convegno dedicato all’arte barocca italiana.
Le informazioni contenute nei prossimi articoli sono tratte dalle seguenti fonti:

  • Ralph Kirkpatrick – Domenico Scarlatti (Princeton University Press-1953/ERI-1984)
  • Roberto Pagano – Alessandro e Domenico Scarlatti-Due vite in una (Mondadori-1985)
  • AAVV – Domenico Scarlatti Adventures-Essays to commemorate the 25th anniversary of his death (Ut Orpheus Edizioni-2008)
  • Enrico Baiano/Marco Moiraghi – Le Sonate di Domenico Scarlatti-Contesto, testo, interpretazione (Libreria Musicale Italiana-2014)
  • Emilia Fadini – La grafia dei manoscritti scarlattiani: problemi e osservazioni (Leo S. Olschki Editore-1990)
  • Pinuccia Carrer, Emilia Fadini, Maria Cecilia Farina, Marco Farolfi, Angela Romagnoli, Mauro Squillante, Sergio Vartolo – Prefazioni ai CD della raccolta “Domenico Scarlatti-Complete Sonatas” (Stradivarius)

 

INTRODUZIONE

Domenico ScarlattiCirca trent’anni fa, quando affrontai la mia prima Sonata di Domenico Scarlatti (si trattava della K1 in Re minore) non immaginavo quanto potesse essere ricco e variegato il mondo scarlattiano. Conoscevo allora un buon numero di Sonate, prevalentemente di carattere brillante, grazie a incisioni pianistiche e a esecuzioni di colleghi fisarmonicisti e, come tutti, ero affascinato dalla leggerezza e dalla vivacità di quei piccoli capolavori.
Continuai, negli anni, ad inserire le Sonate nei miei programmi e, col tempo, cominciai ad intuire che non avevo a che fare solo con piccoli brani da eseguire con leggerezza per introdurre il concerto o con studietti adatti a mettere a fuoco la tecnica strumentale; c’era qualcos’altro e la curiosità di scoprirlo fu sicuramente una delle molle principali che mi spinsero ad approfondire lo studio del repertorio antico.
Una serie di fortunati incontri con Roberto Pagano, Marco Farolfi, Enrico Baiano e, soprattutto, con Emilia Fadini mi aiutarono nella mia ricerca e oggi sono qui a parlarvi dei diversi caratteri delle Sonate di Scarlatti e di come cerco di esprimerli con il mio strumento.

Emilia Fadini, clavicembalista, pianista e musicologa, introduce il progetto discografico di registrazione dell’intero “corpus” delle Sonate di Domenico Scarlatti evidenziando come, al contrario di quanto accaduto con J.S. Bach, sottovalutato e giudicato un conservatore dai suoi contemporanei e nei cinquant’anni che seguirono la sua morte, il compositore italiano abbia occupato un posto di rilievo nel panorama tastieristico sia durante la sua vita, sia nei decenni e nei secoli successivi.

L’aspetto che più colpì i suoi contemporanei e soprattutto i maggiori pianisti lungo il Settecento e anche durante tutto l’Ottocento fu la profonda esplorazione tecnico-tastieristica, che sconvolse i criteri di scrittura fino ad allora adottati.
Questa attenzione per il virtuosismo scarlattiano, se da un lato ha permesso di mantenere vivo nei secoli l’interesse verso Scarlatti, dall’altro ha almeno in parte nascosto i molteplici caratteri che, oltre alla brillantezza strumentale, danno vita alle Sonate.
Il mondo scarlattiano è ricco di “affetti” e di suggestioni. Nelle Sonate ritroviamo echi dello stile “severo” del contrappunto italiano appreso dal padre Alessandro, ritmi di danza, cantabilità, elementi del folclore andaluso e, spesso, questi caratteri si alternano repentinamente nell’ambito di poche battute.
L’interprete moderno deve riuscire ad individuare e, soprattutto, ad esprimere chiaramente i diversi “affetti” senza concentrarsi esclusivamente sulla leggerezza e sulla brillantezza che pure sono presenti in buona parte delle Sonate.

 

CENNI BIOGRAFICI

Domenico ScarlattiLa figura di Domenico Scarlatti è circondata da un’aura di mistero. Possediamo moltissime informazioni sulla vita dei suoi coetanei J.S. Bach e G.F. Händel (nacquero tutti e tre in quel fortunatissimo, per la musica, anno 1685), ma sappiamo poco della formazione di Scarlatti e ancora meno del lungo periodo che trascorse tra Portogallo e Spagna, dove morì nel 1757.
Nacque a Napoli, città già allora molto problematica, ma caratterizzata dalla presenza di quattro Conservatori e da una vita musicale frenetica e di altissima qualità e ricevette, probabilmente, la sua prima formazione dal padre Alessandro, uno dei principali compositori dell’epoca e dagli altri suoi famigliari, quasi tutti impegnati in attività musicali.
Possiamo immaginare che, nonostante le ripetute assenze del padre, legato al teatro e alle sue incombenze, Domenico sia stato educato in maniera rigorosa da un musicista che riteneva la musica “figlia della matematica”[1] e presumiamo che sia entrato presto in contatto, grazie alle conoscenze di Alessandro, con i principali musicisti napoletani dell’epoca e con Francesco Gasparini e Bernardo Pasquini, attivi allora in ambiente romano.
Una serie di documenti e di aneddoti ci permettono di seguire i primi viaggi italiani di Domenico. Nel 1705 fu inviato dal padre, che sperava di sistemarlo alla corte di Ferdinando de’ Medici, a Firenze e, nello stesso anno, visto il fallimento del proposito paterno, si trasferì a Venezia dove restò fino al 1709 circa. A Venezia ascoltò sicuramente la musica di Vivaldi nella Chiesa della Pietà e frequentò Gasparini, allora al culmine della sua fama. “Risalgono al suo soggiorno nella città lagunare e al periodo immediatamente successivo due gustosi aneddoti: il primo, riportato da Charles Burney[2], descrive l’incontro di Scarlatti con Thomas Roseingrave, che sarebbe diventato il suo apostolo in Inghilterra e che racconta del virtuosismo “diabolico” del musicista italiano; il secondo, riportato da Mainwaring[3], nel quale Domenico incontra a Roma Georg Friedrich Händel. Riferisce Mainwaring che, probabilmente all’inizio del 1709, il Cardinale Ottoboni organizzò un “duello” all’organo e al cembalo tra i due virtuosi, che vide l’affermazione del musicista tedesco all’organo, ma nel quale venne molto apprezzata la “eleganza e delicatezza di espressione” di Scarlatti al cembalo.
A Palazzo Ottoboni Domenico ebbe sicuramente modo di ascoltare la musica di Corelli e, forse, di incontrare i numerosi musicisti che passarono dalla città eterna in quegli anni: oltre ai già citati Gasparini e Pasquini, ricordiamo Caldara, Bononcini e Zipoli tra i tanti.
A Roma lasciò traccia di sé anche come cantante[4] e riuscì, forse sostituendo il padre, a diventare maestro di cappella della regina in esilio Maria Casimira di Polonia. Scrisse opere, oratori e serenate, purtroppo in massima parte perduti e allacciò i contatti che, nel novembre del 1719, l’avrebbero portato a Lisbona e da lì in Spagna.
In Portogallo fu assunto come “compositore del re” Giovanni V, con l’ulteriore incarico di provvedere all’insegnamento musicale dell’Infanta Maria Barbara e del fratello minore del re, don António. Domenico tornò probabilmente in Italia più volte e forse vide anche Parigi e Londra, ma dal 1729, quando Maria Barbara sposò Fernando delle Asturie, principe ereditario di Spagna, seguì la sua, pare dotatissima, allieva in Spagna e restò alla corte iberica fino alla sua morte.

 

[1] Da una lettera di Alessandro Scarlatti a Ferdinando de’ Medici, 1º maggio 1706 (Kirkpatrick, pag.24)

[2] Musicista dilettante, viaggiatore e uomo colto e curioso, Charles Burney (1726-1814) intraprese due lunghi viaggi (nel 1770 in Francia e in italia e nel 1772 in Germania e nei Paesi Bassi) nei quali raccolse il materiale per la sua General History of Music, con la quale pose le basi della moderna musicologia. Da questi viaggi nacquero anche due famosi libri: The Present State of Music in France and in Italy (London, 1771) e The present State of music in Germany, the Netherlands, and the United provinces (London, 1773)

[3]John Mainwaring (1724-1807) scrisse la prima biografia di Georg Friedrich Händel

[4]Sembra che nel giugno del 1717 nel palazzo della Principessa Albani “il Sig. Scarlatti il giovane, grande musicista, suonò il cembalo e cantò”. (Baiano-Moiraghi, pag.5)

Autore: Giorgio Dellarole

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Questo post è disponibile anche in: Inglese



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