Fisarmonica
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Silenzio please! Parla il Prof. Viatcheslav Semionov (1° parte)

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Viatcheslav SemionovFisarmonicista di fama internazionale, Viatcheslav Semionov insegna a Mosca presso la Gnessin Academy of Music, dove, nel corso degli anni, ha prodotto molti dei migliori musicisti e vincitori di concorsi… ma c’è molto di più nello sguardo di questo uomo energico e fiero. Ha scritto molti brani originali per fisarmonica e molti di più ne ha trascritti e arrangiati; la sua grandissima esperienza è stata fondamentale anche nell’evoluzione “meccanica” dello strumento. L’entusiasmo per tutto ciò che fa e il buon umore sono una parte della personalità di questo uomo di grandissimo talento che si trasmette anche “tra le righe” di tutta l’intervista.

Professor Semionov, tu vieni da una lunga discendenza di fisarmonicisti, tuo padre e tuo nonno suonavano entrambi. Il tuo è stato un interesse naturale o le loro aspettative ti hanno portato a studiare la fisarmonica?

Non sapevo che sarei diventato un fisarmonicista. Ho iniziato quando avevo 7 anni, all’epoca mio padre era direttore del Palazzo della Cultura nella regione di Rostov. Avevo molte cose in mente, ma poi improvvisamente quando avevo 13 anni mio padre, che era ancora giovane, morì per un problema cardiaco e allora decisi, in sua memoria, di entrare al Music College a Rostov sul Don per approfondire gli studi e per diventare un professore di musica. Allo stesso tempo mi interessavo anche di sport, in particolare mi appassionava la lotta greco romana. Diventai campione della regione di Rostov e mi ero anche convinto a intraprendere la carriera da professionista, poi, un giorno, ascoltai Yuri Kazakov suonare una fisarmonica a bassi sciolti e in quel momento sentii che avrei dedicato la mia vita a quello strumento così particolare. Smisi di praticare il mio sport, comprai una fisarmonica a bassi sciolti e 6 mesi più tardi, nel 1962, mi esibii nel corso di un recital suonando, appunto, musiche del repertorio di Kazakov. Due anni più tardi entrai alla Gnessin Academy per la prima volta e iniziai a partecipare ai concorsi. Dopo 5 anni, il Ministro della Cultura mi inviò nuovamente a Rostov come insegnante del nuovo Conservatorio e mi dedicai all’elaborazione di un programma idoneo e specifico per fisarmonica che a quel tempo non esisteva. Iniziai a costruire le basi e la struttura del sistema educativo e molto presto arrivarono anche i primi vincitori nei concorsi di Mosca, in quelli indetti negli altri Conservatori, nelle competizioni internazionali come Klingenthal e nelle varie edizioni della Coupe Mondiale. Il primo posto andava sempre a Rostov e, alla luce di tutti questi risultati, Mosca mi invitò a ricoprire la carica di Professore. In Russia, la considerazione attribuita ad un Professore non è la stessa che si registra in Francia, dove ogni insegnante è un “Professeur”. Al primo livello abbiamo gli Insegnanti poi abbiamo “Insegnanti senior”, Pro Docenti, Docenti, poi Pro Professori e infine Professori. È abbastanza difficile conseguire questo titolo ed è il risultato di esperienze maturate come concertista e come autore di metodologie didattiche. Chiaramente hanno inciso anche i risultati ottenuti con gli studenti. La nostra generazione, quella di Lips, Sharov… ha costruito il primo vero e proprio standard per fisarmonica Bayan nel nostro paese.

Hai vinto molte competizioni importanti e poi, a tua volta, hai insegnato a molti studenti eccellenti che hanno primeggiato nei concorsi internazionali e che da allora hanno continuato a diventare sempre più famosi, come Yuri Shishkin e Yuri Medianik, per citarne solo due… Che cosa significa per te un concorso di successo, cosa può dare ad un giovane fisarmonicista emergente, oggi?

Ho insegnato a più di 100 allievi che hanno successivamente vinto competizioni importanti. Non ho mai forzato gli studenti a partecipare ai concorsi solo per partecipare o vincere premi. I concorsi sono l’occasione per presentare una persona di talento al mondo, è un’opportunità che ti permette di mostrare le loro abilità, ti offre la possibilità di ricevere qualche ingaggio e quindi ti aiuta a lanciare una carriera. È, dunque, una buona pubblicità. Primo, secondo o terzo premio non è importante perché spesso può essere un concorso di giudici e non di studenti. La cosa più importante è l’individualità e il percorso da seguire per far si che ci si perfezioni, perché a volte c’è qualcuno in grado di riprodurre tutte le note perfettamente, senza errori, ma questo non significa che sarà un buon fisarmonicista. Quando lavoro con uno studente è come se fosse un membro della famiglia. In una famiglia è meglio non avere una “persona sbagliata”. Prima c’è l’essere umano e poi, dentro, il musicista. Certo, io lo aiuterò a diventare un professionista nell’arte del tocco, del suono, del fraseggio e nel fare musica vera, contribuirò a migliorarne le capacità tecniche e a indirizzarlo nello sviluppo del proprio repertorio. Ogni persona ha una preparazione diversa e diverse esigenze. Potrei usare la citazione di un artista sapiente, uno scultore a cui fu chiesto: “Come si fa a fare un tale capolavoro?” Egli rispose: “Mi basta prendere delle ottime pietre e togliere ciò che non serve!” Così, con un studente si cerca di rimuovere la “sporcizia”. È bene avere musicalità, ma ancora più importante è avere buon gusto. Su questi particolari si lavora già dalla primissima infanzia; negli anni ho visto persone con il “gusto” così rovinato che non potranno mai più essere in grado di capire, né potranno essere aiutate. Questo vale anche per il repertorio, la qualità del suono, il modo di pensare e molte altre cose.

Dai giorni dei concorsi hai vinto anche numerosi altri riconoscimenti per le interpretazioni durante i concerti. Parlaci di alcuni di questi per favore.

Il successo nelle competizioni non è così importante per me, il riconoscimento da parte di veri musicisti sì. Dopo il mio recital al Conservatorio di Copenhagen nel 1979 fu scritto un fantastico articolo dalla rivista Harmonika Blood in cui veniva lodata la mia performance. Potete leggerlo nella grafica del mio CD di musica classica… Ellegaard scrisse davvero splendide parole su di me e su quanto avesse apprezzato la mia esibizione e questo fu il miglior riconoscimento perché io lo stimavo tantissimo. Capì completamente il mio stile e mi confrontò con alcuni noti musicisti classici. Che cosa ci potrebbe essere meglio di questo? Certo, mi gratifica sapere che le mie composizioni ogni anno sono presenti nei concorsi di tutto il mondo ed è una soddisfazione vedere eseguito tutto il repertorio e non solo uno dei miei pezzi. Nessuno costringe i giovani a suonare questi brani, sono proprio loro a sceglierli! La maggior parte degli studenti li suona anche molto bene. Questo è il vero riconoscimento! Naturalmente mi ha fatto piacere ricevere il “Premio composizione” in occasione della Coupe Mondiale del 2008, uno analogo a Roma nel 2011 e anche tutti gli altri ricevuti nel mio paese. In un articolo pubblicato da un magazine olandese si dice che io abbia 3 gambe: una come performer, una come compositore e un’altra come insegnante. In Italia ho ricevuto un riconoscimento dalla Pigini in qualità di Maestro Artigiano, quindi… questa è la gamba numero 4, perché il mio strumento era l’unico nel suo genere al mondo! Nel 1986 ho collegato “l’anima russa” ossia le voci, con il “corpo italiano” dello strumento utilizzando un legno fantastico, una meccanica eccezionale e così ho ottenuto una bellissima fisarmonica dal suono mai sentito prima. Poi ho inventato qualcosa per la timbrica della mano sinistra e credo di poter affermare che, rispetto a 10 anni fa, questa è completamente cambiata. Ho trovato una serie di voci armoniche magnifiche che modellano il suono, una forma speciale, con delle “finestre” sopra alle stesse e così, i bassi sciolti, iniziarono a suonare come le voci del cassotto della mano destra. Poiché le voci basse hanno un suono caldo e pastoso, il Piccolo suona doppiamente più forte. Posso fare qualsiasi combinazione dei registri in entrambe le mani e, grazie a questo accorgimento, si possono sempre sentire in maniera molto definita anche le note più acute, siano esse suonate con la mano destra o con la sinistra. Questa caratteristica è molto evidente sul mio doppio CD. Il corpo dello strumento è della Pigini, naturalmente, ma i blocchi delle voci sono state fatte da un liutaio che costruisce violini, mandolini e balalaike. Io gli ho specificato la forma e lui ha assecondato tutte le mie esigenze. Per questo motivo la mia fisarmonica suona così bene! Devo dire che l’azienda Pigini è stata molto collaborativa, ha sempre ascoltato ciò di cui avevo bisogno per produrre lo strumento che suono ormai da circa 30 anni. Non tutte le fabbriche sono in grado o anche disposte a personalizzare la fisarmonica di ogni singolo musicista e credo che al momento, nessun altra può vantare un suono migliore. Solo io riparo la mia Bayan nessuno la tocca e posso anticiparvi che ho già in testa il mio strumento del futuro. Per quanto riguarda la mano destra tutte le aziende usano accorgimenti più o meno simili, normalmente differenziati per tipologia di voci più o meno migliori, ma i metodi di costruzione sono gli stessi, invece la sinistra è una questione diversa. È sempre il punto debole di una fisarmonica. Quella che ho ora è una bassi sciolti a 3 voci con il Piccolo indipendente. Posso aggiungere l’Ottavino a qualsiasi registro, ma la cosa più importante è che non è collegato ai bassi. Così si può avere un basso profondo solo nelle note di pedale con ogni registro dei toni bassi standard, mentre si suona il piccolo nelle file dei bassi sciolti. Questo è importante nelle trascrizioni della musica per organo. In tutti gli altri strumenti se avete l’ottavino attivato nelle file dei bassi sciolti automaticamente avete anche l’ottavino nell’ottava dei bassi.. La Pigini prepara strumenti in questo modo per tutti i miei studenti. Tutti gli strumenti dovrebbero avere questa funzione.

Tu suoni in un duo anche con tua moglie e hai fatto numerosi concerti sia come solista che in formazioni di tutte le dimensioni. Ricordi delle storie divertenti, desideri condividerle con noi?

Mi ricordo di una volta, in occasione di un tour di concerti negli Stati Uniti, sono stato invitato ad una cena. Un sacco di cose da mangiare, un tavolo enorme, il classico fast food americano con le cibarie che a noi, cittadini dell’est Europa, non piacciono più di tanto. Volevano ringraziarmi per il concerto tenuto e perciò mi offrirono un posto per dormire; parlai con colui che mi aveva invitato e gli chiesi che cosa facesse per vivere. Mi disse che era un pilota dell’aviazione civile. Allora gli chiesi cosa faceva prima e lui continuò dicendomi che era stato un pilota in campo militare… Negli anni ’70 ci fu una guerra in Laos dopo il Vietnam, io ero con un gruppo di artisti russi e intrattenevamo i soldati. Ho vissuto nelle cavità della montagna con barriere di pietra come protezione contro i bombardieri americani. Pensa che suonavamo addirittura sotto i bombardamenti! Comunque il mio Kalashnikov era la mia fisarmonica! (ride). Chi avrebbe mai detto che un russo e quel pilota americano che erano in Laos l’uno contro l’altro, in una vera e propria guerra, si sarebbero incontrati di nuovo in una situazione piacevole come un concerto molti anni più tardi?

Hai composto molti brani per fisarmonica come Don Rhapsody, Your Caprices e tanti altri e oggi tutti i tuoi pezzi sono suonati nelle varie competizioni. Qual è la tua ispirazione in queste composizioni? Hai deciso di scrivere perché pensi che con la musica si possa comunicare o componi con l’intento di creare qualcosa di nuovo e stimolante per la fisarmonica?

Entrambi le ipotesi e anche di più. Ogni composizione ha la sua storia. Quando scrissi Opus No.1 Bulgarian Suite ero a Rostov e la televisione locale, Rostov TV, trasmetteva una trasmissione chiamata Our friend Bulgaria. A quel tempo i nostri paesi erano come fratelli e Rostov si era anche gemellata con la città di Plovdiv. Io, precedentemente, avevo vinto un festival proprio in Bulgaria al quale partecipavano musicisti in rappresentanza di 140 paesi e gli operatori, memori di quell’evento, mi chiesero se potevo suonare qualcosa di bulgaro per la loro trasmissione. Io non avevo niente del genere nel mio repertorio e la musica bulgara non era molto suonabile, soprattutto con la fisarmonica, c’era qualcosa per pianoforte, ma il resto era solo folklore. È nel mio carattere, come si può vedere, io se non ho uno strumento me lo creo e, in quella circostanza, non avendo della musica adeguata, me la preparai. Mi sono ricordato che proprio in occasione di quel festival avevo sentito alcune danze molto particolari e interessanti. Sono rimasto impressionato dai ritmi bulgari in 5, 7, 11, 13… in 15! (esclama). Mi chiedevo perché venissero usati tempi ritmici così stupidi! Poi li ho visti ballare e ho capito che appena si sarebbero disposti a cerchio avrebbero saltato e fu in questo momento che aggiunsi la 16° nota extra. Era l’unica ragione. Così ho cominciato a capire come suonare e dove cadevano gli accenti. In quel momento mi venne in mente una lezione di solfeggio con alcune melodie interessanti. Così ho composto qualcosa in due parti. Nella parte centrale utilizzai Sevdana una melodia ben nota di Zlatev Cherkin e fu lo stesso compositore ad autorizzarmi: fu la prima e ultima volta che utilizzai la musica da ballo, poi ovviamente feci a modo mio. Quando eseguono questo brano con la fisarmonica in Bulgaria, di solito un musicista suona la melodia con la mano destra e un altro la terza sotto. Nel mio arrangiamento io suono entrambe le parti con una mano. La prima volta che mi esibii in Bulgaria, udito ciò, tutti dissero che un Russo può suonare come un nativo musicista bulgaro (ridacchia)! In seguito nei concorsi i concorrenti bulgari suonavano spesso la mia Opus No.1 Bulgarian Suite. Altre forme di ispirazione sono state Kalina Krasnaya con il film dedicato alla memoria di V. Shukshin e ancora di più il premio Nobel per la scrittura Mikhail Sholokov con il libro And quiet flows the Don che ha influenzato il mio Don Kazak Rhapsody, ad oggi il più popolare dei miei brani. Poi decisi che se volevo essere un vero compositore avrei dovuto studiare composizione, così mi iscrissi alla Facoltà di composizione teorica. Ero dunque, allo stesso tempo, un Docente (quasi un Professore) e uno studente come compositore. Ho scritto musica corale, una sinfonia, un poema sinfonico, musica da camera e naturalmente musica per Bayan. Nello stesso periodo ho scritto la mia Sonata No.1 in cui ho cercato di “raccontare” la vita e in conflitto che era in me. Ogni sonata parla di conflitti, esprime quel malessere che il sistema provoca quando le regole sono sbagliate, quando opprime le persone e le fa diventare dei dissidenti. Avevo 37 anni e già mi sentivo una persona adulta e non più un ragazzo. Quando ero nei Paesi Baschi ho scritto Basqeriad che è anche diventato molto popolare e a seguire il mio Concerto per Bayan, orchestra da camera e percussioni chiamato Frescos. La filosofia alla base di questo brano vuole dimostrare come noi occidentali siamo cambiati psicologicamente, come persone, sotto l’influenza del Cristianesimo. Questo pezzo non è solo un brano per fisarmonica e orchestra, ma ha anche un risvolto filosofico. Quando suono cerco sempre di pensare che la mia fisarmonica sia una vera e propria orchestra. Il miglior complimento è quando qualcuno viene da me e dice: “Ho dimenticato che stavo ascoltando solo una Bayan”, oppure “Mentre ascoltavo mi sembrava di rivivere la mia vita”, questo è un grande apprezzamento. Tu tenti di dare la tua anima e la gente reagisce. È divertente! Ho scritto tante rapsodie diverse; quando ero in Ucraina – ho scritto Ukrainian Rhapsody, in Bielorussia – ho scritto Byelorussian Rhapsody, in Lituania – ho scritto Lithuanian Rhapsody, in Estonia… la gente le ascolta con piacere! È stato uno stimolo per me, in tutti i paesi, in Europa, in Asia, in America… l’unico posto in cui non ho ancora suonato è l’Antartide! In Cina sono stato almeno 20 volte, spesso ospite del Conservatorio di Shanghai dove annualmente tengo dei corsi per gli studenti cinesi. Il mio modo di suonare e la qualità delle mie esibizioni tra la prima volta nel 1992/93 ed oggi… non si possono neanche confrontare. Con la mia influenza e il mio aiuto i miei studenti, come ad esempio Sokolov che aveva già vinto il concorso a Klingenthal hanno davvero migliorato. Ogni anno ho due o tre aspiranti fisarmonicisti provenienti dalla Cina. In passato ho anche ricevuto il Premio Paolo Soprani in virtù della mia attività didattica con i giovani, nonché per le mie esibizioni e composizioni.

La seconda parte dell’intervista sarà pubblicata la prossima settimana…

Autore: Romano Viazzani

Romano Viazzani ha scritto 44 articoli.

Fisarmonicista, compositore e didatta londinese. Spazia dal teatro al palcoscenico concertistico con diverse formazioni: dalle orchestre sinfoniche e cameristiche ai gruppi Jazz.

Questo post è disponibile anche in: Inglese



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