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Lo “spoletino” Andrea Pennacchi – un fisarmonicista da 110 e lode

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Andrea PennacchiIl fisarmonicista, protagonista dell’intervista settimanale, è il giovanissimo Andrea Pennacchi, un altro brillante esponente della scuola del M° Tomassetti fresco di laurea (con lode) al Conservatorio Santa Cecilia…

Andrea, nonostante una giovane età, dal tuo percorso emerge una personalità eclettica (concorsi, concerti solistici, teatro, formazioni da camera…). Cosa ti porta ad avere tutti questi interessi? Quale ruolo ha per te la fisarmonica in questi diversi mondi? 

Ho avuto la fortuna di iniziare il percorso musicale con un grande maestro, Renzo Tomassetti, una figura che ha dato e sta dando tutta la sua vita alla fisarmonica. Lui mi ha trasmesso la passione per questo strumento e un metodo di studio basato su costanza e sacrificio, virtù che oggi porto con me e conservo. Ora, vivendo una città come Roma, mi accorgo che si presentano molte possibilità di concerti (da solista e non) e collaborazioni con istituzioni di rilievo.

Ho avuto l’opportunità di lavorare con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e con il Teatro dell’Opera di Roma; la cosa che più mi ha toccato è quella di aver visto ragazzi, provenienti da diverse città d’Italia, perseguire i propri obiettivi con la stessa passione con cui io inseguo i miei. Anche per loro la passione è il motore che li spinge sempre avanti.

La fisarmonica si sta ritagliando un ruolo importante, anche nei teatri. Nonostante sia vista da alcuni come un strumento “ibrido”, con un carattere popolare, sono convinto che presto acquisirà totalmente il prestigio che merita. Questo è il nostro compito: suonare il più possibile e proporci al pubblico con programmi da concerto di alto livello e quindi mostrare a tutti le polifunzionalità di questo strumento.

Quale credi sia il repertorio ideale per un fisarmonicista? Quale hai scelto tu e perché?

Penso che un bravo fisarmonicista debba saper affrontare qualsiasi repertorio, o comunque avere una base di tutto per poi scegliere la propria strada. La fisarmonica offre possibilità di repertorio vastissime: barocco, contemporaneo, jazz e molto altro. È un grave errore studiare uno o pochi tra questi, poiché si verrebbero a creare delle lacune e dei limiti nella propria formazione musicale. Un brano organistico, ad esempio, richiede uno studio molto approfondito del mantice, per quanto riguarda inversioni e pressione del suono. Escludere questo repertorio significa evitare aspetti fondamentali per un fisarmonicista. Lo stesso vale per lo studio della musica contemporanea; è importante conoscere e studiare le tecniche che i compositori oggi usano per il nostro strumento.

La mia scelta è legata al contesto accademico in cui vivo e in cui credo: il Conservatorio. Ho la fortuna di affrontare una vasto repertorio di repertorio grazie all’apertura mentale e preparazione del mio maestro, Massimiliano Pitocco, che va dal barocco ai giorni nostri. Per quanto riguarda le trascrizioni ci sono ovviamente autori di riferimento, quali Johann Sebastian Bach, Domenico Scarlatti, Felix Mendelssohn, come possono esserlo Semionov e Kusjakov per la musica originale. C’è anche molta attenzione alle nuove composizioni, grazie alla collaborazione con giovani compositori che amano scrivere per fisarmonica.

Hai avuto modo di entrare in contatto con molti maestri di fama internazionale e di diverse scuole. Quale di queste senti più vicino a te?

È difficile fare una scelta quando si parla dei maestri più importanti del panorama fisarmonicistico; tutti quelli con i quali ho avuto modo di interagire hanno lasciato una propria impronta e una propria visione fondamentale per la mia crescita musicale. Ormai da anni partecipo al corso estivo di perfezionamento in Arpino (FR) e al Festival Contemporaneamante Fisarmonica in Roma, in cui vengono tenute lezioni da fisarmonicisti tra i più importanti al mondo. In particolare ho apprezzato Yuri Shishkin e la sua didattica che reputo preziosa per un concertista. I suoi insegnamenti rispecchiano il suo modo di suonare; un maestro che “insegna suonando”. Un altro didatta di massimo livello è Xiao Qing Cao. In lui ho ammirato la capacità e la volontà di immedesimarsi nell’allievo e toccare con mano quelle che sono le sue problematiche. Questo aspetto, fondamentale per un insegnate, lo ritrovo nel mio maestro e, nonostante possa sembrare un requisito scontato, pochi ne sono in possesso.

Ci sono state delle collaborazioni con giovani compositori. Credi sia importante lavorare “a quattro mani” sulla nuova musica? Cosa credi un compositore debba comprendere maggiormente della fisarmonica?

La collaborazione esecutore-compositore è molto importante per la nuova musica e per la fisarmonica. Lo scorso Settembre ho avuto modo, insieme ad altri miei colleghi studenti del Conservatorio “Santa Cecilia”, di partecipare ad un progetto che coinvolgeva  le classi di composizione dell’istituto stesso. Abbiamo tenuto un concerto a Roma prima (nel corso del Festival Contemporaneamente Fisarmonica) e a Castelfidardo poi (presso il “Salone degli Stemmi”, in occasione del PIF 2014), in cui abbiamo eseguito dodici prime assolute per fisarmonica solista e per piccole formazioni da camera. È stata un’ottima occasione per diffondere il linguaggio moderno del nostro strumento a musicisti e non.

In generale noto una carenza di conoscenze tecniche della fisarmonica nei compositori. A partire dall’estensione (64 note a destra e 58 a sinistra), la possibilità di cambiare diversi registri anche durante l’esecuzione e molto altro.

Compositori e fisarmonicisti dovrebbero vivere in simbiosi e la collaborazioni tra le due classi dovrebbe verificarsi in ogni Conservatorio d’Italia.

Da studente del più prestigioso Conservatorio italiano, Santa Cecilia in Roma, in cosa le istituzioni devono migliorare per far crescere i propri talenti?

A livello didattico non posso chiedere di meglio. La qualità dei docenti con cui ho avuto e ho a che fare è veramente alta e invidiabile. Il metodo migliore che un sistema accademico può applicare per far crescere i propri talenti è quello di farli esibire il più possibile in pubblico e fornire loro occasioni per mettersi in luce. I Conservatori sono ricchi di giovani con grandi qualità musicali, ma che spesso sono costretti a manifestarle nelle mura della propria casa. Un sistema perfetto è quello che forma, perfeziona e poi lancia sul “mercato” i propri allievi. Il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma si avvicina secondo me a questo obiettivo, avendo fornito al mondo della musica eccellenti musicisti e, parlando del mio campo, eccellenti fisarmonicisti.

Com’è considerato il nostro strumento in ambito accademico?

La situazione della fisarmonica in ambiente accademico è piuttosto ambigua. In alcuni Conservatori ricopre un ruolo sempre più di rilievo, con classi numerose e docenti di chiara fama. Il problema si pone nei Conservatori in cui manca la cattedra di fisarmonica. In Umbria, ad esempio, non c’è possibilità di studiare in Conservatorio: né a Perugia, né a Terni esiste infatti la classe di fisarmonica. Questo è un paradosso, considerando che la regione è una grande culla di giovani fisarmonicisti che sono costretti ad allontanarsi per proseguire questo percorso. Il discorso è analogo per altre importanti città dello stivale, come Napoli, Bologna, Cagliari… Spero che il processo di crescita che la fisarmonica sta vivendo continui la sua strada negli anni, fin quando ogni Conservatorio d’Italia avrà  una classe di fisarmonica.

Ci sono dei musicisti che rappresentato dei modelli per te?Andrea Pennacchi

Fortunatamente viviamo in una realtà che ci permette di ammirare e imparare da fisarmonicisti di bravura eccezionale. Ho avuto il privilegio di ascoltare dal vivo due tra i più grandi viventi: Yuri Shishkin e Mika Vayrynen. Il primo, con cui ho seguito alcune masterclass, è soprendente per l’energia che riesce a trasmettere e il trasporto che ha con il proprio strumento. Il secondo è formidabile per la semplicità e naturalezza con cui realizza ciò che per molti rappresenta il limite del fattibile. Entrambi, oltre ad un’agilità fuori dal comune, hanno un uso consapevole del mantice ed un controllo del suono che rende la propria tecnica completa e senza difetti.

Il tuo compositore preferito?

Johann Sebastian Bach. Non ci sono parole per descrivere l’immensità di questo compositore. Tutta la sua produzione, sia sacra che profana, tocca profondamente l’animo come nessun altro autore riesce a fare. La fisarmonica sposa perfettamente buona parte della sua musica strumentale. Sono convinto che se Bach avesse conosciuto di persona questo strumento gli avrebbe dedicato tanto repertorio.

Il futuro. Cosa ti aspetti e quali sono i tuoi sogni?

Attualmente sto frequentando il biennio specialistico in fisarmonica a Roma. Dopo il percorso di studi spero di ritagliarmi un’attività concertistica e intraprendere un percorso di insegnamento. Ho vari progetti in cantiere, sia da solista sia con formazioni cameristiche e spero al più presto di finalizzarli e raccoglierne i frutti. Mi sto dedicando a delle collaborazioni con compositori di musica elettronica per la realizzazione di nuovi brani sperimentali per fisarmonica. Di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma gli stimoli non mancano.

 

 

Andrea Pennacchi nasce a Roma il 6 marzo 1991. Già in tenera età scopre la passione per la musica.

Si è laureto in fisarmonica nell’Ottobre 2014, presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, con votazione di 110 e lode, sotto la guida del maestro Massimiliano Pitocco.

Guidato dal maestro Renzo Tomassetti nel 2000, a 9 anni, si avvia concretamente a quest’arte, studiando Fisarmonica. È risultato vincitore di numerosi concorsi nazionali ed internazionali, tra cui: “Trofeo Città di Cerchio”, “Trofeo Città di Capistrello”, “Trofeo Wolmer Beltrami”, “Trofeo Città di Atri”, “Trofeo Città di Gualdo Cattaneo”, “Trofeo Città di Sora”, “Adamo Volpi”, “Trofeo Stefano Bizzarri”, “Trofeo Città di Atina”, “Premio Leo Ceroni” (accompagnato dalla Filarmonica di Reggio Emilia).

Nel Novembre 2013 ha collaborato con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” per lo spettacolo “cit(t)azioni”, in occasione dell’evento “Una notte al museo”.

Nel Gennaio 2015 ha collaborato con il Teatro dell’Opera di Roma per lo spettacolo “Brundibàr”, realizzato al teatro Palladium di Roma, diretto dal M° Carlo Donadio.

Si è esibito in teatri e manifestazioni di rilievo, tra cui: teatro Eliseo (Roma, concerto per quattro fisarmoniche e orchestra), teatro Palladium (Roma), Festa Europea della Musica (Roma, con l’Accademia Filarmonica Romana) Museo Nazionale D’Arte Orientale (Roma), Casa Menotti (Spoleto, in occasione del Festival dei Due Mondi), PIF 2014 (Premio Internazionale della Fisarmonica, Castelfidardo) e altri.

Ha partecipato a vari corsi di perfezionamento musicale con i fisarmonicisti più importanti del panorama musicale internazionale, tra cui: Manca Jean Luc, Frank Angelis,Yuri Shishkin, Alfred Melichar, Raimondas Sviackevicius, Ciao Xiao-Qing, Ranieri Adriano, Flammini Dario, Scigliano Giuseppe, Rojac Corrado e Jacomucci Claudio.

Attualmente è iscritto al biennio di fisarmonica presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, sotto la guida del M° Massimiliano Pitocco.

Autore: Samuele Telari

Samuele Telari ha scritto 30 articoli.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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